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sabato 31 marzo 2012

Versato per molti

Anche per la domenica delle palme vogliamo proseguire con le nostre riflessioni tratte dal volume "Cristo, mia speranza, è risorto!" di Don Giuseppe Turani

Annunciare


Gesù prima di morire in croce e di lasciare la terra dopo la sua risurrezione, volle continuare la sua presenza nel mondo con l'istituzione dell'ultima cena. La Chiesa, voluta da Cristo, ha compreso il valore di quel momento e ha iniziato a riunirsi nel giorno del Signore per ascoltare la Parola e realizzare il comando di Cristo: "fate questo in memoria di me".  [...] L'ultima cena è l'ultima Pasqua di Gesù, il banchetto in cui ci si nutre di lui, si fa memoria della sua passione, ci si inebria del suo Spirito e si riceve la garanzia della gloria futura. Se ogni religione prevede un sacrificio dell'uomo a Dio, il cristianesimo si fonda sul sacrificio di Dio all'uomo[...].
Nell'ultima cena Gesù prende il pane e il vino, non il frumento e l'uva, che sono frutti della terra; in altre parole non i frutti della natura, ma quelli che l'uomo, con la sua storia e la sua cultura, ha raccolto e lavorato. Tutto ciò che fa parte della natura e della vita dell'uomo è assunto nel corpo di Gesù e viene ridonato a noi come cibo.
Gesù spezza il pane per condividerlo. Il dono d'amore diventa capacità di donare, perché uno ama se ha fatto propria l'esperienza di essere amato.
L'Eucarestia di cui ci nutriamo ogni domenica dovrebbe irradiare tanto amore da spezzare ogni odio, rancore, e demolire tutti i muri ideologici e materiali che l'uomo costruisce. L'amore ricevuto, infatti, è provocazione continua che apre al dialogo, alla relazione, alla piena condivisione e alla costruzione di un mondo di pace e di giustizia. In tal senso, l'Eucarestia è un cibo necessario a tutti e in ogni celebrazione tutti dovrebbero comunicarsi alla mensa eucaristica [...].

Celebrare


Celebrare l'Eucarestia è rendere grazie e lode a Dio Padre per il dono di Gesù suo figlio. Rendere grazie è qualcosa di più che benedire.
[...] Parlare di Eucarestia è molto diverso che parlare di Messa. Preghiera eucaristica è il nome proprio, e molto espressivo, di quell'elemento rituale che manifesta la lode per ciò che Dio è in sé: sviluppandosi come un inno di grazie, la preghiera si trasforma in domanda perché quanto il Padre ha operato nel passato trovi la sua attuazione nell'oggi, fino al compimento finale nel regno dei cieli. [...]
La preghiera eucaristica si compone di elementi importanti dal punto di vista della regia liturgica, facendoci entrare in un movimento ascensionale che simboleggia e costituisce il vertice della liturgia. I due attori (termine improprio ma indicativo) principali della preghiera eucaristica sono chi presiede e l'assemblea. [...] La preghiera eucaristica non è una preghiera privata del celebrante - solista, poiché egli prega in nome di tutti e, nel rivolgersi a Dio in Cristo, dialoga con l'assemblea. L'intento è che il testo sia perfettamente compreso, ascoltato e dunque partecipato dall'assemblea stessa. [...] La preghiera eucaristica non è, quindi, un puro atto sacerdotale, inteso in senso strettamente ministeriale, ma un gesto di tutta la Chiesa. In essa ciascuno compie soltanto, ma integralmente, ciò che gli compete, tenuto conto del posto occupato all'interno del popolo di Dio [...]. La forma in cui l'assemblea adempie il suo sacerdozio regale è così articolata: ascolto rispettoso e attento, dialogo con chi presiede, canto delle acclamazioni, posizione del corpo vigile e orante. La partecipazione profonda non avviene se non passa attraverso tutta la persona e le relazioni tra le persone. Sarebbe ingenuo spiritualismo pensare che la sola devozione interiore e solitaria risponda a queste esigenze. La lode e il rendimento di grazie circolano dunque attraverso le parole, il silenzio, i gesti, lo spazio e il tempo della preghiera eucaristica. [...]

Testimoniare


“La religione cattolica ci nutre sulla via della croce, sul cammino dell’imitazione di nostro Signore Gesù, con un cibo mirabile e divino che è nostro pane quotidiano e nostra “vita”nostro pane quotidiano e nostra “vita”. Questo cibo, questo vero “pane quotidiano”, questa “vita” è la santa Eucarestia: Gesù stesso, Dio e uomo, che si consegna totalmente a noi, tal quale egli è ora in cielo, sotto l’apparenza di una piccola ostia. Nella santa comunione, Dio entra in noi corporalmente; noi tocchiamo con la nostra bocca il Corpo di nostro Signore Gesù così come lo toccarono le labbra di Maria, di Giuseppe, della Maddalena; entra in noi così come riposò nel seno di Maria; s’unisce a noi nel più casto dei matrimoni, diventando lo Sposo divino delle nostre anime, donandosi, consegnandosi, abbandonandosi a noi, da possedere e da amare, nel tempo e nell’eternità. L’Eucarestia è Gesù bambino che ci tende le braccia dalla sua mangiatoia per offrirci e per chiedere un bacio; è Gesù che diventa nostro Sposo e che si unisce a noi in un’unione infinitamente casta ed infinitamente stretta, diventando una sola cosa con noi grazie a un miracolo di potenza e d’amore. L’Eucarestia non è soltanto la comunione, il bacio di Gesù, il matrimonio con Gesù: è anche il Tabernacolo e l’Ostensorio, Gesù presente sui nostri altari “per tutti i giorni sino alla consumazione dei secoli”, vero Emmanuele, vero “Dio con noi”, che si presenta in ogni ora, in tutte le parti della terra, ai nostri sguardi, alla nostra adorazione ed al nostro amore, e che trasforma con questa presenza perpetua la notte della nostra vita in un’illuminazione deliziosa. Quanto la santa Eucarestia deve renderci teneri, buoni verso tutti gli uomini, è ugualmente chiaro: questa lingua che ha toccato Dio, dirà altre cose che parole degne della carità divina? E di qual rispetto la santa Eucarestia ci riempie verso gli altri cristiani? Quale venerazione non dobbiamo avere per tutti quelli che l’hanno ricevuta? Quale carità, quale religioso rispetto, quali cure premurose non dobbiamo avere per queste anime e questi corpi di cristiani in cui Gesù è entrato? L’Eucarestia è Dio con noi, Dio in noi. E’ Dio che si dà perennemente a noi, da amare, adorare, abbracciare e possedere. A Lui gloria, lode, onore e benedizione nei secoli dei secoli.”

Charles de Foucauld

venerdì 23 marzo 2012

Via Crucis del venerdì (parte3)

Le stazioni che rivivremo oggi nella nostra Via Crucis settimanale sono quelle comprese tra l'ottava e l'undicesima stazione:



STAZIONE VIII: Gesù incontra le donne di Gerusalemme

G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.

Disse Gesù: «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me; piangete piuttosto per voi stesse e per i vostri figli» (Luca 23,28).

Riflessione di Martin Luther King 

Io ho un sogno. Sogno che un giorno gli uomini si solleveranno e capiranno che sono fatti per vivere come fratelli. Sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume irruente. Sogno che un giorno la guerra cesserà e gli uomini trasformeranno le loro spade in aratri, le lance in falci; le nazioni non si scaglieranno più le une contro le altre e non progetteranno più la guerra.
Sarà un giorno meraviglioso quello Le stelle del mattino canteranno insieme e i figli di Dio grideranno di gioia!
Del Figliolo tuo trafitto
per scontare il mio delitto
condivido ogni dolor.

Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; 
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.

STAZIONE IX: Gesù cade la terza volta

G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.

Disse Gesù: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Luca 9,62).

Riflessione di papa Benedetto XVI 

L’uomo è caduto e cade sempre di nuovo: quante volte egli diventa la caricatura di se stesso, non più immagine di Dio, ma qualcosa che mette in ridicolo il Creatore. Nella caduta di Gesù sotto il peso della croce appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio per dar forma alla nostra vita da soli.

Dolce madre dell’amore,
fa’ che il grande tuo dolore
io senta pure in me.

Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; 
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.

STAZIONE X: Gesù è spogliato delle vesti

G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.

Disse Gesù: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti» (Matteo 5,44-45).

Riflessione di fratel Charles de Foucauld 

Tutto ciò, mio Dio, tu l’hai sofferto per amore, per amor nostro, per farci santi, per costringerci ad amarti alla vista del tuo immenso amore. Non fu certo per redimerci che tu hai tanto sofferto, o Gesù [...]. Il tuo più piccolo atto ha un valore infinito, perché è l’atto di un Dio, e sarebbe bastato in abbondanza a redimere mille mondi [...]. Tu l’hai fatto per farci santi, per portarci, per costringerci ad amarti liberamente, perché l’amore è il mezzo più potente per attrarre l’amore.

Fa’ che il tuo materno affetto
per tuo Figlio benedetto 
mi commuova e infiammi il cuor.
Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; 
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.

STAZIONE XI: Gesù è inchiodato sulla Croce

G. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
T. Perché con la tua croce hai redento il mondo.

Disse Gesù: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23,34).

Riflessione di Papa Giovanni XXIII 

Impariamo da Gesù a non arrabbiarci, a non perdere la pazienza con nessuno, a non nutrire nel nostro cuore avversioni per quelli che, crediamo, ci abbiano fatto del male. Impariamo a compatirci l’un l’altro, perché tutti abbiamo i nostri difetti, e chi non ne ha uno, ne ha un altro. Impariamo a volere bene a tutti; mi capite? A tutti, anche a quelli che ci fanno del male o ce ne hanno fatto. Impariamo a perdonare, a pregare anche per loro, che forse dinanzi a Dio sono più buoni di noi.

Le ferite che il peccato
sul suo corpo ha provocato 
siano impresse, o madre, in me.

Ti saluto, o croce santa, che portasti il Redentor; 
gloria, lode, onor ti canta ogni lingua e ogni cuor.