domenica 21 ottobre 2012

21 ottobre, giornata missionaria mondiale: come è nata

Ricordiamo ai nostri amici che oggi si celebra la giornata missionaria mondiale. Vediamo quindi come si è giunti ad avere una giornata così importante, che verrà richiamata anche nella prossima GMG di Rio, usufruendo del seguente articolo, tratto dalla pagina missioitalia.it:

21 ottobre 2012    HO CREDUTO PERCIO' HO PARLATO
Nel 1926, l’Opera della Propagazione della Fede, su suggerimento del Circolo missionario del Seminario di Sassari, propose  a   papa Pio XI di indire una giornata annuale in favore dell’attività missionaria della Chiesa universale. La richiesta venne accolta con favore e l’anno successivo (1927) fu celebrata la prima “Giornata Missionaria Mondiale per la propagazione della fede”, stabilendo che ciò avvenisse ogni penultima domenica di ottobre, tradizionalmente riconosciuto come mese missionario per eccellenza.
In questo giorno i fedeli di tutti i continenti sono chiamati ad aprire il loro cuore alle esigenze spirituali della missione e ad impegnarsi con gesti concreti di solidarietà a sostegno di tutte le giovani Chiese. Vengono così sostenuti con le offerte della Giornata,  progetti per consolidare la Chiesa mediante l'aiuto ai catechisti, ai seminari con la formazione del clero locale, e all’assistenza socio-sanitaria dell’infanzia.
L’Ottobre Missionario attualmente prevede un cammino di animazione articolato in cinque settimane, ciascuna delle quali propone un tema su cui riflettere.
• Prima settimana: Contemplazione, fonte della testimonianza missionaria
• Seconda settimana: Vocazione, motivo essenziale dell’impegno missionario
•Terza settimana: Responsabilità, atteggiamento interiore per vivere la missione
• Quarta settimana: Carità, cuore della missionarietà
• Quinta settimana: Ringraziamento, gratitudine verso Dio per il dono della missione


giovedì 18 ottobre 2012

Le schede di formazione per il mese di ottobre (parte 1)

Iniziamo oggi la pubblicazione delle schede di formazione alla GMG di Rio del mese di ottobre, tratte dal sito ufficiale della GMG. Oggi vediamo l'introduzione e il percorso biblico - liturgico:

INTRODUZIONE:


AMPLIATE I VOSTRI CUORI SECONDO LE DIMENSIONI DEL MONDO
 
I cambiamenti che la nostra epoca ha introdotto sono così inediti – si dice che si tratta di mutamenti mai avvenuti con tanta intensità e velocità per migliaia di anni – che spesso ce ne sfugge la portata: se la globalizzazione non è una novità, perché anche gli antichi imperi l’hanno cercata, la mobilità fisica e virtuale di oggi invece lo sono. Più di ieri l’uomo e specialmente il giovane sperimentano la mobilità: da quella desiderata e programmata per turismo, studio o lavoro, a quella motivata dalla ricerca di migliori condizioni di vita migrando verso nuovi paesi, a quella disperata dei barconi e delle carrette del mare, a quella elettronica esercitata mediante internet e i social networks.
 
La missione della Chiesa ripete in scala maggiore la piccola itineranza di Gesù e realizza il suo comando di andare fino agli estremi confini della terra. Sono molti i giovani che si spostano anche grazie alla GMG o agli inviti di amici missionari o a visite missionarie organizzate dai loro educatori. Sono molti i giovani che intessono amicizie con giovani migranti di altri popoli, etnie, lingue e religioni. L’opportunità di “ampliare il cuore” è troppo a portata di mano perché un giovane cristiano la possa ignorare: la pratica del Vangelo e della missione ne è quasi facilitata, le dimensioni del mondo vivono nelle relazioni, negli incontri, nei viaggi e grazie a tecnologie avanzate, ormai abbastanza accessibili anche in molti paesi poveri.
 
Le “dimensioni del mondo” sono certamente geografiche, etniche, culturali, religiose. Il mondo è però anche quello che il Padre e Creatore ci ha affidato, da edificare secondo i criteri del Regno e delle Beatitudini, con la gratuità del saper donare e del saper ricevere, cercando ovunque i segni dello Spirito. Aprire il cuore al mondo è sapere che Dio vi ha seminato se stesso, facendo nascere ogni uomo e donna a immagine di Gesù e desiderando che diventino la sua famiglia.
 
L’ottobre missionario – i cui testi sono disponibili anche da questo sito – invita anzitutto a credere, cioè a riconoscere l’opera di Dio in atto nel cuore delle persone, per poter parlare, cioè comunicare con gioia che l’opera di Dio è a favore di tutti: “Ho creduto, perciò ho parlato”. La missione non è una tecnica, ma è un donum fidei, il dono della fede disponibile ad ampliarsi alle dimensioni del mondo.
 
Don Gianni Cesena
Direttore Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese


PERCORSO BIBLICO - LITURGICO:


Andate
 
Luca 10, 1-16
 
1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.2 Diceva loro: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3 Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4 non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5 In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7 Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. 8 Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9 guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11 "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino". 12 Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. 13 Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 14 Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 15 E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! 16 Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato".

mercoledì 17 ottobre 2012

L'udienza generale del 17 ottobre


BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San PietroMercoledì, 17 ottobre 2012

L'Anno della Fede. Introduzione
Cari fratelli e sorelle,
oggi vorrei introdurre il nuovo ciclo di catechesi, che si sviluppa lungo tutto l’Anno della fedeappena iniziato e che interrompe - per questo periodo – il ciclo dedicato alla scuola della preghiera. Con la Lettera apostolica Porta Fidei ho indetto questo Anno speciale, proprio perché la Chiesa rinnovi l’entusiasmo di credere in Gesù Cristo, unico salvatore del mondo, ravvivi la gioia di camminare sulla via che ci ha indicato, e testimoni in modo concreto la forza trasformante della fede.
La ricorrenza dei cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II è un’occasione importante per ritornare a Dio, per approfondire e vivere con maggiore coraggio la propria fede, per rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, «maestra di umanità», che, attraverso l’annuncio della Parola, la celebrazione dei Sacramenti e le opere della carità ci guida ad incontrare e conoscere Cristo, vero Dio e vero uomo. Si tratta dell’incontro non con un’idea o con un progetto di vita, ma con una Persona viva che trasforma in profondità noi stessi, rivelandoci la nostra vera identità di figli di Dio. L’incontro con Cristo rinnova i nostri rapporti umani, orientandoli, di giorno in giorno, a maggiore solidarietà e fraternità, nella logica dell’amore. Avere fede nel Signore non è un fatto che interessa solamente la nostra intelligenza, l’area del sapere intellettuale, ma è un cambiamento che coinvolge la vita, tutto noi stessi: sentimento, cuore, intelligenza, volontà, corporeità, emozioni, relazioni umane. Con la fede cambia veramente tutto in noi e per noi, e si rivela con chiarezza il nostro destino futuro, la verità della nostra vocazione dentro la storia, il senso della vita, il gusto di essere pellegrini verso la Patria celeste.
Ma - ci chiediamo - la fede è veramente la forza trasformante nella nostra vita, nella mia vita? Oppure è solo uno degli elementi che fanno parte dell’esistenza, senza essere quello determinante che la coinvolge totalmente? Con le catechesi di quest’Anno della fede vorremmo fare un cammino per rafforzare o ritrovare la gioia della fede, comprendendo che essa non è qualcosa di estraneo, di staccato dalla vita concreta, ma ne è l’anima. La fede in un Dio che è amore, e che si è fatto vicino all’uomo incarnandosi e donando se stesso sulla croce per salvarci e riaprirci le porte del Cielo, indica in modo luminoso che solo nell’amore consiste la pienezza dell’uomo. Oggi è necessario ribadirlo con chiarezza, mentre le trasformazioni culturali in atto mostrano spesso tante forme di barbarie, che passano sotto il segno di «conquiste di civiltà»: la fede afferma che non c’è vera umanità se non nei luoghi, nei gesti, nei tempi e nelle forme in cui l’uomo è animato dall’amore che viene da Dio, si esprime come dono, si manifesta in relazioni ricche di amore, di compassione, di attenzione e di servizio disinteressato verso l’altro. Dove c’è dominio, possesso, sfruttamento, mercificazione dell’altro per il proprio egoismo, dove c’è l’arroganza dell’io chiuso in se stesso, l’uomo viene impoverito, degradato, sfigurato. La fede cristiana, operosa nella carità e forte nella speranza, non limita, ma umanizza la vita, anzi la rende pienamente umana.
La fede è accogliere questo messaggio trasformante nella nostra vita, è accogliere la rivelazione di Dio, che ci fa conoscere chi Egli è, come agisce, quali sono i suoi progetti per noi. Certo, il mistero di Dio resta sempre oltre i nostri concetti e la nostra ragione, i nostri riti e le nostre preghiere. Tuttavia, con la rivelazione è Dio stesso che si autocomunica, si racconta, si rende accessibile. E noi siamo resi capaci di ascoltare la sua Parola e di ricevere la sua verità. Ecco allora la meraviglia della fede: Dio, nel suo amore, crea in noi – attraverso l’opera dello Spirito Santo – le condizioni adeguate perché possiamo riconoscere la sua Parola. Dio stesso, nella sua volontà di manifestarsi, di entrare in contatto con noi, di farsi presente nella nostra storia, ci rende capaci di ascoltarlo e di accoglierlo. San Paolo lo esprime con gioia e riconoscenza così: «Ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l’avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete» (1 Ts 2,13).
Dio si è rivelato con parole e opere in tutta una lunga storia di amicizia con l’uomo, che culmina nell’Incarnazione del Figlio di Dio e nel suo Mistero di Morte e Risurrezione. Dio non solo si è rivelato nella storia di un popolo, non solo ha parlato per mezzo dei Profeti, ma ha varcato il suo Cielo per entrare nella terra degli uomini come uomo, perché potessimo incontrarlo e ascoltarlo. E da Gerusalemme l’annuncio del Vangelo della salvezza si è diffuso fino ai confini della terra. La Chiesa, nata dal costato di Cristo, è divenuta portatrice di una nuova solida speranza: Gesù di Nazaret, crocifisso e risorto, salvatore del mondo, che siede alla destra del Padre ed è il giudice dei vivi e dei morti. Questo è il kerigma, l’annuncio centrale e dirompente della fede. Ma sin dagli inizi si pose il problema della «regola della fede», ossia della fedeltà dei credenti alla verità del Vangelo, nella quale restare saldi, alla verità salvifica su Dio e sull’uomo da custodire e trasmettere. San Paolo scrive: «Ricevete la salvezza, se mantenete [il vangelo] in quella forma in cui ve l’ho annunciato. Altrimenti avreste creduto invano» (1 Cor 15,2).
Ma dove troviamo la formula essenziale della fede? Dove troviamo le verità che ci sono state fedelmente trasmesse e che costituiscono la luce per la nostra vita quotidiana? La risposta è semplice: nel Credo, nella Professione di Fede o Simbolo della fede, noi ci riallacciamo all’evento originario della Persona e della Storia di Gesù di Nazaret; si rende concreto quello che l’Apostolo delle genti diceva ai cristiani di Corinto: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per  i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno» (1 Cor 15,3).
Anche oggi abbiamo bisogno che il Credo sia meglio conosciuto, compreso e pregato. Soprattutto è importante che il Credo venga, per così dire, «riconosciuto». Conoscere, infatti, potrebbe essere un’operazione soltanto intellettuale, mentre «riconoscere» vuole significare la necessità di scoprire il legame profondo tra le verità che professiamo nel Credo e la nostra esistenza quotidiana, perché queste verità siano veramente e concretamente - come sempre sono state - luce per i passi del nostro vivere, acqua che irrora le arsure del nostro cammino, vita che vince certi deserti della vita contemporanea. Nel Credo si innesta la vita morale del cristiano, che in esso trova il suo fondamento e la sua giustificazione.
Non è un caso che il Beato Giovanni Paolo II abbia voluto che il Catechismo della Chiesa Cattolica, norma sicura per l’insegnamento della fede e fonte certa per una catechesi rinnovata, fosse impostato sul Credo. Si è trattato di confermare e custodire questo nucleo centrale delle verità della fede, rendendolo in un linguaggio più intellegibile agli uomini del nostro tempo, a noi. E’ un dovere della Chiesa trasmettere la fede, comunicare il Vangelo, affinché le verità cristiane siano luce nelle nuove trasformazioni culturali, e i cristiani siano capaci di rendere ragione della speranza che portano (cfr 1 Pt 3,14). Oggi viviamo in una società profondamente mutata anche rispetto ad un recente passato, e in continuo movimento. I processi della secolarizzazione e di una diffusa mentalità nichilista, in cui tutto è relativo, hanno segnato fortemente la mentalità comune. Così, la vita è vissuta spesso con leggerezza, senza ideali chiari e speranze solide, all’interno di legami sociali e familiari liquidi, provvisori. Soprattutto le nuove generazioni non vengono educate alla ricerca della verità e del senso profondo dell’esistenza che superi il contingente, alla stabilità degli affetti, alla fiducia. Al contrario, il relativismo porta a non avere punti fermi,  sospetto e volubilità provocano rotture nei rapporti umani, mentre la vita è vissuta dentro esperimenti che durano poco, senza assunzione di responsabilità. Se l’individualismo e il relativismo sembrano dominare l’animo di molti contemporanei, non si può dire che i credenti restino totalmente immuni da questi pericoli, con cui siamo confrontati nella trasmissione della fede. L’indagine promossa in tutti i continenti per la celebrazione del Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione, ne ha evidenziato alcuni: una fede vissuta in modo passivo e privato, il rifiuto dell’educazione alla fede, la frattura tra vita e fede.
Il cristiano spesso non conosce neppure il nucleo centrale della propria fede cattolica, del Credo, così da lasciare spazio ad un certo sincretismo e relativismo religioso, senza chiarezza sulle verità da credere e sulla singolarità salvifica del cristianesimo. Non è così lontano oggi il rischio di costruire, per così dire, una religione «fai-da-te». Dobbiamo, invece, tornare a Dio, al Dio di Gesù Cristo, dobbiamo riscoprire il messaggio del Vangelo, farlo entrare in modo più profondo nelle nostre coscienze e nella vita quotidiana.
Nelle catechesi di quest’Anno della fede vorrei offrire un aiuto per compiere questo cammino, per riprendere e approfondire le verità centrali della fede su Dio, sull’uomo, sulla Chiesa, su tutta la realtà sociale e cosmica, meditando e riflettendo sulle affermazioni del Credo. E vorrei che risultasse chiaro che questi contenuti o verità della fede (fides quae) si collegano direttamente al nostro vissuto; chiedono una conversione dell’esistenza, che dà vita ad un nuovo modo di credere in Dio (fides qua). Conoscere Dio, incontrarlo, approfondire i tratti del suo volto mette in gioco la nostra vita, perché Egli entra nei dinamismi profondi dell’essere umano.
Possa il cammino che compiremo quest’anno farci crescere tutti nella fede e nell’amore a Cristo, perché impariamo a vivere, nelle scelte e nelle azioni quotidiane, la vita buona e bella del Vangelo. Grazie.

Saluti:
Je vous accueille avec joie chers pèlerins francophones ! J’adresse un salut particulier aux prêtres de Troyes, venus avec leur Évêque Mgr Stenger, aux diocésains de Soissons, avec l’Évêque Mgr Giraud, ainsi qu’aux jeunes de Suisse. Que l’Année de la foi qui commence soit pour vous l’occasion de mieux connaître le message de l’Évangile pour le faire entrer au plus profond de votre conscience et de votre vie. Bon pèlerinage à tous !
I offer a warm welcome to the Muslim and Catholic study group from the Diocese of Broken Bay in Australia. I also greet the representatives of the Jewish Federation of North America and the participants in the European Conference of the American Bankruptcy Institute. I thank the Cathedral Choir from Oslo and the Hawaiian dancers for their performances. Upon all the English-speaking visitors present, including those from England, Scotland, Ireland, Jersey, Norway, Australia, Indonesia, Japan, the Philippines, Singapore, Canada and the United States, I invoke God’s abundant blessings.
Ganz herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher, besonders die Missionsbenediktinerinnen von Tutzing anläßlich ihres Generalkapitels und die Wallfahrtsgruppe aus Borken-Steinfurt mit Weihbischof Hegge sowie die Schulgemeinschaft der Domschule Osnabrück. Die heilige Jungfrau Maria, die wir im Oktober besonders als Königin des Rosenkranzes verehren, möge uns beistehen, daß wir in diesem Jahr im Glauben und in der Liebe zu Christus wachsen und so mehr wir selber werden können. Danke.
Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, Panamá, Perú, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a meditar el Credo para que, al vivir con entusiasmo sus exigencias, proclaméis que la fe transforma el corazón. Muchas gracias.
Dou às boas-vindas aos grupos de visitantes do Brasil e demais peregrinos de língua portuguesa. Agradeço a vossa presença e desejo que este Ano possa ajudar-vos a crescer na fé e no amor a Cristo, para que aprendais a viver a vida boa e bela do Evangelho. De coração, a todos abençôo. Obrigado!
Saluto in lingua polacca:
Pozdrawiam pielgrzymów polskich. Wczoraj w rocznicę wyboru Jana Pawła II na Stolicę Piotrową, wspominaliśmy go, jako wielkiego przewodnika w wierze, który wprowadził Kościół w trzecie tysiąclecie. Pamiętając jego nauczanie, życzę, by Rok Wiary, który przeżywamy, pomógł nam wzrastać w wierze i w miłości Chrystusa, byśmy w naszych codziennych wyborach i działaniach kierowali się coraz pełniej duchem Ewangelii. Z serca wam błogosławię.
Traduzione italiana:
Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Ieri nell’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II alla Sede di Pietro, lo abbiamo ricordato come una grande guida nella fede, che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio. Ricordando il suo insegnamento, auguro che l’Anno della Fede che stiamo vivendo ci aiuti a crescere nella fede e nell’amore di Cristo, affinché nelle nostre scelte e nelle nostre azioni quotidiane ci lasciamo condurre sempre più dallo spirito del Vangelo. Vi benedico di cuore.
Saluto in lingua araba:
البابا يصلي من أجل جميع الناطقين باللغة العربية. ليبارك الرب جميعكم
Traduzione italiana:
Il Papa prega per tutte le persone di lingua araba. Dio vi benedica tutti.
Saluto in lingua croata:
Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz Hrvatskih katoličkih misija u Švicarskoj. Dok molite na grobovima svetih apostola, sjetite se njihove vjere u Isusa iz Nazareta, jedinog Spasitelja, te svojim životom posvjedočite tu istinu. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione italiana:
Saluto con gioia tutti i pellegrini Croati particolarmente i fedeli delle Missioni cattoliche croate in Svizzera. Mentre pregate presso le tombe dei Santi Apostoli, ricordatevi la loro fede in Gesù di Nazareth, l’unico Salvatore, e con la vostra vita testimoniate tale verità. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto in lingua slovacca:
Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Farnosti Ždiar.
Bratia a sestry, posvätný ruženec je pre nás veľkou školou modlitby. Nech vaša púť v mesiaci októbri vám pomôže odkryť krásu tejto modlitby, takej jednoduchej, hlbokej a účinnej.
S týmto želaním žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione in italiano:
Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi, specialmente quelli provenienti dalla Parrocchia di Ždiar.
Fratelli e sorelle, il Santo Rosario è per noi una grande scuola di preghiera. Auguro che il vostro pellegrinaggio nel mese di ottobre, vi aiuti a scoprire la bellezza di questa preghiera semplice, profonda ed efficace. Con questo auspicio benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto in lingua ucraina:
Вітаю вас, дорогі українські паломники, і бажаю, щоб ваші відвідини центру християнства допомогли вам дедалі більше усвідомлювати приналежність до Христової Церкви, що несе надію сучасному світові. Охоче вас благословлю. Слава Ісусу Христу!
Traduzione italiana:Saluto voi cari pellegrini ucraini, ed auspico che la vostra visita al centro della cristianità vi renda sempre più consapevoli di appartenere alla Chiesa di Cristo, messaggera di speranza per il mondo di oggi. Volentieri vi benedico.
* * *
Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Figlie di San Camillo e le incoraggio a proseguire con generosità il loro apostolato. Saluto i rappresentanti del Collegamento Nazionale Santuari Italiani, esortandoli ad operare sempre a servizio delle anime e in sintonia con la pastorale delle Chiese particolari. Saluto il centro CEIS S. Crispino di Viterbo, con il Vescovo Mons. Lino Fumagalli, ed esprimo apprezzamento per l’azione di recupero e reinserimento sociale di quanti si trovano in situazione di disagio. Saluto gli esponenti del Movimento Agire Tutti per la Dignità del Quarto Mondo, qui convenuti in occasione dell’odierna Giornata Mondiale del Rifiuto della miseria, indetta dalle Nazioni Unite e li incoraggio nel loro impegno per preservare la dignità e i diritti di quanti sono condannati a subire il flagello della miseria, contro il quale l’Umanità deve lottare senza sosta.
Uno speciale pensiero rivolgo infine ai malati, agli sposi novelli ed ai giovani, tra i quali saluto in particolare i cresimati della Diocesi di Faenza-Modigliana, accompagnati dal Vescovo Mons. Claudio Stagni. Grazie. Grazie a voi per l'entusiasmo! La liturgia ci fa celebrare oggi la memoria di sant’Ignazio di Antiochia, pastore ardente di amore per Cristo. Tale ricorrenza aiuti tutti a riscoprire la gioia di essere cristiani. Prego affinché la bontà e la misericordia del Signore confortino la speranza di voi giovani, consolino la sofferenza di voi malati, confermino l’amore reciproco di voi novelli sposi. Grazie a voi tutti.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

martedì 16 ottobre 2012

Letture della S.Messa del 21 ottobre

RITO ROMANO:


Prima lettura
Is 53,10-11
 

Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.


Salmo responsoriale
Sal 32

R.: Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.


Seconda lettura
Eb 4,14-16
 

Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede.
Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.


Vangelo
Mc 10,35-45
 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

[Forma breve Mc 10, 42-45:
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e disse loro:
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».]


RITO AMBROSIANO:


LETTURA
Lettura del profeta Isaia 26, 1-2. 4. 7-8; 54, 12-14a


In quel giorno si canterà questo canto nella terra di Giuda: / «Abbiamo una città forte; / mura e bastioni egli ha posto a salvezza. / Aprite le porte: / entri una nazione giusta, / che si mantiene fedele. / Confidate nel Signore sempre, / perché il Signore è una roccia eterna. / Il sentiero del giusto è diritto, / il cammino del giusto tu rendi piano. / Sì, sul sentiero dei tuoi giudizi, / Signore, noi speriamo in te; / al tuo nome e al tuo ricordo / si volge tutto il nostro desiderio. / Farò di rubini la tua merlatura, / le tue porte saranno di berilli, / tutta la tua cinta sarà di pietre preziose. / Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, / grande sarà la prosperità dei tuoi figli; / sarai fondata sulla giustizia».

oppure:
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo 21, 9a. c-27

Nel giorno del Signore, venne uno dei sette angeli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro per misurare la città, le sue porte e le sue mura. La città è a forma di quadrato: la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: sono dodicimila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono uguali. Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose. Il primo basamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undicesimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta era formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.
In essa non vidi alcun tempio: / il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello / sono il suo tempio. / La città non ha bisogno della luce del sole, / né della luce della luna: / la gloria di Dio la illumina / e la sua lampada è l’Agnello. / Le nazioni cammineranno alla sua luce, / e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. / Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, / perché non vi sarà più notte. / E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni. / Non entrerà in essa nulla d’impuro, / né chi commette orrori o falsità, / ma solo quelli che sono scritti / nel libro della vita dell’Agnello.

SALMO
Sal 67 (68)

® Date gloria a Dio nel suo santuario.

Appare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.
Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra,
insieme a fanciulle che suonano tamburelli.
«Benedite Dio nelle vostre assemblee,
benedite il Signore, voi della comunità d’Israele». ®

Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore. ®

Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario.
È lui, il Dio d’Israele, che dà forza e vigore al suo popolo.
Sia benedetto Dio! ®


EPISTOLA
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 3, 9-17

Fratelli, siamo collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10, 22-30


In quel tempo. Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


VANGELO DELLA RISURREZIONE:


Annuncio della Risurrezione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Giovanni 20, 24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne il Signore Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
                                                 Cristo Signore è risorto!
                                                 ® Rendiamo grazie a Dio!

Seguono le letture della messa nel giorno della Domenica:
Is 26, 1-2. 4. 7-8; 54, 12-14a; [oppure Ap. 21, 9a. c-27]; Sal 67; 1Cor 3, 9-17; Gv 10, 22-30

domenica 14 ottobre 2012

La parola del Papa: l'angelus del 14 ottobre


BENEDETTO XVI
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 14 ottobre 2012

Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica (Mc 10,17-30) ha come tema principale quello della ricchezza. Gesù insegna che per un ricco è molto difficile entrare nel Regno di Dio, ma non impossibile; infatti, Dio può conquistare il cuore di una persona che possiede molti beni e spingerla alla solidarietà e alla condivisione con chi è bisognoso, con i poveri, ad entrare cioè nella logica del dono. In questo modo essa si pone sulla via di Gesù Cristo, il quale – come scrive l’apostolo Paolo – «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor8,9).
Come spesso avviene nei Vangeli, tutto prende spunto da un incontro: quello di Gesù con un tale che «possedeva molti beni» (Mc 10,22). Costui era una persona che fin dalla sua giovinezza osservava fedelmente tutti i comandamenti della Legge di Dio, ma non aveva ancora trovato la vera felicità; e per questo domanda a Gesù come fare per «avere in eredità la vita eterna» (v. 17). Da una parte egli è attratto, come tutti, dalla pienezza della vita; dall’altra, essendo abituato a contare sulle proprie ricchezze, pensa che anche la vita eterna si possa in qualche modo «acquistare», magari osservando un comandamento speciale. Gesù coglie il desiderio profondo che c’è in quella persona, e – annota l’evangelista – fissa su di lui uno sguardo pieno d’amore: lo sguardo di Dio (cfr v. 21). Ma Gesù capisce anche qual è il punto debole di quell’uomo: è proprio il suo attaccamento ai suoi molti beni; e perciò gli propone di dare tutto ai poveri, così che il suo tesoro – e quindi il suo cuore – non sia più sulla terra, ma in cielo, e aggiunge: «Vieni! Seguimi!» (v. 22). Quel tale, però, invece di accogliere con gioia l’invito di Gesù, se ne va via rattristato (cfr v. 23), perché non riesce a distaccarsi dalle sue ricchezze, che non potranno mai dargli la felicità e la vita eterna.
E’ a questo punto che Gesù dà ai discepoli – e anche a noi oggi – il suo insegnamento: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!» (v. 23). A queste parole, i discepoli rimasero sconcertati; e ancora di più dopo che Gesù ebbe aggiunto: «E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Ma, vedendoli attoniti, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio» (cfr vv. 24-27). Così commenta San Clemente di Alessandria: «La parabola insegni ai ricchi che non devono trascurare la loro salvezza come se fossero già condannati, né devono buttare a mare la ricchezza né condannarla come insidiosa e ostile alla vita, ma devono imparare in quale modo usare la ricchezza e procurarsi la vita» (Quale ricco si salverà?, 27, 1-2). La storia della Chiesa è piena di esempi di persone ricche, che hanno usato i propri beni in modo evangelico, raggiungendo anche la santità. Pensiamo solo a san Francesco, a santa Elisabetta d’Ungheria o a san Carlo Borromeo. La Vergine Maria, Sede della Sapienza, ci aiuti ad accogliere con gioia l’invito di Gesù, per entrare nella pienezza della vita.


Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle!
Ieri, a Praga, sono stati proclamati Beati Federico Bachstein e tredici Confratelli dell’Ordine dei Frati Minori. Essi furono uccisi nel 1611 a causa della loro fede. Sono i primi Beati dell’Anno della fede, e sono martiri: ci ricordano che credere in Cristo significa essere disposti anche a soffrire con Lui e per Lui.
Chers pèlerins francophones, en ce début de l’Année de la Foi, l’Évangile de ce jour nous invite à tout abandonner pour suivre Jésus. N’ayons pas peur de vivre et de proclamer notre foi en Dieu. Aujourd’hui encore, vivre pour Dieu nous oblige à faire des choix pour avancer. Ils sont parfois difficiles. Mais nous savons que Dieu nous accompagne et nous aide à faire le bien, car sa grâce nous devance toujours. En ce mois du Rosaire, tournons-nous vers la Vierge Marie. Elle a su accueillir et vivre de la Parole de Dieu. Confions lui également nos familles et tous les participants rassemblés ici en Synode pour réfléchir et échanger sur la Nouvelle Évangélisation ! Bon dimanche et bonne semaine à tous !
I greet all the English-speaking visitors present. During this Year of Faith may we, like the man in today’s Gospel, have the courage to ask the Lord what more can we do, especially for the poor, the lonely, the sick and the suffering, so as to be witnesses and heirs to the eternal life God promises. Upon all of you, I invoke God’s abundant blessings of peace.
Ganz herzlich grüße ich alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Im heutigen Evangelium antwortet Jesus einem Mann, der ihn nach dem sicheren Weg zum ewigen Leben fragt. Der Herr weist ihn auf die Zehn Gebote hin und rät ihm, seine Reichtümer zu lassen, den Armen zu geben und ihm nachzufolgen. Gott will unser Herz verwandeln, daß wir fähig werden, das Ja-Wort der Liebe zu sagen, von uns selbst frei zu werden und Gottes Willen zu erfüllen. So führt er uns zum wahren Schatz, zur Gemeinschaft mit ihm, die unerschöpflich ist, die ewiges Leben ist. Euch allen wünsche ich einen frohen und erholsamen Sonntag!
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española presentes en esta oración mariana. La liturgia de la Palabra de este domingo nos pide una adhesión incondicional a la persona de Jesucristo, de modo que, superando el mero cumplimiento externo y formal del precepto divino, seamos capaces de poner nuestro corazón en el Único que da la vida. Que la Santísima Virgen, Sede de la Sabiduría, nos ayude a acoger el don de la fe, para que, abandonados en el amor de Dios, respondamos con generosidad a su llamada. Feliz domingo.
Lepo pozdravljam romarje iz Doba pri Domžalah v Sloveniji! Ob jubileju vaše župnijske cerkve ste prišli v Rim, da bi se zahvalili za dar vere. Želim vam, da bi bila vaša cerkev pogosto polna, vaša srca pa v njej vedno znova posvečena in okrepljena za vse dobro. Naj bo z vami in z vso vašo župnijo moj blagoslov!
[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti da Dob pri Domžalah in Slovenia! In occasione del 250° Anniversario di costruzione della vostra chiesa parrocchiale siete venuti a Roma in segno di riconoscenza per il dono della fede. Il mio augurio oggi è che la vostra chiesa sia spesso affollata, e che i vostri cuori in essa siano sempre colmi di rinnovata grazia e fortificati nel bene. A voi e all’intera vostra Parrocchia imparto di cuore la mia benedizione!]
Pozdrawiam serdecznie Polaków. Dzisiaj w Polsce oraz w parafiach polonijnych w świecie obchodzicie „Dzień Papieski” pod hasłem: „Jan Paweł II – Papież Rodziny”. Dziękuję wam za ten wyraz łączności ze Stolicą Apostolską, za wasze modlitwy i wsparcie młodych stypendystów Fundacji „Dzieło Nowego Tysiąclecia”, która ten dzień przygotowuje. Życzę, by w każdej polskiej rodzinie płonął żywy płomień wiary, dobra i ewangelicznej miłości. Z serca wam błogosławię.
[Saluto cordialmente i Polacchi. Oggi in Polonia, e anche nelle parrocchie polacche nel mondo, celebrate “la Giornata del Papa” con il motto: “Giovanni Paolo II – Papa della Famiglia”. Vi ringrazio per questo segno di unità con la Santa Sede, per le vostre preghiere e per il sostegno dei giovani borsisti della Fondazione “Opera del Nuovo Millennio”, che prepara questa Giornata. Auguro che in ognuna delle famiglie polacche risplenda il vivo fuoco della fede, del bene e dell’amore evangelico. Vi benedico di cuore.]
E infine saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Corpo Musicale «San Luigi» di Vedano al Lambro, i cresimandi della parrocchia di Santa Giulia in Torino e i partecipanti all’Ecorally San Marino-Città del Vaticano. A tutti auguro una buona domenica. Buona settimana. Grazie! Buona domenica a tutti voi!

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venerdì 12 ottobre 2012

Schema di preghiera per il secondo venerdì di ottobre

Segnaliamo che a questa pagina è disponibile lo schema di preghiera, per tutti coloro che, in spirito o materialmente, volessero seguire la preghiera del secondo venerdì del mese in preparazione a Rio. La tematica di questo mese è "chiamati alla missione"

giovedì 11 ottobre 2012

Il discorso alla luna

Nel ricordare il Concilio Vaticano II direi che non possiamo ricordare uno dei discorsi più noti, e forse più amati, del Beato Giovanni XXIII: il discorso alla luna. Un discorso spontaneo, che gli venne dal cuore, e forse proprio per questo che noi tutti lo ricordiamo, anche i più giovani.
Per completezza di informazione però mi è parso corretto segnalarvi che, per chi fosse interessato a riscoprire tutta l'apertura del Concilio, a questa pagina è possibile rileggere le parole pronunciate dal Papa buono inaugurando il Concilio. Volevo porre anche il video di questo evento ma a oggi non mi è stato possibile trovarlo. Se per caso dovessi vederlo sarà comunque mia premura inserirlo.
Conclude l'articolo un canto di Enrico Montesano che, con un bel testo, vuole fare una piccola dedica a quell'evento. Mi è parso giusto inserirla: