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sabato 5 gennaio 2013

E' necessario correre dei rischi

Visto il grande successo, a grande richiesta, vogliamo rendere fissa la rubrica dei racconti che abbiamo inaugurato lo scorso mese sotto Natale. A differenza di quanto fatto a dicembre, però, i racconti avranno cadenza mensile e non giornaliera. Cominciamo oggi, come facemmo lo scorso mese, con un racconto di Paulo Coelho, tratto dal libro "sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduto e ho pianto" (ed. Bompiani), che potrebbe essere intitolato "E' necessario correre dei rischi". Buona lettura:

""E' necessario correre dei rischi," diceva lui. "Riusciamo a comprendere il miracolo della vita solo quando lasciamo che l'inatteso accada.
Tutti i giorni, con il sole Dio ci concede un momento in cui è possibile cambiare ciò che ci rende infelici. Tutti i giorni fingiamo di non percepire questo momento, ci diciamo che non esiste, che l'oggi è uguale a ieri e identico al domani. Ma chi presta attenzione al proprio giorno, scopre l'istante magico:un istante che può nascondersi nel momento in cui, la mattina, infiliamo la chiave nella toppa, nell'istante di silenzio subito dopo la cena, nelle mille e una cosa che ci sembrano uguali. Questo momento esiste: un momento in cui tutta la forza delle stelle ci pervade e ci consente di fare miracoli.
A volte la felicità è una benedizione, ma generalmente è una conquista. L'istante magico del giorno ci aiuta a cambiare, ci spinge ad andare in cerca dei nostri sogni. Soffriremo, affronteremo momenti difficili, ricaveremo molte disillusioni: ma tutto è transitorio e non lascia alcun segno. E, nel futuro, potremo guardare indietro con orgoglio e fede.
Meschino colui che ha avuto paura di correre rischi. Perché forse non sarà mai deluso, non avrà disillusioni, né soffrirà come coloro che hanno un sogno da perseguire. Ma quando quell'uomo guarderà dietro di sé, perché capita sempre di guardare indietro, sentirà il proprio cuore dire: "Che cosa ne hai fatto dei miracoli di cui Dio ha disseminato i tuoi giorni? Come hai impiegato le doti che il tuo Maestro ti ha affidato? Le hai sotterrate in una fossa profonda, perché avevi paura di perderle. Allora la tua eredità è questa: la certezza di aver sprecato la tua vita."
Meschino colui che sente queste parole. Allora crederà ai miracoli, ma gli istanti magici della vita saranno ormai passati"."

martedì 25 dicembre 2012

Il male vuole che il bene sia fatto

Concludiamo la nostra "rassegna" di racconti come la aprimmo, ovvero con un breve racconto di Paulo Coelho, tratto dal libro "sono come il fiume che scorre" (Ed. Bompiani) e intitolato "Il male vuole che il bene sia fatto":

"Il poeta persiano Rumi narra che, un giorno, Muawiya, il primo califfo della stirpe degli Omayyadi, mentre stava dormendo nel suo palazzo, fu svegliato da uno strano individuo.
"Chi sei?" gli domandò.
"Sono Lucifero" fu la risposta.
"E che cosa vuoi, qui?"
"È già l'ora della preghiera, e tu stai ancora dormendo."
Muawiya rimase stupito. Perché il Principe delle Tenebre - colui che sempre brama l'anima degli uomini di poca fede - cercava di aiutarlo a compiere un dovere religioso?
Ma Lucifero spiegò:
"Ricorda che io sono stato creato come un angelo della luce. Nonostante ciò che mi è accaduto nel corso dell'esistenza, non posso dimenticare la mia origine. Un uomo può recarsi a Roma o a Gerusalemme, ma porta sempre nel cuore i valori della sua patria: la medesima cosa vale per me. Io amo ancora il Creatore, che mi ha nutrito nella gioventù e mi ha insegnato il Bene. Non mi ribellai contro di Lui, perché non lo amavo: anzi, al contrario, lo amavo così tanto che fui pervaso dalla gelosia quando creò Adamo. In quel momento, volli sfidare il Signore - e fu la mia rovina. Comunque, ricordo ancora le parole di benedizione che mi furono riservate un giorno, e forse agendo in modo buono ed equo potrei far ritorno in Paradiso."
Muawiya rispose:
"Mi è impossibile credere a ciò che dici. Tu sei responsabile della distruzione di molte persone sulla faccia della terra."
"Devi crederci, invece," insistette Lucifero. "Solo Dio può creare e distruggere, perché è l'Onnipotente. Allorché creò l'uomo, fra gli attributi della vita, Egli introdusse il desiderio, la vendetta, la compassione e la paura. Di conseguenza, quando scorgi intorno a te il Male, non devi incolpare me: io sono soltanto lo specchio per le cose brutte che accadono."
Rendendosi conto che c'era qualcosa di strano e sbagliato in quella faccenda, Muawiya pregò con grande fervore, affinché Dio lo illuminasse. Trascorse l'intera notte conversando e discutendo con Lucifero ma, nonostante le brillanti argomentazioni del suo interlocutore, non si lasciò convincere.
Quando stava per albeggiare, finalmente Lucifero cedette, spiegando:
"Va bene, hai ragione tu. Ieri pomeriggio, quando sono venuto a svegliarti per non farti perdere la preghiera, non avevo certo l'intenzione di avvicinarti alla Luce Divina. Sapevo perfettamente che, se tu avessi trasgredito quel tuo dovere,saresti stato assalito da una tristezza profonda e, nei giorni successivi, avresti pregato con il doppio della fede, invocando il perdono per aver dimenticato di onorare il sacro precetto. Agli occhi di Dio, ciascuna di quelle preghiere recitate con amore e pentimento vale duecento orazioni mormorate in maniera automatica e ordinaria. Alla fine, saresti stato più puro e più ispirato, Dio ti avrebbe amato di più e io sarei stato ancora più lontano dalla tua anima."
Lucifero scomparve. Subito dopo, nella stanza si materializzò un angelo di luce:
"Non dimenticare mai la lezione di oggi," disse a Muawiya. "Talvolta il Male assume le sembianze di un emissario del Bene, ma la sua intenzione recondita resta quella di provocare un'enorme distruzione."
Quel giorno - e nelle giornate successive -, Muawiya pregò con pentimento, compassione e fede. Le sue preghiere furono udite mille volte da Dio"

lunedì 24 dicembre 2012

Maria, donna obbediente

Siamo quasi al termine dei nostri racconti, che ci hanno accompagnato per tutto dicembre. Anche oggi però ve ne doniamo uno, scritto da Don Tonino Bello, intitolato "Maria, donna obbediente":

"Si sente spesso parlare di obbedienza cieca. Mai di obbedienza sorda. Sapete perché? 
Per spiegarvelo devo ricorrere all'etimologia, che, qualche volta, può dare una mano d'aiuto anche all'ascetica. 
Obbedire deriva dal latino "ob-audire". Che significa: ascoltare stando di fronte. 
Quando ho scoperto questa origine del vocabolo, anch'io mi sono progressivamente liberato dal falso concetto di obbedienza intesa come passivo azzeramento della mia volontà, e ho capito che essa non ha alcuna rassomiglianza, neppure alla lontana, col supino atteggiamento dei rinunciatari. 
Chi ubbidisce non annulla la sua libertà, ma la esalta. 
Non mortifica i suoi talenti, ma li traffica nella logica della domanda e dell'offerta. 
Non si avvilisce all'umiliante ruolo dell'automa, ma mette in moto i meccanismi più profondi dell'ascolto e del dialogo. 
C'è una splendida frase che fino a qualche tempo fa si pensava fosse un ritrovato degli anni della contestazione: "obbedire in piedi". Sembra una frase sospetta, da prendere, comunque, con le molle. Invece è la scoperta dell'autentica natura dell'obbedienza, la cui dinamica suppone uno che parli e l'altro che risponda. Uno che faccia la proposta con rispetto, e l'altro che vi aderisca con amore. Uno che additi un progetto senza ombra di violenza, e l'altro che con gioia ne interiorizzi l'indicazione. 
In effetti, si può obbedire solo stando in piedi. In ginocchio si soggiace, non si obbedisce. Si soccombe, non si ama. Ci si rassegna, non si collabora. 
Teresa, per esempio, che è costretta a dire sì a tutte le voglie del marito e non può uscire mai di casa perché lui è geloso, e la sera, quando torna ubriaco e i figli piangono, lei si prende un sacco di botte senza reagire, è una donna repressa, non è una donna obbediente. Il Signore un giorno certamente la compenserà: ma non per la sua virtù, bensì per i patimenti sofferti. 
L'obbedienza, insomma, non è inghiottire un sopruso, ma è fare un'esperienza di libertà. 
Non è silenzio di fronte alle vessazioni, ma è accoglimento gaudioso di un piano superiore. 
Non è il gesto dimissionario di chi rimane solo con i suoi rimpianti, ma una risposta d'amore che richiede per altro, in chi fa la domanda, signorilità più che signoria. 
Chi obbedisce non smette di volere, ma si identifica a tal punto con la persona a cui vuol bene, che fa combaciare, con la sua, la propria volontà. 
Ecco l'analisi logica e grammaticale dell'obbedienza di Maria. 
Questa splendida creatura non si è lasciata espropriare della sua libertà neppure dal Creatore. Ma dicendo "Sì", si è abbandonata a lui liberamente ed è entrata nell'orbita della storia della salvezza con tale coscienza responsabile che l'angelo Gabriele ha fatto ritorno in cielo, recando al Signore un annuncio non meno gioioso di quello che aveva portato sulla terra nel viaggio di andata. 
Forse non sarebbe sbagliato intitolare il primo capitolo di Luca come l'annuncio dell'angelo al Signore, più che l'annuncio dell'angelo a Maria"

domenica 23 dicembre 2012

Non temete!

Una riflessione oggi, di fonte non specificata, e intitolata "Non temete!" è quanto vogliamo donarvi:

"Mio Dio, da tanto tempo io cercavo il tuo volto e mi chiedevo a chi potessi rassomigliare. 
E ora sono contento di scoprire questo bambino neonato coricato sulla paglia di una mangiatoia. 
Eccolo, dunque, il tuo volto! 
Sei tu questo neonato? ma allora assomigli a tutti i bambini del mondo perché non ci sono differenze tra te e loro. 
Quanto è strana la vita! 
Prima ero io che avevo paura di te, che mi sentivo sempre in colpa; ed ora sei tu quello che non bisogna spaventare. 
Prima mi aspettavo che tu ti chinassi su di me per tirarmi fuori dai mieisentieri cattivi ed ora sono io che mi curvo su di te, come ci si curva su un bambino appena nato. 
Mio Dio, pensavo che tu fossi uno spauracchio e invece sei un bambino piccolo piccolo. 
Là sulla paglia, in questa notte d'inverno, ho perso la paura ed ho ritrovato l'amore."

sabato 22 dicembre 2012

E Giuseppe raccontò

Vi doniamo oggi un racconto, intitolato "E Giuseppe Raccontò", scritto da Franco Signoracci e rintracciabile nel libro "la notte più bella", edizioni Paoline:

"Ricordo bene quella notte, quando l'angelo entrò nel mio sogno. 
Era l'ora più buia, quando il giorno trascorso è già dimenticato e l'alba nuova è ancora lontana. Io dormivo profondamente e nei miei sogni c'erano tante storie: immagini strane si mischiavano e si inseguivano tra di loro, come spesso accade. Poi, ad un tratto, anche nei miei sogni ci fu silenzio e buio, e apparve un puntino luminoso che diventava sempre più grande, come la lampada di una barca quando si avvicina di notte alla riva. 
Capii subito che quello non era un sogno come gli altri: quella luce era un angelo! 
E l'angelo parlò. 
E mi raccontò di Maria, del bambino, delle difficoltà che avremmo incontrato: "Non temere", mi disse, "starò sempre con voi!". 
Mi svegliai di colpo: non ero spaventato, ma quella apparizione mi aveva turbato. Sentivo caldo nel chiuso della mia stanza; dovevo uscire a prendere aria, a pensare un poco a quelle parole. Infilai i sandali e andai a sedermi su di un sasso, poco lontano dalla casa, in una posizione elevata. 
Sotto di me c'era tutto il paese addormentato. Sopra di me il cielo stellato e la luna, che tramontava all'orizzonte. 
Pensavo di essere solo, poi mi accorsi che non lontano da me c'era un gregge di pecore, custodito da due pastori: i due uomini vegliavano accanto alle braci di un fuoco quasi spento. Poi, tra le case del paese, si aprirono alcune porte e vidi uomini uscire in silenzio: erano i pescatori, che partivano a notte fonda per andare al lago di Tiberiade. Vidi anche un altro uomo uscire dal villaggio, conduceva due asini che avevano anfore legate ai fianchi: andava a prendere l'acqua. Infine, mentre il cielo a oriente si faceva più chiaro, vidi uscire i primi contadini. "Ecco", pensai tra me, "per tutta questa gente, per tutti noi verrà il bambino!" E sentii una grande pace nel cuore."

venerdì 21 dicembre 2012

Buon Natale amico mio

Anche oggi vi doniamo una riflessione di Don Tonino Bello, intitolata "Buon Natale amico mio":

"Buon Natale, amico mio: non avere paura. 
La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese. 
E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. 
Non avere paura, amico mio. 
Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. 
Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una primavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te."

giovedì 20 dicembre 2012

Il dono del Signore

Oggi una poesia, di D.Doni, intolata "Il dono del Signore":

"Ti è passato accanto il Signore 
e non hai aperta la porta 
della tua casa. 

Le luci di tutti gli smeraldi, 
i nitidi occhi delle stelle piú pure, 
l'alito della vita che spira 
tra selve d'uomini e di foglie 
sono povere cose nel nulla 
di fronte al dono che il Signore 
voleva recarti, quando, 
forte di un silenzio d'amore, 
ha sostato davanti alla soglia 
della tua casa."

mercoledì 19 dicembre 2012

Viene per chi sta dietro la porta chiusa

Vi doniamo oggi un pensiero di Don Primo Mazzolari intitolato "Viene per chi sta dietro la porta chiusa":

""Ecco sto alla porta e busso..." 
Egli non viene né per onorare il suo nome 
né per salvare la sua dignità: 
viene per chi sta dietro la porta chiusa. 
E chi ci sta dietro la porta chiusa? 
Io ci sto: in tanti ci stanno; ci sta il mondo. 
Il quale mi sembra ancor più sprangato 
in questo Natale... 
Da secoli, non da decenni, Egli attende... 
Ma anche se tardasse un po..., aspettatelo: 
Egli verrà e lo vedrete tutti e ne godrà il vostro cuore 
poiché Egli viene a portare la pace al suo popolo 
e a restituirgli la vita."

martedì 18 dicembre 2012

Pierino davanti al presepe

Dopo tante poesie vi doniamo di nuovo un racconto natalizio, di autore non precisato, intitolato "Pierino davanti al presepe":

"Pierino sogna... sta andando insieme ai pastori e ai Re Magi verso la stalla quando si trova improvvisamente davanti a Gesù Bambino che giace nella mangiatoia. Pierino si accorge di essere a mani vuote. Tutti hanno portato qualcosa: solo lui è senza doni. 
Avvilito dice subito: "Prometto di darti la cosa più bella che ho. Ti regalo la mia nuova bicicletta, anzi il mio trenino elettrico". 
Il bambino nel presepe scuote la testa e sorridendo dice: "Io non voglio il tuo trenino elettrico. Dammi il tuo tema in classe!". 
"Il mio ultimo tema?" balbetta il ragazzino. "Ma ho preso un insufficiente!". 
"Appunto, proprio per questo lo vorrei" dice Gesù. "Devi darmi sempre tutto quello che è insufficiente, imperfetto. Per questo sono venuto nel mondo. Ma vorrei un'altra cosa ancora da te: la tua tazza del latte". 
A questo punto Pierino si rattrista: "La mia tazza? Ma è rotta!". 
"Proprio per questo la vorrei avere" dice Gesù Bambino. "Tu mi puoi portare tutto quello che si rompe nella tua vita. Io sono capace di risanarlo". 
Il ragazzino sentì di nuovo la voce del Bambino Gesù: "Vorrei una terza cosa da te: vorrei la risposta che hai dato a tua mamma quando ti ha chiesto come mai si è rotta la tazza del latte". 
Allora Pierino inizia a piangere e confessa tra le lacrime: "Ma le ho detto una bugia, quella volta. Ho detto alla mamma che la tazza era caduta per caso, ma in realtà l'ho gettata a terra io, per rabbia". 
"Per questo vorrei avere quella tua risposta" risponde sicuro Gesù Bambino. "Portami sempre tutto quello che nella tua vita è cattivo, bugiardo, dispettoso e malvagio. Sono venuto nel mondo per perdonarti, per prenderti la mano e insegnarti la via". 
Gesù sorride di nuovo a Pierino, mentre lui guarda, comprende e... si meraviglia..."

lunedì 17 dicembre 2012

Auguri... scomodi

Oggi vi voglio proporre una lettera di auguri, scritta da don Tonino Bello, intitolata "Auguri... scomodi":

"Non obbedirei al mio dovere di Vescovo, se vi dicessi "Buon Natale" senza darvi disturbo. 
Io, invece, vi voglio infastidire. 
Non posso, infatti, sopportare l'idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla "routine" di calendario. Mi lusinga, addirittura, l'ipotesi che qualcuno li possa respingere al mittente come indesiderati. 
Tanti auguri scomodi, allora! 
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali. E vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. 
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. 
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. 
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla ove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che lo sterco degli uomini o il bidone della spazzatura o l'inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. 
Giuseppe, che nell'affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. 
Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che, poco più lontano di una spanna con l'aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame. 
I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell'oscurità e la città dorme nell'indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere "una gran luce", dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell'edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. 
I pastori che vegliano nella notte, "facendo la guardia al gregge" e scrutando l'aurora, vi diano il senso della storia, l'ebbrezza delle attese, il gaudio dell'abbandono in Dio. E poi vi ispirino un desiderio profondo di vivere poveri: che poi è l'unico modo per morire ricchi. 
Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza."

domenica 16 dicembre 2012

E' Natale

Vi proponiamo una nuova poesia di Madre Teresa di Calcutta oggi, intitolata "E' Natale":

"E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri."

sabato 15 dicembre 2012

Non abbiamo spaventato Dio

Vediamo oggi una poesia di Luca Peyron intitolata "Non abbiamo spaventato Dio":

"Silenzio. 
Attesa. 
Sì: non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante le nostre guerre, le nostre urla, i nostri schiamazzi inutili non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante gli sprechi, gli scandali e la tecnocrazia non abbiamo spaventato Dio. 
Nonostante la fame, l'ignoranza, l'inadeguatezza della nostra povera umanità non abbiamo spaventato Dio. 
Silenzio. 
Attesa. 
Ma ne sei sicuro? 
Sì: nonostante l'uomo si sia abituato a tutto, perfino a se stesso, non abbiamo spaventato Dio. 
Ancora una volta si apre la notte del tempo, ancora una volta Lui non rinuncia a farsi piccolo, a spezzarsi per poterci accompagnare, di nuovo, su quei frantumati sentieri che abbiamo minato, su cui ci smarriamo, su quei sentieri che in salita, a fatica, percorriamo. 
Silenzio. 
Attesa. 
Grazie, Signore, per essere quella unità che tanto ci manca, anche quest'anno. 
Con tutto il cuore, che la carezza dell'eterno sorrida al tuo tempo."

venerdì 14 dicembre 2012

Bambino Gesù, asciuga ogni lacrima

Anche oggi vi vogliamo donare una poesia, scritta in questo caso dal defunto Giovanni Paolo II, intitolata "Bambino Gesù, asciuga ogni lacrima":

"Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli!
Accarezza il malato e l’anziano!
Spingi gli uomini
a deporre le armi
e a stringersi in un universale abbraccio di pace!
Invita i popoli,
misericordioso Gesù,
ad abbattere i muri
creati dalla miseria
e dalla disoccupazione,
dall’ignoranza
e dall’indifferenza,
dalla discriminazione e dall’intolleranza.
Sei tu,
Divino Bambino di Betlemme,
che ci salvi,
liberandoci dal peccato.
Sei tu il vero e unico Salvatore,
che l’umanità spesso cerca a tentoni.
Dio della pace,
dono di pace
per l’intera umanità, vieni a vivere
nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia.
Sii tu la nostra pace
e la nostra gioia!"

giovedì 13 dicembre 2012

Natale

Seguiamo un filo rosso con il post di ieri. Anche oggi infatti vi doniamo una riflessione che può esser letta come poesia, intitolata Natale, scritta però da Papa Giovanni XXIII:

"Il Signore è ormai vicino.
Che cosa c'è, nell'anno, di più soave, bello, gaudioso?
Tutto ci viene da quel Bambino, che la Madre sua dà a ognuno di noi e presenta al mondo intero
Dopo duemila anni sempre mirabile, vividissima, torna cara la sua immagine, piena di fascino e attrattiva
Il Natale è la gioia delle nostre case, ed esso la suscita anche là dove si piange; dove esistono preoccupazioni e tristezze.
Basta quella visione per dare balsamo ai cuori più tormentati e suscitare tenerezza, sollievo, ogni slancio di bontà e generosità."

mercoledì 12 dicembre 2012

Natale

Dopo tante poesie e tanti racconti oggi vi dono una preghiera, intitolata Natale, scritta da Madre Teresa di Calcutta:

"Asciuga, Bambino Gesù, 
le lacrime dei fanciulli! 
Spingi gli uomini a deporre le armi 
e a stringersi in un universale 
abbraccio di pace! 
Invita i popoli, misericordioso Gesù, 
ad abbattere i muri creati 
dalla miseria e dalla disoccupazione 
dall'ignoranza e dall'indifferenza, 
dalla discriminazione e dall'intolleranza. 
Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme, 
che ci salvi, liberandoci dal peccato. 
Sei Tu il vero ed unico Salvatore, 
che l'umanità spesso cerca a tentoni. 
Dio della pace, dono di pace per l'intera umanità, 
vieni a vivere nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia. 
Sii Tu la nostra pace e la nostra gioia! Amen!"

martedì 11 dicembre 2012

Succede

Oggi vi regaliamo una poesia, scritta da Alessandro Pronzato, intitolata "Succede":

"La vita è così... Sono cose che capitano. Succede... 
Sì. 
Succede che io stia bene e quell'altro languisce in un sanatorio. Succede che io rischi l'indigestione e l'indiano muore di fame. 
Succede che io tenga il mio bravo conto in banca e il vicino di casa vada a impegnare una coperta al Monte di Pietà. 
Succede che io mi preoccupi per scegliere la villeggiatura e la famiglia di fronte si disperi per il pagamento dell'affitto (due camere in otto). 
Succede che io vada in ufficio con l'utilitaria - è più maneggevole della coupé – e lo scaricatore si presenti alle 6 di mattino sulla banchina del porto a vedere se qualcuno ha bisogno delle sue braccia. 
Succede che i miei figli ricevano per Natale dei doni favolosi e quella bambina sarda scriva: "Caro Gesù Bambino, vorrei una mela...". 
Succede. 
Succede che io sia un buon cristiano e quegli altri no. 
Succede che io faccia l'elemosina e quegli altri la ricevano. 
Succede che io abbia (o mi illuda di avere) Cristo senza la Croce, e quegli altri la croce senza il Cristo. 
Succede. 
Il gioco della vita è bizzarro. "A chi tocca tocca" (purché tocchi sempre agli altri). 
Ma ho già i miei fastidi, io! Perché occuparmi di quelli degli altri? 
Che c'entro io? 
C'entri, eccome! Dal momento che c'entra anche Dio. 
Ecco, ora mi sembra sia possibile rispondere a una semplicissima domanda del catechismo: "Dov'è Dio?". 
"Dio è all'altro capo della croce". 
La mia croce. Proprio questa. E anche quella dell'altro. 
Dovunque ci sia una croce, non c'è che da afferrarla con le mie mani. Da un lato qualsiasi. Dall'altro c'è sempre Lui. 
D'ora in poi so dove trovarlo."

lunedì 10 dicembre 2012

Caro Gesù bambino, ti voglio avvisare...

Dopo tante lettere scritte a noi da Gesù bambino, oggi vogliamo in qualche modo rispondergli con questo testo, intitolato "Caro Gesù bambino, ti voglio avvisare...", di fonte non precisata:

"Caro Bambino, 
ora che di nuovo nasci bambino sulla Terra, 
ti voglio avvisare: 

Non nascere nella cristiana Europa: 
ti metterebbero solo solo davanti alla Tv 
riempiendoti di pop corn e merendine 
e ti educherebbero a essere competitivo, 
uomo di potere e di successo, 
e a essere un «lupo» per altri bambini 
semmai africani, latinoamericani o asiatici. 
Tu che sei l'Agnello mite del servizio. 

Non nascere nel cristiano Nord America: 
ti insegnerebbero che sei superiore agli altri bambini, 
che il tempo è denaro, 
che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, 
che ogni uomo «ha un prezzo» 
e tutti possono essere comprati e corrotti; 
e ti eserciterebbero a sparar missili e a fare embarghi 
che tolgono cibo e medicine ad altri bambini. 
Tu che sei il Principe della pace. 

Evita l'Africa: 
ti capiterebbe di nascere con l'aids 
e di morire di diarrea, ancora neonato 
oppure di finire profugo in un Paese non tuo 
per scappare a delle nuove stragi degli innocenti. 
Tu che sei il Signore della Vita. 

Evita l'America Latina: 
finiresti bambino di strada oppure ti sfrutterebbero 
per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao 
per i bambini del Nord del mondo 
senza mai poter mangiare una sola tavoletta di cioccolato. 
Tu che sei il Signore del creato. 

Evita anche l'Asia: 
ti metterebbero «a padrone» lavorando quattordici ore al giorno 
per tappeti oppure scarpe, palloni e giocattoli 
da regalare... a Natale... ai bambini del Nord del mondo, 
e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio con palloni di carta o pezza. 
Tu che sei il Padrone del mondo. 

Ma soprattutto non nascere... di nuovo in Palestina: 
alcuni ti metterebbero un fucile, altri una pietra in mano 
e ti insegnerebbero a odiare i tuoi fratelli... di stesso Padre: 
gli ebrei, i musulmani e i cristiani. 
Tu che ogni anno sei inviato dal Padre per darci il suo amore misericordioso. 

Caro Bambino, a pensarci bene, 
devi proprio rinascere in tutti questi posti 
ma non nei cuori dei bambini, 
e dei Paesi «piccoli e deboli»: 
là ci stai già, 
ma nei cuori dei grandi e dei Paesi «grandi e potenti» 
perché come hai fatto tu stesso: 
Dio potente che diventa bambino impotente, rinascano anch' essi: 
piccoli, innocenti e finalmente... deboli."

domenica 9 dicembre 2012

Lettera di Gesù bambino a noi

Anche oggi, come ieri, vi doniamo una lettera, "scritta" a noi da Gesù bambino. Si intitola "Lettera di Gesù bambino a noi" ed è tratta da Buongiorno nel Signore:

"Carissimo,
anche quest'anno è passato il mio compleanno, il Natale.
In realtà, da molti anni fa (circa 2000) si festeggia il mio compleanno. I primi anni sembrava che avessero capito quanto io ho fatto per loro, però oggi la gente si raduna e si diverte, senza sapere la ragione della festa.
Un'altra cosa che mi dispiace è che nel giorno del mio compleanno, fanno regali a tutti meno che a me.
Qualcuno dice: "Come faccio a farti un regalo se nemmeno ti vedo?" Io rispondo: "Lasciami nascere nella tua anima. Non mi mandare via con il peccato. Se desideri vedermi guardami nell'Ostia Santa. Sono venuto per salvarti. A Betlemme mia madre mi teneva fra le sue mani, il sacerdote sull'Altare mi tiene tra le sue. Aiuta i poveri, visita gli ammalati e quelli che sono soli, perdona le offese, pensa ai tuoi fratelli e mi vedrai in ognuno di loro e sarà come se l'avessi fatto a me. Questi sono i regali che mi piacerebbe ricevere".
Sono passati 20 secoli ed ogni anno la storia si ripete.Nel migliore dei casi mi vedono come un bambino qualunque, non come Dio fatto uomo. Mi fa pena vederli vivere con tanta sete di amore avendo la Fonte così vicina.
Finis
co questa lettera sperando di non averti annoiato. Però credimi, anche se hai poco o niente da offrirmi, lasciami entrare nel tuo cuore. Per me sarà il più bel dono che tu mi possa fare.
Con infinito amore, il tuo miglior amico e il tuo Dio,
Gesù Bambino"

sabato 8 dicembre 2012

Cari uomini... lettera da Gesù bambino

Il racconto di oggi può essere visto anche come una poesia. Purtroppo non siamo riusciti a scoprirne l'autore, vi possiamo però dire che il testo si intitola "Cari uomini... lettera da Gesù bambino":

"Cari uomini, beh! Non state a sgranare gli occhi. 
Sono io, e non è proprio il caso di fare tante storie. 
Siete cosi abituati a tenermi imprigionato nei vostri schemi e, fra poco, nei vostri presepi, che non vi rendete conto che sono diverso dai vostri schemi, che non sono un bambino di gesso, innocuo, ma sono in carne ed ossa, capace di parlare, o addirittura, come in questo caso, di strillare. 
Ho deciso di invertire le parti. 
Siete sempre voi a domandarmi qualcosa, e visto che si avvicina il Natale, sarete voi a scrivermi delle lettere. La lettera questa volta, se non vi dispiace, la scrivo io. E, a scanso di equivoci, vi anticipo che non sarà affatto una letterina gentile. 
Ho ascoltato milioni e milioni di vostre richieste, ho letto milioni e milioni di vostre lettere. Per una volta, almeno, voglio essere io a dirvi qualcosa, a esprimere desideri, a formulare precise richieste. 

E pretendo naturalmente la vostra attenzione. 

Pochi di voi, a quanto mi risulta, e credo di essere ben informato, si sono preoccupati di sapere quali sono i miei progetti su di loro, se lo hanno fatto, lo hanno fatto un po' per retorica; pochi si sono preoccupati di sapere quale speranza ho nutrito e nutro, facendomi uomo, venendo ad abitare in mezzo a voi; pochi si sono preoccupati di sapere se il mio "sogno" realizzabile; sì confessatelo, piuttosto avete pensato che sono sogni, che sono "cose" campate in aria. 
Vi devo dire che siete molto abili a "trasformare", ma con quella trasformazione che mi esclude. Volete un esempio?! 
lo sono nato per portare la salvezza, sono nato per portare la speranza, sono nato in povertà. E voi la salvezza, la speranza, la povertà le avete "trasformate" in una faccenda dove io sono stato messo da parte, in feste dove io non c'entro e con me non entra la speranza, la salvezza, la povertà, il "sogno" che Dio mio Padre ha per voi uomini. 

Non è attraverso l'uso del mio nome che si realizza il "sogno" di Dio per voi, non attraverso i bei canti, i "formalismi", i "bei discorsi" attraverso le cose sporadiche, che la speranza del Dio-con-noi si vive e si realizza. 

E cosi, cari uomini, la storia si ripete. Ed è sempre la triste storia che mi fa trovare porte chiuse. Quando sono venuto in mezzo a voi per condividere la vostra situazione, per partecipare alle vostre vicende, per essere insomma uno di voi, per me non c'era posto nelle vostre abitazioni, perché erano già piene. 
Allora come oggi, dopo duemila anni, devo constatare che non c'è posto per me nel vostro cuore: è già pieno di altri affetti, è occupato da molti idoli, è distratto dai molteplici impegni; e ciò che più mi dispiace è che non c'è posto nemmeno là dove si pronuncia con frequenza e disinvoltura il mio nome. 
La mia presenza è gradita, a patto che venga circoscritta, limitata nel tempo e nello spazio, relegata ad alcuni istanti, soprattutto neutralizzata nei suoi elementi più impegnativi. 
Non sono venuto sulla terra come occasione per la vostra vanità, superficialità, gusto del chiasso; o soprattutto, visto che si avvicina il Natale, perché vi poteste "abbuffare", oppure vi sentite, almeno una volta l'anno, buoni e generosi, non era proprio il caso che mi scomodassi per così poco, non vi pare?... 

Sia ben chiaro: O mi accettate come Protagonista e quindi subordinate tutto il resto al mio "sogno", oppure vi diffido formalmente dall'usare ancora il mio nome. Sulla terra ci sono venuto e ci vengo, ci rimango volentieri. In mezzo a voi mi ci trovo benissimo, sono uno dei vostri ormai. Desidero camminare con voi, condividere pene e gioie, portare pesi, successi e fallimenti. L'unica cosa che non ammetto è di diventare pretesto per un gioco di vanità che finirebbe per lasciarvi ancora più soli, più poveri, più insoddisfatti, più disperati. 

Quindi d'ora innanzi sapete a quali condizioni potete contare su di me. Vi ho parlato con chiarezza, forse vi ho ferito. Ma dopo, ne sono sicuro, le cose andranno molto meglio, con comune soddisfazione. E non si ripeteranno certi equivoci... 

Comunque statene certi: per un "sogno" vero e autentico, per un "sogno" di porte e cuori spalancati, per un "sogno" di pace, per un "sogno" che frantumi le barriere, per un "sogno" di gioia, desiderato e costruito da tutti gli uomini di buona volontà, per un "sogno" di perdono per individui che si riconoscono peccatori, per un "sogno" di salvezza, per un "sogno" di speranza, 
è sempre disponibile il vostro 
Gesù Bambino"

venerdì 7 dicembre 2012

La porta del Natale

Anche oggi vi vogliamo proporre una poesia, scritta da Klaus Hemmerle, dal titolo "La porta del Natale":

"Vorrei che ognuno di noi avesse quattro chiavi. 

Una chiave per la porta che dà sul retro: 
il Signore viene, 
dove e come non lo sappiamo. 
Viene in coloro 
che non ardiscono accostarsi alla grande porta maestra. 

Una chiave per la porta che dà verso l'interno: 
il Signore ci è più intimo del più profondo dell'anima nostra. 
Da lì egli entra nella casa della nostra vita. 

Una chiave per la porta di comunicazione 
che è stata murata, ricoperta con l'intonaco, 
quella che dà su ciò che ci sta accanto: 
in coloro che ci sono più prossimi, 
che sono anche coloro che più ci sono estranei, 
il Signore bussa alla nostra porta. 

Una chiave per la porta principale, il portale: 
su quella soglia Gesù, con Maria e Giuseppe 
furono respinti. 
Non esitiamo a lasciarlo decisamente 
entrare nella nostra vita, nel nostro mondo! 
Sapremo essere, oggi, la sua Betlemme?"