Vi proponiamo una nuova poesia di Madre Teresa di Calcutta oggi, intitolata "E' Natale":
"E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro. E’ Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società. E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale. E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri."
Dopo tante poesie e tanti racconti oggi vi dono una preghiera, intitolata Natale, scritta da Madre Teresa di Calcutta:
"Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli! Spingi gli uomini a deporre le armi e a stringersi in un universale abbraccio di pace! Invita i popoli, misericordioso Gesù, ad abbattere i muri creati dalla miseria e dalla disoccupazione dall'ignoranza e dall'indifferenza, dalla discriminazione e dall'intolleranza. Sei Tu, Divino Bambino di Betlemme, che ci salvi, liberandoci dal peccato. Sei Tu il vero ed unico Salvatore, che l'umanità spesso cerca a tentoni. Dio della pace, dono di pace per l'intera umanità, vieni a vivere nel cuore di ogni uomo e di ogni famiglia. Sii Tu la nostra pace e la nostra gioia! Amen!"
Proseguiamo oggi con alcune riflessioni per la terza domenica di Quaresima tratte dal volume "Cristo, mia speranza, è risorto!" di Don Giuseppe Turani
Annunciare
Ci sono momenti particolari dell'esistenza in cui viene donato o si cerca del tempo per stare in silenzio. Uno di questi momenti è la quaresima [...]. Siamo immersi in una vita troppo frenetica, rumorosa, fatta di tante parole. Forse siamo noi stessi che andiamo in cerca di cose da fare, di rumori e chiasso, perché abbiamo paura del silenzio, realtà che ci mette davanti a noi stessi e ci obbliga a entrare nelle profondità del nostro essere. [...] La nostra mente continuamente verbalizza e traduce ogni cosa esistenziale in parola. Si vede un fiore e lo si verbalizza, si vede un bambino e lo si verbalizza. Queste parole creano una barriera, un ostacolo che impedisce la formazione di una mente contemplativa e l'incapacità di gustare ciò che si sta contemplando. E' bene chiedersi: siamo capaci di fermarci, di fare silenzio, di ascoltare? Lasciamo penetrare in noi la Parola della verità? [...] Il card. Carlo Maria Martini afferma: "Se in principio c'era la Parola di Dio e dalla Parola di Dio, venuta tra noi, è cominciata ad avverarsi la nostra redenzione, è chiaro che, da parte nostra, all'inizio della storia personale di salvezza, ci deve essere il silenzio: il silenzio che ascolta, che accoglie, che si lascia animare. Certo, alla Parola che si manifesta dovranno poi corrispondere le nostre parole di gratitudine, di adorazione, di supplica; ma prima c'è il silenzio". [...] E' essenziale spogliarci di tutto, entrare con consapevolezza dentro di se e lasciare parlare, nel silenzio, la Presenza che abita in noi. A questo riguardo ci interpella un'espressiva immagine della tradizione indiana: "Diventa come una canna di bambù, cava, vuota dentro. Appena sarai diventato come una canna di bambù, cava, vuota dentro, le labbra divine ti si accosteranno: la canna di bambù diventa un flauto e la canzone ha inizio".
Celebrare
[...] Il silenzio è una parte, un momento proprio di ogni liturgia, così come lo sono la parola, il gesto, il canto, il movimento. Nella celebrazione dell'Eucarestia è bene rispettare il silenzio perché "durante l'atto penitenziale e dopo l'invito alla preghiera, il silenzio aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l'omelia, è un richiamo a meditare brevemente di ciò che si è ascoltato; dopo la comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e ringraziamento" (Praenotanda, 24). [...] A volte, purtroppo, il silenzio è disatteso perché ci si lascia prendere dalla fretta, dall'idea che è tempo perso o forse perché non se ne comprende appieno la ricchezza; si preferiscono le parole o si cede a quell'ansia che spinge a celebrare con l'orologio in mano.
Al silenzio oggettivo o rituale corrisponde il silenzio dell'assemblea e di ogni fedele. La partecipazione esterna silenziosa conduce all'adesione interiore che varia secondo i momenti. Si capisce allora come il silenzio sia una forma di partecipazione attiva: esige un'attenzione maggiore perché ci richiama a noi stessi, ci spinge a riflettere, a interiorizzare, a personalizzare ciò che si realizza comunitariamente. [...] L'aspetto principale del silenzio è permettere a Dio di parlarci e a noi di poter vivere la presenza del mistero che parla alla nostra vita, ai nostri problemi e ci riempie di gioia; lasciare che lo Spirito santo semini la saggezza e l'amore, possa agire in noi e trasformarci in creature nuove. [...]
In un'intensa e profonda poesia di Vivekananda [...] troviamo: "Siediti ai bordi dell'aurora, per te sorgerà il sole. Siediti ai bordi della notte, per te scintilleranno le stelle. Siediti ai bordi del torrente, per te canterà l'usignolo. Siediti ai bordi del silenzio, Dio ti parlerà"
Testimoniare
"La nostra missione non è forse quella di portare Dio ai poveri nelle strade? Non un Dio morto ma un Dio vivo, un Dio di amore. Più riceviamo nella nostra preghiera nel silenzio, più possiamo dare nel nostro lavoro. Il silenzio ci offre un nuovo modo di vedere le cose. Gesù è sempre lì ad aspettarci in silenzio: in questo silenzio egli ci ascolta e parla alle nostre anime. Lì noi ascoltiamo la sua voce. Il silenzio interiore è molto difficile, ma dobbiamo fare lo sforzo di pregare intensamente. In questo silenzio troviamo una nuova energia e la vera unione. La forza di Dio passa in noi, permettendoci di fare bene le cose che dobbiamo fare, di sintonizzare perfettamente i nostri pensieri con i suoi pensieri, la nostra vita con la sua vita. Le nostre parole sono inutili se non escono dalla profondità del cuore.
Sforzatevi di camminare alla presenza di Dio, di vedere Dio in ogni persona che incontrate e di vivere la vostra meditazione del mattino durante tutta la giornata. Per la strada soprattutto irradiate la gioia di appartenere a Dio, di vivere con lui e di appartenergli. Custodite quel silenzio che Gesù conservò per trent'anni a Nazareth e che continua a conservare nel tabernacolo, dove intercede per noi.
Dio ama il silenzio. Il suo linguaggio è il silenzio. Ci chiede di fare silenzio per scoprirlo. Ci parla nel silenzio del cuore. Gesù ha trascorso quaranta giorni nella solitudine e nel silenzio prima di iniziare la sua vita pubblica. Si è spesso ritirato in disparte, tutto solo, passando la notte sui monti in silenzio e nella preghiera. Colui che parlava con autorità ha passato la prima parte della sua vita nel silenzio. Nell'Eucarestia il suo silenzio è la lode del Padre più alta e autentica.
Abbiamo bisogno di silenzio per essere soli con Dio, per parlargli, per lasciare penetrare le sue parole in profondità nei nostri cuori. Abbiamo bisogno di essere soli con Dio nel silenzio, per essere rinnovati e trasformati.
Il silenzio ci permette una nuova percezione della vita. In esso veniamo colmati dalla forza di Dio, quella forza che ci permette di fare tutto con gioia. Il silenzio è il fondamento della nostra unione con Dio e fra noi.
Il frutto del silenzio è la preghiera; il frutto della preghiera è la fede; il frutto della fede è l'amore; il frutto dell'amore è il silenzio".
Anche noi, in occasione del periodo quaresimale, vogliamo permettervi di vivere un momento di preghiera e di riflessione tramite la Via Crucis. Per fare questo pubblicheremo ogni settimana un video con un pezzo della Via Crucis celebrata dal S.Padre alla GMG di Madrid e, per chi volesse proprio celebrarla o viverla a casa o con gli amici, le tappe della Via Crucis con riflessione, a cura di Renzo Sala, tratte dal volume "Cristo, mia speranza, è Risorto!" (che già usiamo per la riflessione liturgica della Quaresima)
«Se ci rifiutiamo di prendere la croce e non accettiamo la sofferenza e l’abbandono, noi disertiamo la comunione con Cristo e significa che abbiamo deciso di non seguirlo».
The Cosf of Discipleship, Dietrich Bonhoeffer
INTRODUZIONE
Nelle mani che hanno spezzato e vivificato il pane, che hanno benedetto e accarezzato i bambini, che sono state trafitte... Nelle mani dolci e potenti che penetrano sino al midollo dell’anima, che plasmano e creano; in quelle mani attraverso le quali passa un così grande amore, è dolce abbandonare la propria anima, specialmente quando soffre e ha paura. E nel farlo si prova una grande felicità e vi è un grande merito.
Pierre Teilhard de Chardin
Guida: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen. Guida: L’amore del Padre, la grazia del Figlio Gesù, e la comunione dello Spirito siano con tutti voi. Tutti: E con il tuo spirito.
Preghiamo. A tutti i cercatori del tuo volto, mostrati, Signore. A tutti i ricercatori dell’Assoluto, vieni incontro, Signore. A tutti i pellegrini feriti lungo il cammino, cammina accanto, Signore. Tu vivi col Padre, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Tutti: Amen.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor;
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.
STAZIONE I: Gesù è condannato a morte
G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.
Disse Gesù: «Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Colui che mi rifiuta, e non accoglie le mie parole, ha chi lo giudica» (Giovanni 12,47-48).
Riflessione di Madre Teresa
«Ecce homo»: Gesù è condannato a morte. È importante che ognuno di noi riesca a vederlo e a prendere su di sé la sua croce. Bisogna accompagnare il Cristo lungo tutta la sua ascesa al calvario, se si vuole arrivare assieme a lui in cima al monte. E proprio per questo motivo che Gesù, prima di morire, ci ha fatto dono del suo Corpo e del suo Sangue, affinché potessimo trovare la forza per prendere su di noi la nostra croce e seguire passo dopo passo il suo cammino.
Chiusa in un dolore atroce,
era là sotto la croce,
dolce madre di Gesù.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.
STAZIONE II: Gesù abbraccia la croce
G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.
Disse Gesù: «Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà» (Matteo 10,39).
Riflessione di Mons. Oscar Romero
«Chi vuoi venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua». Per dare la vita agli altri, bisogna dare qualcosa della propria vita. «Nessuno ha maggior amore di chi dà la sua vita per il fratello». Molti cristiani sono disposti a dare la propria vita come lui. Seguono Gesù sulla via della croce. Accusàti e oltraggiàti come lui, danno la propria vita perché i poveri abbiano la vita, l’abbiano in abbondanza.
Il tuo cuore desolato
fu in quell’ora trapassato
dallo strazio più crudel.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.
STAZIONE III: Gesù cade la prima volta sotto la Croce
G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo. T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.
Disse Gesù: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Matteo 11,28).
Riflessione di don Primo Mazzolari
Più che una storia di incontri, la Via Crucis è un seguito di cadute. Negli incontri, ora c’è la Madre, ora la Veronica, ora le pie donne: nelle cadute, ci siamo tutti noi. Pare che il Signore abbia inteso darci appuntamento per «terra» dove l’incontro è più facile e a portata della comune fragilità. Il caduto non è un disertore, ma uno «che viene meno per via»: e Gesù l’attende, chino a sua volta sotto la croce, perché nessuno si senta solo nell’ora più buia.
Quanto triste, quanto affranta
ti sentivi, o madre santa
del divino Salvator!
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.