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lunedì 25 febbraio 2013

Disponibile l'ebook con le vostre testimonianze su Madrid

Molti di voi probabilmente ricorderanno che lo scorso marzo vi segnalammo un'iniziativa proposta dalla pagina ufficiale della GMG spagnola, chiamata "Condividi la tua esperienza in Spagna", in cui vi invitavamo a pubblicare una testimonianza sulla GMG di Madrid.
Ebbene, oggi vi informo che è disponibile a questa pagina, l'ebook gratuito con 70 testimonianze (in lingua originale e in spagnolo) e una breve galleria fotografica.
L'ebook è scaricabile nei formati PDF, EPUB e MOVI.
Buona lettura

lunedì 24 dicembre 2012

Maria, donna obbediente

Siamo quasi al termine dei nostri racconti, che ci hanno accompagnato per tutto dicembre. Anche oggi però ve ne doniamo uno, scritto da Don Tonino Bello, intitolato "Maria, donna obbediente":

"Si sente spesso parlare di obbedienza cieca. Mai di obbedienza sorda. Sapete perché? 
Per spiegarvelo devo ricorrere all'etimologia, che, qualche volta, può dare una mano d'aiuto anche all'ascetica. 
Obbedire deriva dal latino "ob-audire". Che significa: ascoltare stando di fronte. 
Quando ho scoperto questa origine del vocabolo, anch'io mi sono progressivamente liberato dal falso concetto di obbedienza intesa come passivo azzeramento della mia volontà, e ho capito che essa non ha alcuna rassomiglianza, neppure alla lontana, col supino atteggiamento dei rinunciatari. 
Chi ubbidisce non annulla la sua libertà, ma la esalta. 
Non mortifica i suoi talenti, ma li traffica nella logica della domanda e dell'offerta. 
Non si avvilisce all'umiliante ruolo dell'automa, ma mette in moto i meccanismi più profondi dell'ascolto e del dialogo. 
C'è una splendida frase che fino a qualche tempo fa si pensava fosse un ritrovato degli anni della contestazione: "obbedire in piedi". Sembra una frase sospetta, da prendere, comunque, con le molle. Invece è la scoperta dell'autentica natura dell'obbedienza, la cui dinamica suppone uno che parli e l'altro che risponda. Uno che faccia la proposta con rispetto, e l'altro che vi aderisca con amore. Uno che additi un progetto senza ombra di violenza, e l'altro che con gioia ne interiorizzi l'indicazione. 
In effetti, si può obbedire solo stando in piedi. In ginocchio si soggiace, non si obbedisce. Si soccombe, non si ama. Ci si rassegna, non si collabora. 
Teresa, per esempio, che è costretta a dire sì a tutte le voglie del marito e non può uscire mai di casa perché lui è geloso, e la sera, quando torna ubriaco e i figli piangono, lei si prende un sacco di botte senza reagire, è una donna repressa, non è una donna obbediente. Il Signore un giorno certamente la compenserà: ma non per la sua virtù, bensì per i patimenti sofferti. 
L'obbedienza, insomma, non è inghiottire un sopruso, ma è fare un'esperienza di libertà. 
Non è silenzio di fronte alle vessazioni, ma è accoglimento gaudioso di un piano superiore. 
Non è il gesto dimissionario di chi rimane solo con i suoi rimpianti, ma una risposta d'amore che richiede per altro, in chi fa la domanda, signorilità più che signoria. 
Chi obbedisce non smette di volere, ma si identifica a tal punto con la persona a cui vuol bene, che fa combaciare, con la sua, la propria volontà. 
Ecco l'analisi logica e grammaticale dell'obbedienza di Maria. 
Questa splendida creatura non si è lasciata espropriare della sua libertà neppure dal Creatore. Ma dicendo "Sì", si è abbandonata a lui liberamente ed è entrata nell'orbita della storia della salvezza con tale coscienza responsabile che l'angelo Gabriele ha fatto ritorno in cielo, recando al Signore un annuncio non meno gioioso di quello che aveva portato sulla terra nel viaggio di andata. 
Forse non sarebbe sbagliato intitolare il primo capitolo di Luca come l'annuncio dell'angelo al Signore, più che l'annuncio dell'angelo a Maria"

domenica 23 dicembre 2012

Non temete!

Una riflessione oggi, di fonte non specificata, e intitolata "Non temete!" è quanto vogliamo donarvi:

"Mio Dio, da tanto tempo io cercavo il tuo volto e mi chiedevo a chi potessi rassomigliare. 
E ora sono contento di scoprire questo bambino neonato coricato sulla paglia di una mangiatoia. 
Eccolo, dunque, il tuo volto! 
Sei tu questo neonato? ma allora assomigli a tutti i bambini del mondo perché non ci sono differenze tra te e loro. 
Quanto è strana la vita! 
Prima ero io che avevo paura di te, che mi sentivo sempre in colpa; ed ora sei tu quello che non bisogna spaventare. 
Prima mi aspettavo che tu ti chinassi su dme per tirarmi fuori dai mieisentieri cattivi ed ora sono io che mi curvo su di te, come ci si curva su un bambino appena nato. 
Mio Dio, pensavo che tu fossi uno spauracchio e invece sei un bambino piccolo piccolo
Là sulla paglia, in questa notte d'inverno, ho perso la paura ed ho ritrovato l'amore."

venerdì 21 dicembre 2012

Buon Natale amico mio

Anche oggi vi doniamo una riflessione di Don Tonino Bello, intitolata "Buon Natale amico mio":

"Buon Natale, amico mio: non avere paura. 
La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese. 
E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. 
Non avere paura, amico mio. 
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. 
Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te."

giovedì 13 dicembre 2012

Natale

Seguiamo un filo rosso con il post di ieri. Anche oggi infatti vi doniamo una riflessione che può esser letta come poesia, intitolata Natale, scritta però da Papa Giovanni XXIII:

"Il Signore è ormai vicino.
Che cosa c'è, nell'anno, di più soave, bello, gaudioso?
Tutto ci viene da quel Bambino, che la Madre sua dà a ognuno di noi e presenta al mondo intero
Dopo duemila anni sempre mirabile, vividissima, torna cara la sua immagine, piena di fascino e attrattiva
Il Natale è la gioia delle nostre case, ed esso la suscita anche là dove si piange; dove esistono preoccupazioni e tristezze.
Basta quella visione per dare balsamo ai cuori più tormentati e suscitare tenerezza, sollievo, ogni slancio di bontà e generosità."

sabato 10 marzo 2012

Condividi la tua esperienza in Spagna

Vi segnaliamo la seguente iniziativa promossa dalla pagina ufficiale della GMG spagnola:



"Sono passati alcuni mesi dalla GMG di Madrid11 e avrete sicuramente riflettuto su ciò che avete vissuto. Abbiamo quindi creato un blog dove potrete condividere con altri giovani del mondo la vostra esperienza! Entrate inwww.shareyourexperiencewyd.com e raccontateci cosa vi è rimasto più impresso di questo fantastico pellegrinaggio. Questa estate verrà pubblicato un libro con tutte le testimonianze raccolte...avete tempo fino al 30 Aprile 2012...affrettatevi!!!"
Che dire quindi??? Buon lavoro

domenica 4 marzo 2012

Questi è il mio figlio prediletto. Ascoltatelo!

Inizio oggi una nuova rubrica, che ci accompagnerà per i prossimi sabati nel periodo quaresimale, in cui metterò delle riflessioni sulle varie domeniche quaresimali tratte dal libretto "Cristo, mia Speranza, è risorto!" edito lo scorso anno dalla casa editrice San Paolo e scritto da Don Giuseppe Turani (che ringrazio pubblicamente per la cortesia e per l'autorizzazione all'uso del suo libricino)

Annunciare

La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor è il segno del compimento del destino dell'uomo. Per gli apostoli presenti alla trasfigurazione l'essenziale non è tanto l'aver visto Cristo nella gloria, quanto l'aver udito dal Padre questo invito: "Ascoltatelo!"
Solo nell'ascolto si può affermare con Paolo: "per me vivere è Cristo!".
Questo è il messaggio della trasfigurazione: ascoltare Cristo, per essere come Lui. L'ascolto caratterizza l'esperienza del credente, perché il Signore parla e si fa conoscere attraverso la luce della parola
[...] Senza la Parola, l'esperienza dei credenti a cosa si riduce? Al ripetersi di un rito, che non riesce a iscriversi nel circuito della vita quotidiana. [...] La Parola accompagna il ritmo dell'esistenza e le stagioni della vita [...] Non mancano anche oggi persone che si lasciano folgorare dalla Parola di Dio dimostrando ciò che lo Spirito è in grado di fare in chi si apre seriamente all'ascolto e all'amore

Celebrare


La celebrazione dell'Eucarestia è composta dalla mensa della Parola e dalla mensa eucaristica, ma la presenza è unica: Gesù Cristo.
Il momento privilegiato dell'ascolto è la liturgia della parola. Si tratta di un momento in cui ci si pone di fronte a una presenza: si ascolta e si riceve come Parola dello stesso Dio la Parola che viene proclamata. La Costituzione Sacrosanctum Concilium attesta che egli "è presente nella sua Parola, giacchè è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura". [...]
Quali effetti produce la Parola? Per rispondere a tale interrogativo ci lasciamo aiutare da un'immagine che mette in evidenza il "circolo" della parola: essa discende, feconda, risale.
Discende: si apre una comunicazione tra Dio e il suo popolo. La parola esce "dalla bocca di Dio" e discende per raggiungere le nostre orecchie; noi le ascoltiamo e ne assimiliamo il significato: non si tratta di semplici suoni, ma di parole articolate in un linguaggio che comprendiamo
Feconda: la Parola viene deposta in noi, ci raggiunge nel cuore [...] provocando un movimento. Non si tratta di comprenderla in senso concettuale, ma di essere "toccati", provocati allo stupore, all'abbandono, alla lotta interiore e alla resistenza per la chiamata a un cambiamento di vita.
Risale: la Parola ascoltata, una volta entrata nel cuore, non si ferma: c'è anche una risalita, sia attraverso la nostra bocca che risponde, sia attraverso tutto il nostro essere che è portato ad agire in modo nuovo.
[...] La Chiesa è un popolo in ascolto di Dio che parla. In tal senso, durante la celebrazione, va in tutto favorito un atteggiamento personale di ascolto, fatto di apertura del cuore e di apertura agli altri. [...] L'ascolto non è un atto passivo, ma operativo e fecondo. La Parola di Dio accolta come un seme è destinata a crescere e a produrre molto frutto

Testimoniare


“Accompagnato da mons. Hesayne, sono andato a visitare una città simile alla nostra Cortina d’Ampezzo: si chiama Bariloche. C’è la Bariloche bene, con i grandi palazzi dei grossissimi proprietari terrieri dell’Argentina, di tutti i ras che vanno lì. E c’è la Bariloche povera, dei quartieri squallidi: in questa sono andato con due sacerdoti. E’ una cosa incredibile: quanta miseria, quanta povertà ho toccato con mano! Bambini cileni, boliviani, famiglie distrutte…
Faceva freddo, era il mese di ottobre (che là corrisponde al nostro mese di marzo) e si vedevano le montagne innevate, lo ricordo bene. Nel fango c’erano bambini a piedi scalzi, rossi per il freddo, che facevano volare i loro aquiloni. Era un tramonto limpidissimo.
Ho “catturato” un bambino con alcune caramelle e gli ho chiesto: “Dove abiti?”. Mi ha condotto in una stamberga fatta di lamiere contorte. 
Sono entrato: c’era una donna con un bambino in braccio, sudamericana, gli occhi profondissimi; aveva trentadue anni ma ne dimostrava cinquanta e aveva dodici figli. Nella casupola fatta di lamiere non c’era nulla, solo un caminetto acceso, un televisore spento e un tavolino. Ho capito che, la notte, quello diventava il loro dormitorio; forse dormivano uno sull’altro.
In quella miseria così squallida ho visto sul tavolo un libro in spagnolo: Il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Ho guardato quella donna e le ho detto: “Voi leggete il Vangelo?” 
Con un sorriso che non dimenticherò mai, mi ha risposto: “Unico consuelo por nuestra pobreza” (ricordo bene queste parole, non so se le dico bene, in spagnolo): “Il Vangelo è l’unica consolazione, l’unico sostegno per la nostra povertà”.
Quando sono uscito, i bambini continuavano a far volare i loro aquiloni: a me sembrava che avessero ritagliato gli aquiloni sulle pagine del Vangelo, per annunciare alla Bariloche dei ricchi il Vangelo della liberazione”.




Tonino Bello