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giovedì 20 dicembre 2012

Il dono del Signore

Oggi una poesia, di D.Doni, intolata "Il dono del Signore":

"Ti è passato accanto il Signore 
e non hai aperta la porta 
della tua casa. 

Le luci di tutti gli smeraldi, 
i nitidi occhi delle stelle piú pure, 
l'alito della vita che spira 
tra selve d'uomini e di foglie 
sono povere cose nel nulla 
di fronte al dono che il Signore 
voleva recarti, quando, 
forte di un silenzio d'amore, 
ha sostato davanti alla soglia 
della tua casa."

domenica 16 dicembre 2012

E' Natale

Vi proponiamo una nuova poesia di Madre Teresa di Calcutta oggi, intitolata "E' Natale":

"E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri."

sabato 15 dicembre 2012

Non abbiamo spaventato Dio

Vediamo oggi una poesia di Luca Peyron intitolata "Non abbiamo spaventato Dio":

"Silenzio. 
Attesa. 
Sì: non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante le nostre guerre, le nostre urla, i nostri schiamazzi inutili non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante gli sprechi, gli scandali e la tecnocrazia non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante la fame, l'ignoranza, l'inadeguatezza della nostra povera umanità non abbiamo spaventato Dio. 
Silenzio. 
Attesa. 
Ma ne sei sicuro? 
Sì: nonostante l'uomo si sia abituato a tutto, perfino a se stesso, non abbiamo spaventato Dio. 
Ancora una volta si apre la notte del tempo, ancora una volta Lui non rinuncia a farsi piccolo, a spezzarsi per poterci accompagnare, di nuovo, su quei frantumati sentieri che abbiamo minato, su cui ci smarriamo, su quei sentieri che in salita, a fatica, percorriamo. 
Silenzio. 
Attesa. 
Grazie, Signore, per essere quella unità che tanto ci manca, anche quest'anno. 
Con tutto il cuore, che la carezza dell'eterno sorrida al tuo tempo."

venerdì 14 dicembre 2012

Bambino Gesù, asciuga ogni lacrima

Anche oggi vi vogliamo donare una poesia, scritta in questo caso dal defunto Giovanni Paolo II, intitolata "Bambino Gesù, asciuga ogni lacrima":

"Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli!
Accarezza il malato e l’anziano!
Spingi gli uomini
a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli,
misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri
creati dalla miseria
e dalla disoccupazione,
dall’ignoranza
e dall’indifferenza,
dalla discriminazione e dall’intolleranza.
Sei tu,
Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi,
liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l’umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace,
dono di pace
per l’intera umanità, vieni a vivere
nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace
e la nostra gioia!"

giovedì 13 dicembre 2012

Natale

Seguiamo un filo rosso con il post di ieri. Anche oggi infatti vi doniamo una riflessione che può esser letta come poesia, intitolata Natale, scritta però da Papa Giovanni XXIII:

"Il Signore è ormai vicino.
Che cosa c'è, nell'anno, di più soave, bello, gaudioso?
Tutto ci viene da quel Bambino, che la Madre sua dà a ognuno di noi e presenta al mondo intero
Dopo duemila anni sempre mirabile, vividissima, torna cara la sua immagine, piena di fascino e attrattiva
Il Natale è la gioia delle nostre case, ed esso la suscita anche là dove si piange; dove esistono preoccupazioni e tristezze.
Basta quella visione per dare balsamo ai cuori più tormentati e suscitare tenerezza, sollievo, ogni slancio di bontà e generosità."

martedì 11 dicembre 2012

Succede

Oggi vi regaliamo una poesia, scritta da Alessandro Pronzato, intitolata "Succede":

"La vita è così... Sono cose che capitano. Succede... 
Sì. 
Succede che io stia bene e quell'altro languisce in un sanatorio. Succede che io rischi l'indigestione e l'indiano muore di fame. 
Succede che io tenga il mio bravo conto in banca e il vicino di casa vada a impegnare una coperta al Monte di Pietà. 
Succede che io mi preoccupi per scegliere la villeggiatura e la famiglia di fronte si disperi per il pagamento dell'affitto (due camere in otto). 
Succede che io vada in ufficio con l'utilitaria - è più maneggevole della coupé – e lo scaricatore si presenti alle 6 di mattino sulla banchina del porto a vedere se qualcuno ha bisogno delle sue braccia. 
Succede che i miei figli ricevano per Natale dei doni favolosi e quella bambina sarda scriva: "Caro Gesù Bambino, vorrei una mela...". 
Succede. 
Succede che io sia un buon cristiano e quegli altri no. 
Succede che io faccia l'elemosina e quegli altri la ricevano. 
Succede che io abbia (o mi illuda di avere) Cristo senza la Croce, e quegli altri la croce senza il Cristo. 
Succede. 
Il gioco della vita è bizzarro. "A chi tocca tocca" (purché tocchi sempre agli altri). 
Ma ho già i miei fastidi, io! Perché occuparmi di quelli degli altri? 
Che c'entro io? 
C'entri, eccome! Dal momento che c'entra anche Dio. 
Ecco, ora mi sembra sia possibile rispondere a una semplicissima domanda del catechismo: "Dov'è Dio?". 
"Dio è all'altro capo della croce". 
La mia croce. Proprio questa. E anche quella dell'altro. 
Dovunque ci sia una croce, non c'è che da afferrarla con le mie mani. Da un lato qualsiasi. Dall'altro c'è sempre Lui. 
D'ora in poi so dove trovarlo."

sabato 8 dicembre 2012

Cari uomini... lettera da Gesù bambino

Il racconto di oggi può essere visto anche come una poesia. Purtroppo non siamo riusciti a scoprirne l'autore, vi possiamo però dire che il testo si intitola "Cari uomini... lettera da Gesù bambino":

"Cari uomini, beh! Non state a sgranare gli occhi. 
Sono io, e non è proprio il caso di fare tante storie. 
Siete cosi abituati a tenermi imprigionato nei vostri schemi e, fra poco, nei vostri presepi, che non vi rendete conto che sono diverso dai vostri schemi, che non sono un bambino di gesso, innocuo, ma sono in carne ed ossa, capace di parlare, o addirittura, come in questo caso, di strillare. 
Ho deciso di invertire le parti. 
Siete sempre voi a domandarmi qualcosa, e visto che si avvicina il Natale, sarete voi a scrivermi delle lettere. La lettera questa volta, se non vi dispiace, la scrivo io. E, a scanso di equivoci, vi anticipo che non sarà affatto una letterina gentile. 
Ho ascoltato milioni e milioni di vostre richieste, ho letto milioni e milioni di vostre lettere. Per una volta, almeno, voglio essere io a dirvi qualcosa, a esprimere desideri, a formulare precise richieste. 

E pretendo naturalmente la vostra attenzione. 

Pochi di voi, a quanto mi risulta, e credo di essere ben informato, si sono preoccupati di sapere quali sono i miei progetti su di loro, se lo hanno fatto, lo hanno fatto un po' per retorica; pochi si sono preoccupati di sapere quale speranza ho nutrito e nutro, facendomi uomo, venendo ad abitare in mezzo a voi; pochi si sono preoccupati di sapere se il mio "sogno" realizzabile; sì confessatelo, piuttosto avete pensato che sono sogni, che sono "cose" campate in aria. 
Vi devo dire che siete molto abili a "trasformare", ma con quella trasformazione che mi esclude. Volete un esempio?! 
lo sono nato per portare la salvezza, sono nato per portare la speranza, sono nato in povertà. E voi la salvezza, la speranza, la povertà le avete "trasformate" in una faccenda dove io sono stato messo da parte, in feste dove io non c'entro e con me non entra la speranza, la salvezza, la povertà, il "sogno" che Dio mio Padre ha per voi uomini. 

Non è attraverso l'uso del mio nome che si realizza il "sogno" di Dio per voi, non attraverso i bei canti, i "formalismi", i "bei discorsi" attraverso le cose sporadiche, che la speranza del Dio-con-noi si vive e si realizza. 

E cosi, cari uomini, la storia si ripete. Ed è sempre la triste storia che mi fa trovare porte chiuse. Quando sono venuto in mezzo a voi per condividere la vostra situazione, per partecipare alle vostre vicende, per essere insomma uno di voi, per me non c'era posto nelle vostre abitazioni, perché erano già piene. 
Allora come oggi, dopo duemila anni, devo constatare che non c'è posto per me nel vostro cuore: è già pieno di altri affetti, è occupato da molti idoli, è distratto dai molteplici impegni; e ciò che più mi dispiace è che non c'è posto nemmeno là dove si pronuncia con frequenza e disinvoltura il mio nome. 
La mia presenza è gradita, a patto che venga circoscritta, limitata nel tempo e nello spazio, relegata ad alcuni istanti, soprattutto neutralizzata nei suoi elementi più impegnativi. 
Non sono venuto sulla terra come occasione per la vostra vanità, superficialità, gusto del chiasso; o soprattutto, visto che si avvicina il Natale, perché vi poteste "abbuffare", oppure vi sentite, almeno una volta l'anno, buoni e generosi, non era proprio il caso che mi scomodassi per così poco, non vi pare?... 

Sia ben chiaro: O mi accettate come Protagonista e quindi subordinate tutto il resto al mio "sogno", oppure vi diffido formalmente dall'usare ancora il mio nome. Sulla terra ci sono venuto e ci vengo, ci rimango volentieri. In mezzo a voi mi ci trovo benissimo, sono uno dei vostri ormai. Desidero camminare con voi, condividere pene e gioie, portare pesi, successi e fallimenti. L'unica cosa che non ammetto è di diventare pretesto per un gioco di vanità che finirebbe per lasciarvi ancora più soli, più poveri, più insoddisfatti, più disperati. 

Quindi d'ora innanzi sapete a quali condizioni potete contare su di me. Vi ho parlato con chiarezza, forse vi ho ferito. Ma dopo, ne sono sicuro, le cose andranno molto meglio, con comune soddisfazione. E non si ripeteranno certi equivoci... 

Comunque statene certi: per un "sogno" vero e autentico, per un "sogno" di porte e cuori spalancati, per un "sogno" di pace, per un "sogno" che frantumi le barriere, per un "sogno" di gioia, desiderato e costruito da tutti gli uomini di buona volontà, per un "sogno" di perdono per individui che si riconoscono peccatori, per un "sogno" di salvezza, per un "sogno" di speranza, 
è sempre disponibile il vostro 
Gesù Bambino"

venerdì 7 dicembre 2012

La porta del Natale

Anche oggi vi vogliamo proporre una poesia, scritta da Klaus Hemmerle, dal titolo "La porta del Natale":

"Vorrei che ognuno di noi avesse quattro chiavi. 

Una chiave per la porta che dà sul retro: 
il Signore viene, 
dove e come non lo sappiamo. 
Viene in coloro 
che non ardiscono accostarsi alla grande porta maestra. 

Una chiave per la porta che dà verso l'interno: 
il Signore ci è più intimo del più profondo dell'anima nostra. 
Da lì egli entra nella casa della nostra vita. 

Una chiave per la porta di comunicazione 
che è stata murata, ricoperta con l'intonaco, 
quella che dà su ciò che ci sta accanto: 
in coloro che ci sono più prossimi, 
che sono anche coloro che più ci sono estranei, 
il Signore bussa alla nostra porta. 

Una chiave per la porta principale, il portale: 
su quella soglia Gesù, con Maria e Giuseppe 
furono respinti. 
Non esitiamo a lasciarlo decisamente 
entrare nella nostra vita, nel nostro mondo! 
Sapremo essere, oggi, la sua Betlemme?"

giovedì 6 dicembre 2012

Perché sono nato, dice Dio

Dopo tanti racconti oggi vi proponiamo una poesia, scritta da Lambert Noben, intitolata "Perché sono nato, dice Dio":

"Sono nato nudo, dice Dio
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte
perché tu creda che posso illuminare
qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio
perché tu non abbia mai a vergognarti
di essere te stesso.
Sono nato uomo
perché tu possa essere "dio".
Sono nato perseguitato
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio
per portare tutti alla casa del Padre."