giovedì 8 marzo 2012

Le parole del Papa alla GMG: Roma 1990 (parte 2)

In seguito all'attacco del sito del Vaticano da parte di cracker (la notizia la potete trovare qui) concludiamo oggi il post iniziato ieri sulla GMG di Roma del 1990 riportando l'omelia e l'angelus papale:

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
Piazza San Pietro
Domenica delle Palme, 8 aprile 1990 

“Osanna al Figlio di Davide, / Benedetto colui che viene nel nome del Signore . . . / Osanna nell’alto dei cieli” (Mt 21, 9).
1. Oggi Gesù viene a Gerusalemme. E oggi è il giorno che la liturgia ricorda una settimana prima della Pasqua. Oggi è il giorno in cui le folle ricordano Gesù. Tra la folla ci sono i giovani. Questo è in modo particolare il loro giorno. Questo giorno è vostro, carissimi giovani - qui in Piazza San Pietro, e nello stesso tempo in tanti altri luoghi della terra, dove la Chiesa celebra la liturgia della Domenica delle Palme - come vostra particolare festa.

Questo giorno è vostro. Come vescovo di Roma esco insieme con voi all’incontro di Cristo che viene. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Insieme con voi qui e insieme con tutti i vostri coetanei in ogni parte del mondo. Mi unisco spiritualmente anche a quei casi in cui la festa della gioventù viene celebrata in un altro giorno dell’anno liturgico.

Ecco, la grande folla si estende attraverso le nazioni e i continenti! Questa folla sta attorno a Cristo mentre entra in Gerusalemme, mentre va incontro alla sua “ora”. Mentre si avvicina al suo mistero pasquale.

2. Solo una volta Gesù di Nazaret fece il suo ingresso solenne in Gerusalemme per la Pasqua. E solo una volta si compì ciò che i prossimi giorni confermeranno. Ma nello stesso tempo, Egli è rimasto in questa sua venuta. E una volta per sempre ha inscritto nella storia dell’umanità ciò che proclama san Paolo nella liturgia di oggi.

Ecco: “Pur essendo di natura divina, / non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; / ma spogliò se stesso, / assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; / apparso in forma umana, / umiliò se stesso, / facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. / Per questo Dio l’ha esaltato” (Fil 2, 6-9).

Gesù Cristo - il Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre - si umiliò come uomo . . . spogliò se stesso come uomo, accettando la morte sulla croce, che, umanamente parlando, è l’obbrobrio più grande. In tale spogliazione Gesù Cristo è stato esaltato al di sopra di ogni cosa. Dio stesso l’ha esaltato e ha legato l’esaltazione del Figlio con la storia dell’uomo e del mondo.

In lui la storia dell’uomo e del mondo hanno una misura divina. “Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre”.
3. Noi tutti, presenti qui in Piazza San Pietro oppure in qualsiasi luogo della terra, noi che entriamo con Cristo a Gerusalemme, professiamo, annunciamo e proclamiamo il mistero pasquale di Cristo che perdura. Perdura nella Chiesa e, mediante la Chiesa, nell’umanità e nel mondo. Professiamo, annunciamo e proclamiamo il mistero di questa umiliazione, che esalta, e di questa spogliazione, che dà la vita eterna.

In questo mistero - nel mistero pasquale di Cristo - Dio si è rivelato fino in fondo. Dio che è amore. E in questo mistero - nel mistero pasquale di Cristo - l’uomo è stato rivelato fino in fondo. Cristo ha rivelato fino in fondo l’uomo all’uomo, e gli ha fatto nota la sua altissima vocazione.

L’uomo, infatti, esiste tra il limite dell’umiliazione e della spogliazione attraverso la morte e quello dell’insopprimibile desiderio dell’esaltazione, della dignità e della gloria.

Tale è la misura dell’essere umano. Tale è l’estensione delle sue esigenze terrene. Tale è il senso della sua irrinunciabile dignità e il fondamento di tutti i suoi diritti.

Nel mistero pasquale Cristo entra in questa misura dell’essere umano. Abbraccia tutta questa estensione dell’esistenza umana. La prende tutta in sé. La conferma. E al tempo stesso la supera. Quando entra in Gerusalemme, egli va incontro alla propria sofferenza - e, nello stesso tempo, va incontro alla sofferenza di tutti gli uomini - per rivelare non tanto la miseria di essa quanto piuttosto la sua potenza redentrice. Quando entra in Gerusalemme, egli va anche incontro all’esaltazioneche, in lui, il Padre offre a tutti gli uomini. “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”.
4. Così, dunque, entriamo con Cristo in Gerusalemme. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Camminando insieme con lui, siamo la Chiesa che parla con le lingue di tanti popoli, nazioni, culture e generazioni. In tutte le lingue, infatti, essa annuncia lo stesso mistero di Gesù Cristo: il mistero pasquale. In questo mistero si racchiude in modo particolare la misura dell’uomo. In questo mistero la misura dell’uomo risulta penetrata dalla potenza divina, dalla potenza più grande che è l’amore.

Tutti portiamo in noi Cristo, lui che è “la vite”, da cui germina la storia dell’uomo e del mondo. Cristo che è il continuo lievito della nuova vita in Dio.

Benedetto colui che viene . . . Osanna!




Sarà il Santuario della Madonna di Czstochowa la tappa spirituale del raduno dei giovani di tutti i continenti fissato dal Papa nell’agosto 1991. L’annuncio è dato al termine della solenne celebrazione, prima dei riti di conclusione. Queste le parole del Santo Padre.


Carissimi giovani.

È ancora vivo in tutti noi il ricordo del grande raduno a Santiago de Compostela dell’estate scorsa e, mentre oggi in tutte le diocesi del mondo si celebra la quinta Giornata Mondiale della gioventù, i nostri occhi guardano già alla prossima tappa di questo spirituale pellegrinaggio verso il terzo millennio. Invito, pertanto, voi, giovani di tutti i continenti, a ritrovarci insieme, nell’agosto 1991, presso il santuario della Madonna di Czestochowa, che da più di 600 anni costituisce il cuore della storia del popolo polacco, per celebrare insieme la VI Giornata Mondiale della gioventù.

Il tema, per tale incontro, sarà costituito dalle parole di san Paolo ai Romani (Rm 8, 15): “Avete ricevuto uno spirito da figli”. Nell’epoca che stiamo vivendo, segnata da profondi rivolgimenti sociali, questo spirito da figli di Dio costituisce il vero elemento propulsore della storia dei popoli e della vita delle persone: esso svela infatti le radici profonde della dignità dell’uomo e la grandezza della sua vocazione. Ci insegni Maria a vivere da veri figli di Dio Padre!
“Siate uniti al Cristo come i tralci alla vite. Solo così porterete frutti abbondanti per la dilatazione del regno di Dio e per l’edificazione di un mondo nuovo”.È l’esortazione rivolta da Giovanni Paolo II ai giovani di tutti i continenti al termine della Santa Messa della Domenica delle Palme, V Giornata Mondiale della Gioventù, celebrata in piazza San Pietro e dopo aver annunciato il prossimo appuntamento, nell’agosto 1991 nel Santuario mariano di Czestochowa in Polonia.
A los numerosos jóvenes de España y América Latina deseo agradecer su ferviente presencia en esta V Jornada Mundial de la Juventud. Como recuerdo de este Encuentro, llevad a vuestras familias y a vuestros coetáneos el afectuoso saludo del Papa. Decid sobre todo a los alejados o indiferentes, que Cristo, en quien está injertada la nueva humanidad, les invita a seguirlo; El siempre está presente en el camino de la vida.
De corazón os imparto la Bendición Apostólica, que extiendo complacido a vuestros seres queridos y a todos vuestros compañeros.
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Sehr herzlich grüße ich auch alle Jugendlichen deutscher Sprache, die sich zum Weltjugerdtag in Rom eingefunden haben. Ein besonderer Gruß gilt den zahlreichen deutschen Pilgern, die sich in diesen Tagen in der ”Erwigen Stadt“ aufhalten. Möge Euch allen die Mitfeier der Karwoche und der Auferstehung unseres Herrn neue Hoffnung geben auf das wahre Leben in der Zeit und in der Ewigkeit. Bereits jetzt wünsche ich Euch ein gesegnetes und gnadenreiches Osterfest!
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Chers jeunes de langue française, je vous salue très cordialement. Chacun de vous peut tenir sa place dans l’Eglise et il doit le faire. Chacun de vous reçoit de Dieu sa vie et peut lui répondre en se donnant à lui. Que le Seigneur vous accompagne sur votre route!
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I extend a warm welcome to the young people from throughout the world who have gathered in Rome to celebrate World Youth Day with the Pope. Dear friends: I ask all of you to follow the way of the Lord Jesus with joy and to share his friendship with everyone you meet. May God bless you and your families and always keep you close to him!
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Saúdo cordialmente os, jovens de língua portuguesa,
Desejo-lhes todo o bem! Que a vinda a Roma lhes dê muitas alegrias e os faça crescer na fé, cônscios da própria missão importante na Igreia. Cada um se torne mensagem viva, para os seus coetâneos e familiares, do gosto de ser Igreja, na amizade com Cristo, que é a Vida. Com a minha bênção.
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“Ja jestem szczep winny a wy latorośle”.
Powtarzam te słowa młodzieży, wszystkim tutaj obecnym oraz słuchającym mnie przez radio i telewiziję w Polsce młodym Polkom i Polakom.
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Al concludersi di questa solenne cerimonia, desidero rivolgere a tutti i giovani di lingua italiana, soprattutto a quelli della mia diocesi di Roma, un saluto particolarmente affettuoso. Cari giovani, vi ringrazio per la vostra partecipazione, qui in piazza San Pietro, alla V Giornata Mondiale della Gioventù e vi esprimo il mio apprezzamento per la vostra calorosa testimonianza di fede. Vi dico: siate uniti al Cristo come i tralci alla vite. Solo così porterete frutti abbondanti per la dilatazione del regno di Dio e per l’edificazione di un mondo nuovo. A tutti dico: portate vivo nei vostri cuori il mistero pasquale di Cristo crocifisso e Risorto, Cristo il nostro Cammino, la nostra Verità la nostra Vita.

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mercoledì 7 marzo 2012

Le parole del Papa alla GMG: Roma 1990 (parte 1)

Purtroppo, causa problemi del sito ufficiale del Vaticano, per la GMG del 1990 posso solo riportare il messaggio ufficiale del S. Padre, con la promessa che, quando il sito funzionerà al meglio, posterò anche l'angelus e gli altri eventuali testi disponibili sul sito...

Carissimi giovani!

1. Eccomi a voi per annunciarvi la prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Mentre vi scrivo queste parole, ho ancora vivo nella memoria il ricordo di quella precedente, culminata nell´indimenticabile incontro a Santiago de Compostela, in Spagna, dove mi sono recato in pellegrinaggio, insieme con molti di voi. E´ stato, quello, un evento ecclesiale di grande portata, una eccezionale testimonianza di fede da parte di migliaia di giovani provenienti da tutti i continenti, un momento forte di evangelizzazione. A Santiago la Chiesa ha mostrato al mondo ancora una volta il suo volto giovane, pieno di gioia, di speranza e di entusiamo nella fede. L´evento di Santiago è stato un grande dono per essa, anzi, oserei dire, per tutta la società; e di questo non cesserò mai di ringraziare il Signore.

Una nuova scoperta della Chiesa e della misione

Il tema della giornata precedente, come ricorderete, era incentrato su Cristo. Quest´anno, invece, vorrei proporvi di riflettere sul tema della Chiesa. Non si tratta di una correlazione casuale. Tra Cristo e la sua Chiesa esiste un vincolo organico assai stretto e profondo. Cristo vive nella Chiesa, la Chiesa è il mistero di Cristo vivente ed operante in mezzo a noi come si esprime san Paolo: «Cristo in voi, speranza della gloria» (Col 1,27); e in altro luogo «Voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte» (1Cor 12,27).

In occasione di questa quinta Giornata Mondiale della Gioventù, desidero quindi invitare tutti voi ad una nuova scoperta della Chiesa e della vostra missione in essa, in quanto giovani.

La Chiesa di Cristo è una realtà affascinante e meravigliosa. Essa è antica, perché conta quasi duemila anni, ma, allo stesso tempo, è perennemente giovane, grazie allo Spirito Santo che la anima. Giovane è la Chiesa, perché giovane, cioè sempre attuale, è il suo messaggio di salvezza.

Per questo esiste un dialogo così importante tra la Chiesa e i giovani: «La Chiesa ha tante cose da dire ai giovani e i giovani hanno tante cose da dire alla Chiesa. Questo reciproco dialogo, da attuarsi con grande cordialità, chiarezza e coraggio... sarà fonte di ricchezza e di giovinezza per la Chiesa...» ho scritto nell´esortazione apostolica «Christifideles Laici» (46). Vorrei che la quinta giornata contribuisse allo sviluppo di questo dialogo tanto a tutti i livelli della vita ecclesiale che nell´esistenza di ciascuno di voi.

Un impegno nella Chiesa e nella società

2. Nella Bibbia, tra le numerose immagini che esprimono il mistero della Chiesa, troviamo anche l´immagine della vigna (cfr. Ger 2,21; Is 5,1-7). La Chiesa è la vigna piantata dal Signore stesso, una vigna che gode del suo particolare amore.

Nel Vangelo di Giovanni, Cristo ci spiega il principio fondamentale della vita di questa vigna, quando dice: «Io sono la vite, voi i tralci» (Gv 15,5). Sono proprio queste le parole che ho scelto come tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Rivolgo perciò a tutti voi un appello: Giovani, siate tralci vivi della Chiesa, siate tralci carichi di frutti!

Essere tralci vivi nella Chiesa-vigna significa, innanzitutto essere in comunione vitale con Cristo-vite. I tralci non sono autosufficienti, ma dipendono totalmente dalla vite. In essa si trova la sorgente della loro vita. Così, nel Battesimo, ciascuno di noi è stato innestato in Cristo ed ha ricevuto gratuitamente il dono della vita nuova. Per essere tralci vivi, dovete vivere questa realtà del vostro Battesimo, approfondendo ogni giorno la vostra comunione col Signore mediante l´ascolto e l´obbedienza alla sua Parola, la partecipazione all´Eucaristia e al sacramento della Riconciliazione, e il colloquio personale con lui nella preghiera. Gesù dice: «Chi rimane in me, ed io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla» (Gv 15,5).

Essere tralci vivi nella Chiesa-vigna significa anche assumersi un impegno nella comunità e nella società. Ce lo spiega in modo molto chiaro il Concilio Vaticano II: «Come nella compagine di un corpo vivente non vi è membro alcuno che si comporti in maniera del tutto passiva, ma insieme con la vita del corpo ne partecipa anche l´attività, così nel corpo di Cristo, che è la Chiesa, "tutto il corpo... secondo l´energia propria ad ogni singolo membro... contribuisce alla crescita del corpo stess" (Ef 4,16)» («Apostolicam Actuositatem», 2). Tutti, a seconda delle nostre vocazioni particolari, siamo partecipi della missione di Cristo e della sua Chiesa. La comunione ecclesiale è una comunione missionaria.

La Chiesa ha bisogno di molti operai. In questa quinta Giornata Mondiale Cristo stesso rivolge a voi giovani un grande invito: «Andate anche voi, nella mia vigna» (Mt 20,4).

La Chiesa è una comunione organica, in cui ciascuno ha il proprio posto e il proprio compito. Lo avete anche voi giovani. E´ un posto molto importante, il vostro. La Chiesa, che alle soglie degli anni duemila si sente chiamata dal Signore a rendere sempre più intenso il suo sforzo evangelizzatore, ha particolare bisogno di voi, del vostro dinamismo, della vostra autenticità, della vostra appassionata voglia di crescere, della freschezza della vostra fede. Mettete quindi al servizio della Chiesa i vostri giovani talenti senza riserve, con la generosità propria della vostra età. Prendete il vostro posto nella Chiesa, che non è solo quello di destinatari di cura pastorale, ma soprattutto di protagonisti attivi della sua missione (cfr. «Christifideles Laici», 46). La Chiesa è vostra, anzi, voi stessi siete la Chiesa!

Da parte sua, la Chiesa ha tanto da offrire a voi giovani. Assistiamo oggi ad un fenomeno molto significativo. Dopo un periodo di diffidenza e di distacco nei confronti della Chiesa, ora numerosi giovani la stanno riscoprendo come guida sicura e fedele, come luogo indispensabile di comunione con Dio e con i fratelli, come ambiente di crescita spirituale e di impegno. E´ un segno molto eloquente. Molti di voi non si contentano più di appartenere alla Chiesa in modo meramente formale, anagrafico. Cercano qualcosa di più.

Luogo privilegiato di riscoperta della Chiesa e dell´impegno ecclesiale sono le associazioni, i movimenti e le varie comunità ecclesiali giovanili. Infatti parliamo oggi di una «nuova stagione aggregativa» nella Chiesa (cfr. «Christifedeles Laici», 29). Questa è una ricchezza enorme ed un dono prezioso dello Spirito Santo, che va accolto con tanta riconoscenza.

«Andate anche voi nella mia vigna» (Mt 20,4). La Chiesa-vigna ha bisogno anche di operai particolari, che la servano in maniera specifica, con radicalismo evangelico, consacrandole tutta la loro vita. Si tratta delle vocazioni sacerdotali e religiose come pure delle vocazioni dei laici consacrati nel mondo. Sono sicuro che molti di voi, meditando il mistero della Chiesa, sentiranno nel profondo dell´animo l´invito di Cristo: «Va´ anche tu nella mia vigna...». Se udrete questa voce rivolta personalmente a voi, non esitate a rispondere «sì» al Signore. Non abbiate paura, perché servire Cristo e la sua Chiesa in modo totale è una vocazione stupenda ed un dono magnifico. Cristo vi aiuterà.

E´ questo, a grandi linee, l´argomento sostanziale della prossima Giornata Mondiale, giornata di riscoperta della Chiesa.

Scoprire la Chiesa diocesana e la Chiesa parrocchiale

3. La quinta Giornata Mondiale della Gioventù 1990 sarà celebrata nella domenica delle palme, in ciascuna delle vostre diocesi.

E´ proprio la Chiesa diocesana che dovete scoprire. La Chiesa non è una realtà astratta e disincarnata; al contrario, è una realtà molto concreta: per l´appunto, una Chiesa diocesana riunita attorno al Vescovo, successore degli apostoli. Ed è anche la Chiesa parrocchiale che dovete scoprire, la sua vita, i suoi bisogni e le numerose comunità che esistono ed operano in essa. In questa Chiesa porterete la gioia e lo slancio provati negli incontri mondiali come quello di Santiago e nelle riunioni dei movimenti e associazioni, di cui fate parte. Di questa Chiesa concreta voi giovani dovete essere tralci vivi e fecondi, cioè coscienti e responsabilmente partecipi della sua missione. Accogliete questa Chiesa con tutta la sua ricchezza spirituale; accoglietela nella persona dei vostri Vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e anche dei fratelli nella fede; accoglietela con fede e con amore di figli.

La Giornata Mondiale, come vedete, non è solo una festa ma anche un serio impegno spirituale. Per poterne cogliere i frutti, è necessario un cammino di preparazione sotto la guida dei vostri Pastori nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti e nelle comunità ecclesiali giovanili. Cercate di conoscere meglio la Chiesa, la sua natura, la sua storia, ormai bimillenaria, e il suo presente. Cercate di scoprire il vostro posto nella Chiesa e la vostra missione in quanto giovani.

In questo cammino spirituale vi potrà aiutare la mia esortazione apostolica «Christifideles Laici» (1988), che ho dedicato proprio alla meditazione della vocazione e della missione dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo. Invito i vostri pastori ad aiutarvi a coglierne meglio il messaggio.

Affido il processo di preparazione spirituale e la celebrazione stessa della prossima Giornata Mondiale della Gioventù 1990 all´intercessione particolare della Madonna. Ella, che veneriamo come madre della Chiesa, vi sia maestra e guida in questo rinnovato impegno ecclesiale.

A tutti voi invio con affetto la mia benedizione.

Dal Vaticano, il 26 novembre dell´anno 1989, solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell´universo.

Ioannes Paulus PP. II

lunedì 5 marzo 2012

Le parole del Papa alla GMG: Santiago de Compostela 1989

Come già per Buenos Aires riviviamo Santiago con il messaggio papale, l'omelia e l'angelus. Se voleste invece rileggere tutti gli interventi del Papa (compresi quelli tenuti per la giornata diocesana o i vari interventi spagnoli) vi invitiamo a cliccare qui


MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA IV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU'

«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6)
Carissimi giovani!
Sono molto lieto di essere ancora una volta fra voi ad annunziare la celebrazione della IV Giornata Mondiale della Gioventù. Nel mio dialogo con voi, infatti, questa giornata occupa un posto privilegiato, perché mi offre la felice occasione di rivolgere la parola ai giovani non di un solo paese, ma di tutto il mondo, per dire a tutti e a ciascuno di voi che il Papa vi guarda con tanto amore e tanta speranza, che vi ascolta con molta attenzione e vuole rispondere alle vostre attese più profonde.
La Giornata Mondiale del 1989 avrà al suo centro Gesù Cristo, quale nostra via, verità e vita (cfr.Gv 18,6). Essa, pertanto, dovrà diventare per tutti voi la giornata di una nuova, più matura e più profonda scoperta di Cristo nella vostra vita.
Esser giovani costituisce già di per sé una singolare ricchezza, propria di ogni ragazzo e di ogni ragazza (cfr. «Epistula apostolica ad iuvenes internationali vertente anno iuventuti dicato», 3, die 31 mar. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 1 [1985] 760). Questa ricchezza consiste, fra l'altro, nel fatto che la vostra è un'età di molte importanti scoperte. Ciascuno e ciascuna di voi scopre se stesso, la propria personalità, il senso della propria esistenza, la realtà del bene e del male. Scoprite anche tutto il mondo che vi circonda - il mondo degli uomini e il mondo della natura. Ora, fra queste numerose scoperte non ne deve mancare una, che è di importanza fondamentale per ogni essere umano: la scoperta personale di Gesù Cristo. Scoprire Cristo sempre di nuovo e sempre meglio è l'avventura più meravigliosa della nostra vita. Perciò, in occasione della prossima Giornata della Gioventù, desidero porre a ciascuno e a ciascuna di voi alcune domande molto importanti ed indicarvi le risposte.
- Hai già scoperto Cristo, che è la via?
Sì, Gesù è per noi una via che conduce al Padre - la via unica. Chi vuole raggiungere la salvezza, deve incamminarsi per questa via. Voi giovani molto spesso vi trovate al bivio, non sapendo quale strada scegliere, dove andare; ci sono tante strade sbagliate, tante proposte facili, tante ambiguità. In tali momenti non dimenticate che Cristo, col suo Vangelo, col suo esempio, con i suoi comandamenti, è sempre e solo la via più sicura, la via che sbocca in una piena e duratura felicità.
- Hai già scoperto Cristo, che è la verità?
La verità è l'esigenza più profonda dello spirito umano. Soprattutto i giovani sono affamati della verità intorno a Dio e all'uomo, alla vita ed al mondo. Nella mia prima enciclica «Redemptor Hominis» ho scritto: «L'uomo che vuole comprendere se stesso fino in fondo, - non soltanto secondo immediati, parziali, spesso superficiali e perfino apparenti criteri e misure del proprio essere - deve, con la sua inquietudine e incertezza ed anche con la sua debolezza e peccaminosità, con la sua vita e morte, avvicinarsi a Cristo» («Redemptor Hominis, 10). Cristo è la parola di verità, pronunciata da Dio stesso, come risposta a tutti gli interrogativi del cuore umano. E' colui che ci svela pienamente il mistero dell'uomo e del mondo.
- Hai già scoperto Cristo, che è la vita?
Ciascuno di voi desidera tanto vivere la vita nella sua pienezza. Vivete animati da grandi speranze, da tanti bei progetti per l'avvenire. Non dimenticate, però, che la vera pienezza della vita si trova solo in Cristo, morto e risorto per noi. Solo Cristo è capace di riempire fino in fondo lo spazio del cuore umano. Egli solo dà la forza e la gioia di vivere, e ciò nonostante ogni limite o impedimento esterno.
Sì, scoprire Cristo è la più bella avventura della vostra vita. Ma non basta scoprirlo una volta sola. Ogni scoperta, che si fa di lui, diventa un invito a cercarlo sempre di più, a conoscerlo ancora meglio mediante la preghiera, la partecipazione ai sacramenti, la meditazione della sua Parola, la catechesi, l'ascolto degli insegnamenti della Chiesa. E', questo, il nostro compito più importante, come aveva capito molto bene san Paolo, quando scriveva: «Per me, infatti, il vivere è Cristo» (Fil 1,21).
2. Dalla nuova scoperta di Cristo - quando è autentica - nasce sempre, come diretta conseguenza, il desiderio di portarlo agli altri, cioè un impegno apostolico. Questa è appunto la seconda linea-guida della prossima Giornata della Gioventù.
Tutta la Chiesa è destinataria del mandato di Cristo: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15). Tutta la Chiesa, quindi, è missionaria ed evangelizzatrice, vivendo in continuo stato di missione (cfr. «Ad Gentes», 2). Essere cristiani significa essere missionari-apostoli (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 2). Non basta scoprire Cristo - bisogna portarlo agli altri!
Il mondo di oggi è una grande terra di missione, perfino nei Paesi di antica tradizione cristiana. Dappertutto oggi il neopaganesimo ed il processo di secolarizzazione costituiscono una grande sfida al messaggio evangelico. Ma, al tempo stesso, si aprono anche ai nostri giorni nuove occasioni per l'annuncio del Vangelo; si nota, ad esempio, una crescente nostalgia del sacro, dei valori autentici, della preghiera. Perciò, il mondo di oggi ha bisogno di molti apostoli - soprattutto di apostoli giovani e coraggiosi. A voi giovani spetta in modo particolare il compito di testimoniare la fede oggi e l'impegno di portare il Vangelo di Cristo - via, verità e vita - nel terzo millennio cristiano, di costruire una nuova civiltà che sia civiltà di amore, di giustizia e di pace.
Per ogni nuova generazione sono necessari nuovi apostoli. E qui sorge una speciale missione per voi. Siete voi giovani i primi apostoli ed evangelizzatori del mondo giovanile, tormentato oggi da tante sfide e minacce (cfr. «Apostolicam Actuositatem», 12). Principalmente voi potete esserlo, e nessuno può sostituirvi nell'ambiente dello studio, del lavoro e dello svago. Sono tanti i vostri coetanei che non conoscono Cristo, o che non lo conoscono abbastanza. Perciò, non potete rimanere silenziosi e indifferenti! Dovete avere il coraggio di parlare di Cristo, di testimoniare la vostra fede mediante il vostro stile di vita ispirato al Vangelo. San Paolo scrive: «Guai a me, se non predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16). Davvero, la messe evangelica è grande e ci vogliono tanti operai. Cristo si fida di voi e conta sulla vostra collaborazione. In occasione della prossima Giornata della Gioventù, vi invito quindi a rinnovare il vostro impegno apostolico. Cristo ha bisogno di voi! Rispondete alla sua chiamata col coraggio e con lo slancio proprio della vostra età.
3. Il famoso Santuario a Santiago di Compostela, in Spagna, costituirà un punto di riferimento assai importante per la celebrazione di questa giornata nel 1989. Come vi ho già annunciato, dopo la celebrazione ordinaria della vostra festa - la Domenica delle Palme - nelle Chiese particolari, io vi dò appuntamento proprio in quel Santuario, dove mi recherò, pellegrino come voi, il 19 e 20 agosto 1989; sono certo che non mancherete al mio invito, così come non siete mancati all'indimenticabile incontro di Buenos Aires, nel 1987.
L'appuntamento di Santiago vedrà comunque la partecipazione di tutta la Chiesa universale, sarà un momento di comunione spirituale anche con quelli tra di voi che non potranno essere fisicamente presenti. A Santiago i giovani rappresenteranno, infatti, le Chiese particolari di tutto il mondo, e il «Cammino di Santiago» e la spinta evangelizzatrice saranno patrimonio di voi tutti.
Santiago di Compostela è un luogo che ha svolto un ruolo di grande importanza nella storia del cristianesimo e, perciò, già di per sé trasmette a tutti un messaggio spirituale molto eloquente. Questo luogo è stato nei secoli «punto di attrazione e di convergenza per l'Europa e per tutta la cristianità... L'intera Europa si è ritrovata attorno alla "memoria" di Giacomo in quegli stessi secoli, nei quali essa si costruiva come continente omogeneo e spiritualmente unito» (cfr. «Allocutio Compostelae, in cathedrali templo sancti Iacobi, ad quosdam Europae civiles Auctoritates et Episcopos conferentiarum praesides habita», 1, die 9 nov. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 3 [1982] 1258).
Presso la tomba di san Giacomo vogliamo imparare che la nostra fede è storicamente fondata, e quindi non è qualcosa di vago e di passeggero: nel mondo di oggi, contrassegnato da un grave relativismo e da una forte confusione di valori, dobbiamo sempre ricordare che, come cristiani, siamo realmente edificati sulle stabili fondamenta degli apostoli, avendo Cristo stesso come pietra angolare (cfr. Ef 2,20).
Presso la tomba dell'apostolo, vogliamo anche accogliere di nuovo il mandato di Cristo: «Mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). San Giacomo, che fu il primo a sigillare la sua testimonianza di fede col proprio sangue, è per tutti noi un esempio ed un maestro eccellente.
Santiago di Compostela non è solo un Santuario, ma è anche un cammino, cioè una fitta rete di itinerari di pellegrinaggio. Il «Cammino di Santiago» fu per secoli un cammino di conversione e di straordinaria testimonianza della fede. Lungo questo cammino sorgevano i monumenti visibili della fede dei pellegrini: le chiese e numerosi ospizi.
Il pellegrinaggio ha un significato spirituale molto profondo e può costituire già di per sé un'importante catechesi. Infatti - come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II - la Chiesa è un Popolo di Dio in cammino, «alla ricerca della città futura e permanente» (cfr. «Lumen Gentium», 9). Oggi nel mondo la pratica del pellegrinaggio conosce un periodo di rinascita, soprattutto tra i giovani. Voi siete tra i più sensibili a rivivere, oggi, il pellegrinaggio come «cammino» di rinnovamento interiore, di approfondimento della fede, di rafforzamento del senso della comunione e della solidarietà con i fratelli, e come mezzo per scoprire le personali vocazioni. Sono certo che grazie al vostro entusiasmo giovanile il «Cammino di Santiago» riceverà quest'anno un nuovo e ricco sviluppo.
4. Il programma di questa giornata è molto impegnativo. Per raccoglierne i frutti, è perciò necessaria una specifica preparazione spirituale sotto la guida dei vostri pastori nelle diocesi, nelle parrocchie, associazioni e movimenti, sia per la Domenica delle Palme, sia per il pellegrinaggio a Santiago di Compostela nell'agosto 1989. All'inizio di questa fase preparatoria, mi rivolgo a tutti ed a ciascuno di voi con le parole dell'apostolo Paolo: «Camminate nella carità...; camminate da figli della luce» (Ef5,2.8). Entrate in questo periodo di preparazione con tali disposizioni di spirito!
Camminate, dunque, io dico a tutti voi, giovani pellegrini del «Cammino di Santiago». Cercate di ritrovare, durante i giorni del pellegrinaggio, lo spirito degli antichi pellegrini, coraggiosi testimoni della fede cristiana. In questo cammino imparate a scoprire Gesù che è la nostra via, verità e vita.
Desidero, infine, rivolgere una speciale parola di incoraggiamento ai giovani della Spagna. Questa volta sarete voi ad offrire ospitalità ai vostri fratelli e sorelle, provenienti da tutto il mondo. Vi auguro che questo incontro a Santiago lasci tracce profonde nella vostra vita e sia per tutti voi un potente fermento di rinascita spirituale.
Carissimi giovani, carissime giovani, concludo questo messaggio con un abbraccio di pace che desidero inviare a tutti voi, dovunque vi troviate. Affido il cammino di preparazione e di celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù 1989 alla speciale protezione di Maria, Regina degli apostoli, e di san Giacomo, venerato nei secoli presso l'antico Santuario di Compostela. La mia benedizione apostolica vi accompagni, in segno di incoraggiamento e di augurio, lungo tutto l'itinerario.
Dal Vaticano, il 27 novembre dell'anno 1988.
GIOVANNI PAOLO II

VISITA PASTORALE A SANTIAGO DE COMPOSTELA
PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
CELEBRAZIONE EUCARISTICA AL MONTE DE GOZO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Santiago de Compostela (Spagna) - Domenica, 20 agosto 1989

1. “Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno e si diranno l’un l’altro: Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore degli eserciti” (Zc 8, 20-21).
Saluto cordialmente tutti i presenti!
Abitanti di numerose città! Rappresentanti di molti popoli e nazioni! Giunti qui non soltanto dalla Galizia, da tutta la Spagna, dai paesi dell’Europa, dall’Atlantico fino agli Urali, ma anche dall’America del Nord e dall’America Latina, dal Medio Oriente, dall’Africa, dall’Asia e dall’Oceania.
Così come mi è gradito salutare i giovani che sono venuti da tante comunità parrocchiali e diocesane, da associazioni, movimenti e gruppi della Chiesa di Dio.
Saluto i giovani presenti a questa celebrazione eucaristica e tutti i vostri coetanei, ovunque si trovino.
Vi ho invitato a questo pellegrinaggio in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù dell’anno del Signore 1989. Vi ringrazio vivamente per la vostra presenza.
2. Questo luogo è legato alla memoria dell’apostolo di Gesù Cristo. Uno dei due figli di Zebedeo: Giacomo, fratello di Giovanni. Attraverso il Vangelo conosciamo il nome di suo padre ed anche di sua madre. Sappiamo che lei si rivolse a Gesù in favore dei suoi figli: “di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno” (Mt 20, 21).
La madre si preoccupò di assicurare il futuro dei suoi figli. Osservava tutto quello che faceva Gesù; aveva visto il potere divino che contrassegnava la sua missione. Credeva certamente che egli era il Messia annunciato dai profeti. Il Messia che doveva ristabilire il regno di Israele (cf. At 1, 6).
Non bisogna meravigliarsi del comportamento di questa madre. Non bisogna meravigliarsi di una figlia di Israele che amava il suo popolo. E amava i suoi figli. Desiderava per loro ciò che riteneva un bene.
3. Ecco qui Giacomo, figlio di Zebedeo, pescatore come suo padre e suo fratello; figlio di una madre risoluta.
Giacomo seguì Gesù di Nazaret. Quando il Maestro, rispondendo alla richiesta di sua madre, chiese: “Potete bere il calice che io sto per bere?” (Mt 20, 22), Giacomo e suo fratello Giovanni risposero senza esitazione “Lo possiamo” (Mt 20, 22).
Questa non è una risposta calcolata, ma piena di fiducia.
Giacomo non sapeva ancora, o comunque non lo sapeva in maniera totale, cosa volesse dire questo “calice”. Cristo parlava del calice che lui stesso avrebbe dovuto bere; il calice che avrebbe ricevuto dal Padre.
Giunse il momento nel quale Cristo realizzò ciò che aveva annunciato: bevve fino all’ultima goccia il calice che il Padre gli aveva dato.
In realtà, sul Golgota, Giacomo non stava con il suo Maestro. Né tanto meno stava Pietro né gli altri apostoli. Insieme alla Madre di Cristo restò soltanto Giovanni; solamente lui.
Tuttavia più tardi tutti compresero - e Giacomo comprese - la verità sul “calice”. Comprese che Cristo doveva berlo fino all’ultima goccia. Comprese che era necessario che soffrisse tutto ciò; che patisse la morte in Croce . . .
Cristo, infatti, il Figlio di Dio, “non è venuto per essere servito, ma per dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20, 28).
Cristo è il servo della Redenzione umana!
Perciò: “colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo” (Mt 20, 26).
4. Lungo i secoli gente di molte città e di molte nazioni è venuta in pellegrinaggio fin qui; anche l’Apostolo al quale Cristo aveva detto: “berrai il mio calice”.
I giovani sono venuti in pellegrinaggio per apprendere vicino alla tomba dell’Apostolo questa verità evangelica: “colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo”.
In queste parole vi è il criterio essenziale della grandezza dell’uomo. Questo criterio è nuovo. Lo fu al tempo di Cristo e continua ad esserlo dopo duemila anni.
Questo criterio è nuovo. Implica una trasformazione, un rinnovamento dei criteri con i quali si governa il mondo. “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi” (Mt 20, 25-26).
Il criterio con il quale è governato il mondo è il criterio del successo. Avere il potere . . . Avere il potere economico, per mettere in evidenza la subordinazione degli altri. Avere il potere culturale per manipolare le coscienze. Usare e abusare!
Questo è lo “spirito di questo mondo”.
Questo significa forse che il potere in se stesso è male? Che l’economia - l’iniziativa economica - in se stessa è male?
No! Assolutamente. Entrambe possono essere anche un modo di servire. Questo è lo spirito di Cristo, la verità del Vangelo. Questa verità e questo spirito sono testimoniati nella cattedrale di Santiago de Compostela dall’Apostolo, che - secondo il desiderio di sua madre - avrebbe dovuto essere il primo; ma - seguendo Cristo - si fece servo.
5. Perché siete qui voi, giovani degli anni novanta e del XX secolo? Non sentite forse anche dentro di voi “lo spirito di questo mondo” che, nella misura in cui questa epoca è ricca di strumenti d’uso e di abuso, lotta contro lo spirito del Vangelo?
Non siete forse venuti qui per convincervi definitivamente che “essere grandi” significa “servire”? Ma . . . siete disposti a bere questo calice? Siete disposti a lasciarvi penetrare dal corpo e dal sangue di Cristo, per morire all’uomo vecchio che è in noi e risuscitare con lui? Sentite la forza del Signore per farvi carico dei sacrifici, delle sofferenze e delle “croci” che pesano sui giovani disorientati circa il senso della vita, manipolati dal potere, disoccupati, affannati, travolti dalla droga e dalla violenza, schiavi dell’erotismo che si diffonde ovunque? Sapete che il giogo di Cristo è soave . . . E che solo in lui avremo il cento per uno, qui ed ora, e infine la vita eterna?
6. Perché siete qui voi, giovani degli anni novanta e del XX secolo? Non sentite anche dentro di voi “lo spirito di questo mondo”?
Non siete venuti forse - torno a ripetervelo - per convincervi definitivamente che “essere grandi” significa “servire”? Questo “servizio” non è certamente un mero sentimento umanitario. Né la comunità dei discepoli di Cristo è una agenzia di volontariato e di aiuto sociale. Un servizio di questa natura resterebbe limitato all’orizzonte dello “spirito di questo mondo”. No! Si tratta di molto di più. La radicalità, la qualità e il destino del “servizio” al quale tutti siamo chiamati si inquadra nel mistero della Redenzione dell’uomo. Perché siamo stati creati, siamo stati chiamati, siamo stati destinati, innanzitutto e soprattutto, a servire Dio, ad immagine e somiglianza di Cristo che, come Signore di tutto il creato, centro del cosmo e della storia, manifestò la sua regalità mediante l’obbedienza fino alla morte, essendo stato glorificato nella Risurrezione (cf. Lumen Gentium, 36). Il Regno di Dio si realizza attraverso “questo servizio” che è pienezza e misura di ogni servizio umano. Non agisce con il criterio degli uomini mediante il potere, la forza e il denaro, chiede a ciascuno di noi la totale disponibilità a seguire Cristo, il quale “non è venuto per essere servito, ma per servire”.
Vi invito, cari amici, a scoprire la vostra autentica vocazione per collaborare alla diffusione di questo Regno della verità e della vita, della santità e della grazia, della giustizia, dell’amore e della pace. Se veramente desiderate servire i vostri fratelli, lasciate che Cristo regni nei vostri cuori, che vi aiuti a capire e a crescere nel dominio di voi stessi, che vi fortifichi nelle virtù, che vi riempia soprattutto della sua carità, che vi porti per il cammino che conduce alla “condizione dell’uomo perfetto”. Non abbiate paura di essere santi! Questa è la libertà con cui Cristo ci ha liberato (cf. Gal 5, 1). Non come la promettono con illusione ed inganno i poteri di questo mondo: una totale autonomia, una rottura da ogni appartenenza in quanto creature e figli, un’affermazione di autosufficienza, che ci lascia indifesi dinanzi ai nostri limiti e alle nostre debolezze, soli nel carcere del nostro egoismo, schiavi dello “spirito di questo mondo”, condannati alla “schiavitù della corruzione” (Rm 8, 21).
Perciò, chiedo al Signore che vi aiuti a crescere in questa “autentica libertà”, come criterio fondamentale ed illuminante di giudizio e di scelta nella vita. Questa stessa libertà orienterà la vostra condotta morale nella verità e nella carità. Vi aiuterà a scoprire l’amore autentico, non corrotto da un permissivismo alienante e deleterio. Vi renderà persone aperte a un’eventuale chiamata alla donazione totale nel sacerdozio o nella vita consacrata. Vi farà crescere in umanità mediante lo studio e il lavoro. Animerà le vostre opere di solidarietà e il vostro servizio ai bisogni nel corpo e nell’anima. Vi trasformerà in “signori” per servire meglio e non essere “schiavi”, vittime e seguaci dei modelli dominanti negli atteggiamenti e nei comportamenti.
7. Servire: essere uomo per gli altri.
Questa è anche la verità, che l’apostolo Paolo insegna in modo eloquente, nella seconda lettura della liturgia di questo giorno.
“Non valutatevi più di quanto è conveniente, ma valutatevi in maniera da avere di voi un giusto concetto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato” (Rm 12, 3).
E l’Apostolo aggiunge:
“abbiamo pertanto doni diversi” (Rm 12, 6).
Sì! È necessario conoscere esattamente che doni ti ha concesso Dio in Cristo. È necessario conoscere bene il dono ricevuto, per saperlo dare agli altri. Per contribuire al bene comune.
Sì. È necessario sapere bene quali doni ti ha concesso Dio in Cristo. È necessario conoscere bene il dono ricevuto nella propria esperienza di vita familiare e parrocchiale, nella partecipazione associativa, nella fioritura carismatica dei movimenti, per saperlo dare agli altri. Per arricchire così la comunione e l’impulso missionario della Chiesa. Per essere testimoni di Cristo nel quartiere e nella scuola, nell’università e nella fabbrica, nei luoghi di lavoro e di divertimento . . . Per contribuire al bene comune, come servitori esperti di crescita in umanità, di dignità e solidarietà, nelle quali i giovani siano autentici protagonisti di forme di vita più umane.
8. Questo insegna l’Apostolo. E ciò che dice non è un semplice insegnamento, ma un fervente invito.
“La carità non abbia finzioni: fuggite il male con orrore, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nello zelo; siate invece ferventi nello spirito, servite il Signore. Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità” (Rm 12, 9-13).
Non lo dice particolarmente a voi? Ai giovani? Il vostro essere giovani non vi rende sensibili precisamente a questo programma di vita e di comportamento? A questo mondo di valori?
Non vi apre verso questo mondo? E se, per caso, avvertite le resistenze che vengono dal di dentro, o anche dal di fuori, il vostro essere giovani non è disposto a lottare proprio per una simile “forma” di vita?
Questa forma è stata data alla vita umana da Cristo. Egli sa cosa vi è nell’uomo (cf. Gv 2, 25).
“Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (Gaudium et Spes, 22).
Amati giovani, lasciatevi prendere da lui! Soltanto Cristo è la via, la verità e la vita come, nella mirabile sintesi evangelica, proclama il motto della nostra Giornata Mondiale.
O monte della Gioia, dove si radunavano i pellegrini, fa’ che ricordiamo una delle caratteristiche più belle di Santiago del suo cammino: l’universalità.
Vi invito a mantenervi, come avete sempre fatto, nei vincoli della cattolicità.
9. Siete venuti in pellegrinaggio fin qui, alla tomba dell’Apostolo, il quale può confermare in prima persona, per così dire, la verità sulla vocazione dell’uomo, il cui punto di riferimento è Cristo. Venite per trovare la vostra personale vocazione.
Vi accostate all’altare per offrire, con il pane e il vino, la vostra giovinezza, la ricerca della verità, così come il buono e il bello che è in voi.
Tutta questa inquietudine creativa.
Tutte le sofferenze dei vostri giovani cuori.
10. Stando con voi, voglio dirvi con il salmista: Ecco che “la terra ha dato i suoi frutti” (Sal 67, 7), il frutto più prezioso: l’uomo, la gioventù umana.
Risplenda dinanzi a voi il volto di Dio, che si riflette nel volto umano di Cristo, redentore dell’uomo.
“Esultino le genti e si rallegrino” (Sal 67, 5).
Che i vostri coetanei, nel vedere il vostro pellegrinaggio possano esclamare: “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi” (Zc 8, 23).
Questo vi augura il Papa, il Vescovo di Roma, che ha partecipato con voi a questo pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

IV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
GIOVANNI PAOLO II
ANGELUS
Santiago de Compostela (Spagna) - Domenica, 20 agosto 1989

“Respice stellam, voca Mariam!”.
Guarda la stella, invoca Maria! 

Come conclusione di questa quarta Giornata Mondiale della Gioventù, reciteremo ora la bella preghiera mariana dell’Angelus. Con essa affidiamo alla Madre celeste le intenzioni e i propositi che hanno accompagnato il nostro pellegrinaggio in questa ospitale città di Santiago de Compostela.
1. Amatissimi giovani, siete venuti, numerosissimi da tante nazioni e città. Molti di voi con enorme sacrificio. Desidero ringraziarvi di cuore per questo gesto. Ma questo doveroso ringraziamento voglio estenderlo anche ai vostri cari, che vi hanno permesso di intraprendere il percorso iacopeo e la strada di Santiago, così come agli organizzatori delle diverse manifestazioni ed attività. Grazie, molte grazie a tutti!
2. Vi esorto ora a volgere il vostro cuore e il vostro sguardo alla beata Vergine Maria, guida e faro splendente nel mare della vita. Tra poco, l’invocheremo tutti insieme, con serena fiducia, perché confermi i nostri desideri, ora che sta per concludersi questo importante incontro, insieme al ricordo dell’apostolo Giacomo. Questo pellegrinaggio deve rafforzare nel nostro intimo, con l’aiuto materno della “Stella del mattino”, il “nuovo mattino” cui l’umanità anela incessantemente, la salda convinzione che Gesù Cristo è “la Via, la Verità e la Vita”. Soltanto lui dà pieno senso alla storia umana.
Maria, la credente per antonomasia, è “figura della Chiesa nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo” (Lumen Gentium, 63). Perciò la figura singolare della Vergine sia esempio per tutti i fedeli, in modo particolare per voi, amati giovani. Nostra Signora è proposta dalla Chiesa come modello di vita; una vita in funzione della volontà di Dio. Il suo pellegrinare per il cammino dell’esistenza terrena fu un “sì” deciso, totale e responsabile alle indicazioni del Signore. Ricordiamo Nazaret, Betlemme, la fuga in Egitto. Cana di Galilea, il Golgota, la Pentecoste nel Cenacolo di Gerusalemme. Sono tappe di un pellegrinaggio compiuto con profonda fede. Beata sei tu, Maria, perché hai creduto . . ., per questo tutte le generazioni ti chiameranno beata! (cf. Lc 1, 45. 48).
Voi avete deciso di seguire Gesù, il Figlio di Dio. Quante volte la Madre ci ha portato amorosamente a suo Figlio! Per Maria a Gesù! La Vergine, dal cielo, vi guarda con affetto e vi protegge nelle vicissitudini della vita. Madre dell’umanità redenta, esempio di amore, di abnegazione e di servizio, fa’ che questi tuoi figli che ti invocano come Madre, dopo il pellegrinaggio terreno, siano degni di stare con te nel Regno della vita!
È sempre più necessario che anche nei luoghi più nascosti del mondo vi siano testimoni, testimoni giovani, del Vangelo, senza paura o timore dinanzi alle situazioni e alle circostanze avverse, che sappiano vivere con coerenza le esigenze della fede, con lo sguardo fisso alla santificazione personale e all’esercizio della carità fraterna.
Che questa giornata vi spinga a collaborare decisamente al disegno salvifico di Dio, in un mondo religiosamente secolarizzato e socialmente frammentato, perché la buona Novella della salvezza giunga a tutti gli uomini. Annunciate con decisione la verità unica di Cristo!
3. “Respice stellam, voca Mariam”.
Guarda la stella, invoca Maria!
La Vergine sia ora e sempre vostra stella e protezione. Amatela come Madre, quale è. Madre di Cristo e Madre nostra! E che san Giacomo renda voi testimoni fedeli e decisi; testimoni del perdono, della pace e della misericordia; testimoni che preferiscono costruire sulla base solida dell’amore e della bontà; testimoni che aspettano con pazienza e, a volte, dolente fiducia la venuta del Signore.
Madre di tutti gli uomini, insegnaci a dire “Amen”!
Al termine il santo Padre ha così parlato a un gruppo di giovani libanesi:
Vi ringrazio per il messaggio che mi avete appena consegnato. Sono vivamente addolorato per il fatto che, nonostante gli sforzi effettuati durante quest’ultima settimana, anche da parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, i bombardamenti continuino a provocare vittime e sofferenze tra l’amatissimo popolo libanese. Sembra che l’intenzione voglia essere quella di distruggere la città di Beyrout e, in modo particolare, le zone abitate dai cristiani.
Nel nome di Dio, rinnovo alle autorità responsabili il mio pressante appello alla riconciliazione e all’immediato cessate il fuoco, per poter iniziare un dialogo che porti a un accordo nel quale siano presi nella dovuta considerazione tutti i legittimi diritti storici e religiosi di tutte le parti in causa, ridando a tutta la popolazione, senza discriminazione alcuna, la speranza di poter vivere in un clima di pace e di reciproco rispetto.

Cari giovani, vi ringrazio per questa vostra presenza così numerosa e così significativa; vi ringrazio per la vostra splendida testimonianza di fede viva e vibrante. Abbiate sempre dentro di voi la gioia di questa fede! Fatela trasparire! Diffondetela attorno a voi: sarà il frutto più bello di questo mirabile pellegrinaggio presso la tomba di San Giacomo.
Chers amis de langue française, au moment de nous quitter, je vous remercie de tout cœur de votre participation enthousiaste à cette rencontre inoubliable. Maintenant, je vous encourage vivement à porter à tous vos frères et sœurs la Bonne Nouvelle que Jésus-Christ est le Chemin, la Vérité et la Vie. Comme l’Apôtre saint Jacques, soyez vous aussi des témoins du Christ avec toute l’ardeur et la générosité de votre jeunesse. Le Pape vous aime. Allez dans la paix du Christ!
Dear young people! I thank you for being here and for taking part in this great experience of prayer and friendship in Christ. I ask you to be witnesses to all whom you meet of the love of God and the faith that we have shared.
Drodzy młodzi pielgrzymi z Polski i środowisk polonijnych, serdecznie Was pozdrawiam i dziękuję Wam za uczestnictwo w tegorocznym Światowym Dniu Młodzieży w Santiago de Compostela. Wasze pielgrzymowanie do miasta świętego Jakuba wymagało wiele wysiłku, poświęcenia, ofiar, wyrzeczeń, samozaparcia i wytrwałości. Z młodzieńczym entuzjazmem pokonaliście wszystkie trudności i znaleźliście się tu wespół z tylu Waszymi rówieśnikami z różnych stron świata, aby u grobu Apostoła i Męczennika odczytywać na nowo własne powołanie, utwierdzać się w nim, uczyć się prawdy ewangelicznej o istotnym kryterium wielkości człowieka: “kto by chciał stać się wielkim, niech będzie jako sługa”;  aby stąd wynieść to przekonanie, że być wielkim to znaczy “służyć”, czyli być człowiekiem dla drugich na wzór Chrystusa.
Zanieście do Waszych domów, rodzin, środowisk, uczelni i parafii to bogactwo przeżyć duchowych, które stały się Waszym udziałem w tych dniach.
Bogarodzica Dziewica, przedziwnie obecna w zbawczym posłannictwie Chrystusa, niech będzie Wam gwiazdą przewodnią w ziemskim pielgrzymowaniu wiary, nadziei, miłosci i doskonałego zjednoczenia z Chrystusem, który jest naszą drogą, prawdą i życlem.
Błogosławię Wam wszystkim w imię Trójcy Przenajświętszej.

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana 


domenica 4 marzo 2012

Questi è il mio figlio prediletto. Ascoltatelo!

Inizio oggi una nuova rubrica, che ci accompagnerà per i prossimi sabati nel periodo quaresimale, in cui metterò delle riflessioni sulle varie domeniche quaresimali tratte dal libretto "Cristo, mia Speranza, è risorto!" edito lo scorso anno dalla casa editrice San Paolo e scritto da Don Giuseppe Turani (che ringrazio pubblicamente per la cortesia e per l'autorizzazione all'uso del suo libricino)

Annunciare

La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor è il segno del compimento del destino dell'uomo. Per gli apostoli presenti alla trasfigurazione l'essenziale non è tanto l'aver visto Cristo nella gloria, quanto l'aver udito dal Padre questo invito: "Ascoltatelo!"
Solo nell'ascolto si può affermare con Paolo: "per me vivere è Cristo!".
Questo è il messaggio della trasfigurazione: ascoltare Cristo, per essere come Lui. L'ascolto caratterizza l'esperienza del credente, perché il Signore parla e si fa conoscere attraverso la luce della parola
[...] Senza la Parola, l'esperienza dei credenti a cosa si riduce? Al ripetersi di un rito, che non riesce a iscriversi nel circuito della vita quotidiana. [...] La Parola accompagna il ritmo dell'esistenza e le stagioni della vita [...] Non mancano anche oggi persone che si lasciano folgorare dalla Parola di Dio dimostrando ciò che lo Spirito è in grado di fare in chi si apre seriamente all'ascolto e all'amore

Celebrare


La celebrazione dell'Eucarestia è composta dalla mensa della Parola e dalla mensa eucaristica, ma la presenza è unica: Gesù Cristo.
Il momento privilegiato dell'ascolto è la liturgia della parola. Si tratta di un momento in cui ci si pone di fronte a una presenza: si ascolta e si riceve come Parola dello stesso Dio la Parola che viene proclamata. La Costituzione Sacrosanctum Concilium attesta che egli "è presente nella sua Parola, giacchè è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura". [...]
Quali effetti produce la Parola? Per rispondere a tale interrogativo ci lasciamo aiutare da un'immagine che mette in evidenza il "circolo" della parola: essa discende, feconda, risale.
Discende: si apre una comunicazione tra Dio e il suo popolo. La parola esce "dalla bocca di Dio" e discende per raggiungere le nostre orecchie; noi le ascoltiamo e ne assimiliamo il significato: non si tratta di semplici suoni, ma di parole articolate in un linguaggio che comprendiamo
Feconda: la Parola viene deposta in noi, ci raggiunge nel cuore [...] provocando un movimento. Non si tratta di comprenderla in senso concettuale, ma di essere "toccati", provocati allo stupore, all'abbandono, alla lotta interiore e alla resistenza per la chiamata a un cambiamento di vita.
Risale: la Parola ascoltata, una volta entrata nel cuore, non si ferma: c'è anche una risalita, sia attraverso la nostra bocca che risponde, sia attraverso tutto il nostro essere che è portato ad agire in modo nuovo.
[...] La Chiesa è un popolo in ascolto di Dio che parla. In tal senso, durante la celebrazione, va in tutto favorito un atteggiamento personale di ascolto, fatto di apertura del cuore e di apertura agli altri. [...] L'ascolto non è un atto passivo, ma operativo e fecondo. La Parola di Dio accolta come un seme è destinata a crescere e a produrre molto frutto

Testimoniare


“Accompagnato da mons. Hesayne, sono andato a visitare una città simile alla nostra Cortina d’Ampezzo: si chiama Bariloche. C’è la Bariloche bene, con i grandi palazzi dei grossissimi proprietari terrieri dell’Argentina, di tutti i ras che vanno lì. E c’è la Bariloche povera, dei quartieri squallidi: in questa sono andato con due sacerdoti. E’ una cosa incredibile: quanta miseria, quanta povertà ho toccato con mano! Bambini cileni, boliviani, famiglie distrutte…
Faceva freddo, era il mese di ottobre (che là corrisponde al nostro mese di marzo) e si vedevano le montagne innevate, lo ricordo bene. Nel fango c’erano bambini a piedi scalzi, rossi per il freddo, che facevano volare i loro aquiloni. Era un tramonto limpidissimo.
Ho “catturato” un bambino con alcune caramelle e gli ho chiesto: “Dove abiti?”. Mi ha condotto in una stamberga fatta di lamiere contorte. 
Sono entrato: c’era una donna con un bambino in braccio, sudamericana, gli occhi profondissimi; aveva trentadue anni ma ne dimostrava cinquanta e aveva dodici figli. Nella casupola fatta di lamiere non c’era nulla, solo un caminetto acceso, un televisore spento e un tavolino. Ho capito che, la notte, quello diventava il loro dormitorio; forse dormivano uno sull’altro.
In quella miseria così squallida ho visto sul tavolo un libro in spagnolo: Il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Ho guardato quella donna e le ho detto: “Voi leggete il Vangelo?” 
Con un sorriso che non dimenticherò mai, mi ha risposto: “Unico consuelo por nuestra pobreza” (ricordo bene queste parole, non so se le dico bene, in spagnolo): “Il Vangelo è l’unica consolazione, l’unico sostegno per la nostra povertà”.
Quando sono uscito, i bambini continuavano a far volare i loro aquiloni: a me sembrava che avessero ritagliato gli aquiloni sulle pagine del Vangelo, per annunciare alla Bariloche dei ricchi il Vangelo della liberazione”.




Tonino Bello

La parola del Papa: l'angelus del 4 marzo


Cari fratelli e sorelle!
Questa domenica, la seconda di Quaresima, si caratterizza come domenica della Trasfigurazione di Cristo. Infatti, nell’itinerario quaresimale, la liturgia, dopo averci invitato a seguire Gesù nel deserto, per affrontare e vincere con Lui le tentazioni, ci propone di salire insieme a Lui sul “monte” della preghiera, per contemplare sul suo volto umano la luce gloriosa di Dio. L’episodio della trasfigurazione di Cristo è attestato in maniera concorde dagli Evangelisti Matteo, Marco e Luca. Gli elementi essenziali sono due: anzitutto, Gesù sale con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni su un alto monte e là «fu trasfigurato davanti a loro» (Mc 9,2), il suo volto e le sue vesti irradiarono una luce sfolgorante, mentre accanto a Lui apparvero Mosè ed Elia; in secondo luogo, una nube avvolse la cima del monte e da essa uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato; ascoltatelo!» (Mc 9,7). Dunque, la luce e la voce: la luce divina che risplende sul volto di Gesù, e la voce del Padre celeste che testimonia per Lui e comanda di ascoltarlo.
Il mistero della Trasfigurazione non va staccato dal contesto del cammino che Gesù sta percorrendo. Egli si è ormai decisamente diretto verso il compimento della sua missione, ben sapendo che, per giungere alla risurrezione, dovrà passare attraverso la passione e la morte di croce. Di questo ha parlato apertamente ai discepoli, i quali però non hanno capito, anzi, hanno rifiutato questa prospettiva, perché non ragionano secondo Dio, ma secondo gli uomini (cfr Mt16,23). Per questo Gesù porta con sé tre di loro sulla montagna e rivela la sua gloria divina, splendore di Verità e d’Amore. Gesù vuole che questa luce possa illuminare i loro cuori quando attraverseranno il buio fitto della sua passione e morte, quando lo scandalo della croce sarà per loro insopportabile. Dio è luce, e Gesù vuole donare ai suoi amici più intimi l’esperienza di questa luce, che dimora in Lui. Così, dopo questo avvenimento, Egli sarà in loro luce interiore, capace di proteggerli dagli assalti delle tenebre. Anche nella notte più oscura, Gesù è la lampada che non si spegne mai. Sant’Agostino riassume questo mistero con una espressione bellissimadice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore» (Sermo 78, 2:PL 38, 490).
Cari fratelli e sorelle, tutti noi abbiamo bisogno di luce interiore per superare le prove della vita. Questa luce viene da Dio, ed è Cristo a donarcela, Lui, in cui abita la pienezza della divinità (cfr Col2,9). Saliamo con Gesù sul monte della preghiera e, contemplando il suo volto pieno d’amore e di verità, lasciamoci colmare interiormente della sua luce. Chiediamo alla Vergine Maria, nostra guida nel cammino della fede, di aiutarci a vivere questa esperienza nel tempo della Quaresima, trovando ogni giorno qualche momento per la preghiera silenziosa e per l’ascolto della Parola di Dio.

Dopo l'Angelus
Je suis heureux de saluer les jeunes de Dambach-la-Ville et d’Epfig et les lycéens de Saint-Vincent de Paul à Loos-les-Lille. Chers jeunes francophones, n’ayez pas honte d’être chrétiens et de vivre le Carême dans vos lieux de vie. Offrez chaque jour au Seigneur un temps de prière ; montrez-vous bons et charitables avec qui est dans le besoin ; et privez-vous, non de nourriture terrestre nécessaire à votre âge mais, de ce qui vous éloigne de Dieu et du prochain. Il existe d’innombrables manières de jeûner qui sont adaptées à tout âge. À l’exemple de la Vierge Marie, accueillez en vous la vie de Dieu, enracinez votre vie en Dieu ! Je souhaite à tous une belle montée vers Pâques !
I greet all the English-speaking pilgrims and visitors present at this Angelus prayer, especially students from the United States of America. In today’s Gospel, Jesus is transfigured, and shows his disciples that his Passion will lead to the Resurrection. By God’s grace, may our Lenten observance lead to a renewal of his radiance within us.  Upon you and your loved ones, I invoke God’s abundant blessings!
Mit Freude grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Die Fastenzeit bietet uns eine besondere Gelegenheit, unsere Freundschaft mit Gott zu vertiefen. Er spricht zu uns, wenn wir mit ihm sprechen. Er segnet uns, wenn wir danach trachten, seinen Willen zu tun. In der ersten Lesung dieses Sonntags hören wir von Abraham, von seinem Glauben und von seinem Vertrauen in die Verheißungen Gottes. Abraham hört auf Gott und läßt sich von seiner Weisung  leiten. Nehmen wir uns diesen großen betenden und glaubenden Menschen zum Vorbild, daß auch wir in den vielfältigen Erfahrungen unseres Lebens  immer die gütige Hand des himmlischen Vaters suchen und daß wir sie auch erkennen können. Der Herr begleite euch auf allen euren Wegen.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los jóvenes de Ibiza, Santa Eulalia y Formentera que se preparan para recibir la Confirmación, así como a los grupos parroquiales de Sevilla y Madrid. El momento de la transfiguración del Señor, que nos relata el Evangelio de hoy, es una invitación a poner los ojos en el esplendor de la gloria divina, que Jesús nos ha traído y hacia la cual hemos de caminar, siguiendo sus palabras y su ejemplo. Que, en este tiempo de Cuaresma, todos nos sintamos animados por la gloria de la Pascua, y fortalecidos por la Palabra de Dios en el camino de conversión para llegar a ella. Feliz domingo.
Serdecznie pozdrawiam Polaków uczestniczących w modlitwie „Anioł Pański”. „Daj świadectwo miłości i pomóż Kościołowi w krajach misyjnych” – to hasło Niedzieli „Ad Gentes”, którą dzisiaj obchodzicie w Polsce. Niech będzie ono zachętą dla wszystkich do duchowego i materialnego wspierania misyjnego dzieła Kościoła. Wszystkim, którzy przez modlitwę i jałmużnę wspierają to dzieło, a szczególnie misjonarzom i misjonarkom, z serca błogosławię.
[Saluto cordialmente tutti i Polacchi partecipanti alla preghiera dell’ Angelus. “Offri la testimonianza della carità e aiuta la Chiesa nei paesi missionari” – ecco il motto della Domenica “Ad Gentes” che celebrate oggi in Polonia. Sia per tutti l’ispirazione all’aiuto spirituale e materiale alle opere missionarie della Chiesa. Benedico di cuore tutti coloro che con la loro preghiera e l’elemosina sostengono queste opere, in modo particolare i missionari e le missionarie.]
Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai trecento ragazzi cresimati della diocesi di Ravenna-Cervia, guidati dall’Arcivescovo Mons. Giuseppe Verucchi; come pure agli alunni delle scuole “San Giuseppe” di Bassano del Grappa, “Don Carlo Costamagna” di Busto Arsizio, “Santa Dorotea” di Montecchio Emilia e “Pietro Leone” di Caltanissetta. Saluto inoltre i fedeli di Sanguinetto, presso Verona, quelli della Val Tiglione e gli altri gruppi parrocchiali. A tutti auguro una buona domenica, una buona settimana. Grazie a voi per la presenza. Buona domenica!

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venerdì 2 marzo 2012

Conosciamo lo stato di Rio de Janeiro: i luoghi di interesse


Concludiamo oggi la nostra scoperta dello stato di Rio de Janeiro con la "visita" ai principali luoghi di interesse dello stato stesso. Da venerdì prossimo poi lancerò una nuova rubrica correlata alla quaresima, quindi per poter conoscere la città di Rio continuate a seguirci, in quanto arruverà...

Lo stato di Rio de Janeiro è famoso in tutto il mondo per via della sua capitale (a cidade maravilhosa, ovvero "la città meravigliosa") ricca di bellezze, artistiche, naturali, storiche e urbanistiche. Lo stato vanta però anche la città dei re del Brasile, Petropolis con tutti i monumenti riguardanti l'epoca reale e persino oggetti personali dei re.
Tra le altre città Cabo Frio e la vicina Armação dos Búzios, che attraggono sempre più turisti, per le loro bellezze architettoniche e naturali, tra le quali spiagge bellissime. Un'altra città interessante è Paraty, di antica origine, dove le strade della città vecchia sono state costruite dagli schiavi, interamente in pietra.
Rio de Janerio, la capitale, è la città più famosa del Brasile, le sue spiagge hanno fama internazionale (Ipanema, Copacabana), il suo stadio è più grande del mondo, il Maracanà, ha anche la foresta urbana più grande del mondo, "a Tijuca", e tesori architettonici.
Altra attrazione è Corcovado (monte gobbo) dove si trova il simbolo di Rio de Janeiro, O Cristo Redentor, punto panoramico dal quale si può vedere tutta la città.