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martedì 7 maggio 2013

Letture della S.Messa del 9 maggio

Il rito Ambrosiano celebra la solennità dell'Ascensione giovedì prossimo, 9 maggio. Per questo motivo vi trascrivo le letture della S.Messa di quel giorno esclusivamente per questo rito:

RITO AMBROSIANO (ASCENSIONE DEL SIGNORE):


LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 6-13a

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.           

SALMO
Sal 46 (47)

             ®  Ascende il Signore tra canti di gioia.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. ®

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. ®

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. ®


EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4, 7-13

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: / «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, / ha distribuito doni agli uomini».
Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.           


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Luca 24, 36b-53

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.    


MESSA VIGILARE:


LETTURA VIGILIARE
Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 1-11

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».            

Seguono le letture della Messa nel giorno dell'Ascensione:
Sal 46, Ef 4,7-13; Lc 24,36b-53

Letture della S.Messa del 12 maggio

RITO ROMANO (ASCENSIONE DEL SIGNORE):


Prima lettura
At 1,1-11
Dagli Atti degli Apostoli
Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».


Salmo responsoriale
Sal 46

   R.: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.


Seconda lettura
Eb 9,24-28;10,19-23
Dalla lettera agli Ebrei
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.


Vangelo
Lc 24,46-53

Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


RITO AMBROSIANO (DOMENICA DOPO L'ASCENSIONE - VII di Pasqua):


LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 7, 48-57

In quei giorni. Stefano disse: «L’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il profeta: / “Il cielo è il mio trono / e la terra sgabello dei miei piedi. / Quale casa potrete costruirmi, dice il Signore, / o quale sarà il luogo del mio riposo? / Non è forse la mia mano che ha creato tutte queste cose?”.
Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così siete anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori, voi che avete ricevuto la Legge mediante ordini dati dagli angeli e non l’avete osservata».
All’udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano.
Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui.     


SALMO
Sal 26 (27)

             ®  Nella casa del Signore contempleremo il suo volto.
             oppure
             ®  Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? ®

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. ®

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. ®


EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 1, 17-23

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
Egli la manifestò in Cristo, / quando lo risuscitò dai morti / e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, / al di sopra di ogni Principato e Potenza, / al di sopra di ogni Forza e Dominazione / e di ogni nome che viene nominato / non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro. / «Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi» / e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: / essa è il corpo di lui, / la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.


VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17, 1b. 20-26

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro». 


MESSA VIGILARE:


VANGELO DELLA RISURREZIONE
Annuncio della Risurrezione del Signore Nostro Gesù Cristo secondo Giovanni 20, 1-8

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
             Cristo Signore è risorto! Alleluia, alleluia!
             ®Rendiamo Grazie a Dio! Alleluia, alleluia!

Seguono le letture della messa nel giorno della Domenica:
At 7,48-57; Sal 26; Ef 1,17-23; Gv 17,1b.20-26


domenica 20 maggio 2012

La parola del papa: Il Regina Caeli del 20 maggio


BENEDETTO XVI
REGINA CÆLI
Domenica, 20 maggio 2012


Cari fratelli e sorelle!
Quaranta giorni dopo la Risurrezione – secondo il Libro degli Atti degli Apostoli – Gesù ascese al Cielo, cioè ritornò al Padre, dal quale era stato mandato nel mondo. In molti Paesi questo mistero viene celebrato non il giovedì, ma oggi, la domenica seguente. L’Ascensione del Signore segna il compiersi della salvezza iniziata con l’Incarnazione. Dopo avere istruito per l’ultima volta i suoi discepoli, Gesù sale al cielo (cfr Mc 16,19). Egli, però, «non si è separato dalla nostra condizione» (cfr Prefazio); infatti, nella sua umanità, ha assunto con sé gli uomini nell’intimità del Padre e così ha rivelato la destinazione finale del nostro pellegrinaggio terreno. Come per noi è disceso dal Cielo, e per noi ha patito ed è morto sulla croce, così per noi è risorto ed è risalito a Dio, che perciò non è più lontano. San Leone Magno spiega che con questo mistero «viene proclamata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella della carne. Oggi, infatti, non solo siamo confermati possessori del paradiso, ma siamo anche penetrati in Cristo nelle altezze del cielo (De Ascensione DominiTractatus 73, 2.4: CCL 138 A, 451.453). Per questo i discepoli, quando videro il Maestro sollevarsi da terra e innalzarsi verso l’alto, non furono presi dallo sconforto, come si potrebbe pensare, anzi, provarono una grande gioia e si sentirono spinti a proclamare la vittoria di Cristo sulla morte (cfr Mc 16,20). E il Signore risorto operava con loro, distribuendo a ciascuno un carisma proprio. Lo scrive ancora san Paolo: «Ha distribuito doni agli uomini … ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri … allo scopo di edificare il corpo di Cristo … fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,8.11-13).
Cari amici, l’Ascensione ci dice che in Cristo la nostra umanità è portata all’altezza di Dio; così, ogni volta che preghiamo, la terra si congiunge al Cielo. E come l’incenso, bruciando, fa salire in alto il suo fumo, così, quando innalziamo al Signore la nostra fiduciosa preghiera in Cristo, essa attraversa i cieli e raggiunge Dio stesso, e viene da Lui ascoltata ed esaudita. Nella celebre opera di san Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo, leggiamo che «per vedere realizzati i desideri del nostro cuore, non v’è modo migliore che porre la forza della nostra preghiera in ciò che più piace a Dio. Allora, Egli non ci darà soltanto quanto gli chiediamo, cioè la salvezza, ma anche quanto Egli vede sia conveniente e buono per noi, anche se non glielo chiediamo» (Libro III, cap. 44, 2, Roma 1991, 335).
Supplichiamo infine la Vergine Maria, perché ci aiuti a contemplare i beni celesti, che il Signore ci promette, e a diventare testimoni sempre più credibili della Sua Risurrezione, della vera vita.

* * *
Dopo il Regina Caeli
Cari fratelli e sorelle!
Si celebra oggi la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema «Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione». Il silenzio, l’ascolto,  è parte integrante della comunicazione, è  luogo privilegiato per l’incontro con la Parola di Dio e con i nostri fratelli e sorelle. Invito tutti a pregare affinché la comunicazione, in ogni sua forma, serva sempre ad instaurare con il prossimo un dialogo autentico, fondato sul rispetto reciproco, sull’ascolto e la condivisione.
Giovedì, 24 maggio, è giorno dedicato alla memoria liturgica della Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con grande devozione nel Santuario di Sheshan a Shanghai: ci uniamo in preghiera con tutti i cattolici che sono in Cina, perché annuncino con umiltà e con gioia Cristo morto e risorto, siano fedeli alla sua Chiesa e al Successore di Pietro e vivano la quotidianità in modo coerente con la fede che professano. Maria, Vergine fedele, sostenga il cammino dei cattolici cinesi, renda la loro preghiera sempre più intensa e preziosa agli occhi del Signore, e faccia crescere l’affetto e la partecipazione della Chiesa universale al cammino della Chiesa che è in Cina.
Rivolgo un cordiale saluto alle migliaia di aderenti al Movimento per la Vita italiano, riuniti in Aula Paolo VI. Cari amici, il vostro Movimento si è sempre impegnato a difendere la vita umana, secondo gli insegnamenti della Chiesa. In questa linea avete annunciato una nuova iniziativa chiamata «Uno di noi», per sostenere la dignità  e i diritti di ogni essere umano fin dal concepimento. Vi incoraggio e vi esorto ad essere sempre testimoni e costruttori della cultura della vita.
Je suis heureux de vous saluer chers pèlerins francophones, en particulier les jeunes de la paroisse Saint Étienne d’Ohain, en Belgique, et leurs accompagnateurs. En ce dimanche où, en Italie et dans de nombreux pays, est célébrée la solennité de l’Ascension, je vous invite à demeurer enracinés dans le Christ. Car nous ne pouvons pas l’annoncer si nous ne vivons pas pleinement de sa vie. Je prie pour tous ceux qui, en ces jours, reçoivent le Sacrement de la Confirmation : que l’Esprit-Saint les accompagne et les fortifie. Que la Vierge Marie, Mère des croyants, nous protège de son amour maternel! Bon dimanche!
I greet all the English-speaking pilgrims and visitors here today. Jesus tells us in the Gospel that he has come so that his joy may be fulfilled in us.  Let us ask the Virgin Mary to obtain for us a deeper faith in her Son, so that we may live to the full the spiritual joy which he wills for us.  Upon all of you I invoke God’s abundant blessings.
Ein herzliches „Grüß Gott“ sage ich den Pilgern und Besuchern deutscher Sprache. In den neun Tagen zwischen Christi Himmelfahrt und dem Pfingstfest hält die Kirche die sogenannte Pfingstnovene. Die Apostel, so berichtet die Schrift, blieben ständig im Abendmahlssaal und verharrten einmütig im Gebet. Nach ihrem Beispiel bittet die Kirche bis Pfingsten um die Herabkunft des Heiligen Geistes. In dieses große Beten der Kirche können wir uns einbinden und mit einem Heilig-Geist-Gebet oder dem Rosenkranz diese verwandelnde Kraft von oben, den Tröster Geist, erbitten, damit er unsere Freude im Glauben stärke und unsere Liebe groß werden lasse. Gott segne euch alle.
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, así como a los que se unen a la misma a través de los medios de comunicación social. Invito a todos a perseverar junto con la Virgen María, Madre de Dios y Madre nuestra, en ferviente oración, para que la fuerza divina del Espíritu Santo haga morada en nosotros, y podamos así cumplir fielmente la voluntad del Señor, dando testimonio de su Evangelio con nuestra palabra y modo de obrar. Muchas gracias y feliz domingo.
Saúdo os peregrinos de língua portuguesa, em particular o grupo brasileiro da paróquia Nossa Senhora Aparecida de Piabetá, a quem agradeço o apoio espiritual e material que dão ao meu serviço de Sucessor de Pedro. Sobre todos invoco os dons do Espírito Santo, para serem verdadeiros discípulos de Jesus Cristo, fazendo jorrar a sua Vida no meio das respectivas famílias e comunidades, que de coração abençôo.
[Saluto cordialmente i Polacchi. L’Ascensione del Signore che festeggiamo oggi ci fa rivolgere il nostro pensiero a Cristo, il quale ritorna alla casa del Padre per prepararci un posto e, un giorno, prenderci con sé (cfr Gv 14,2-3). Questa verità ci aiuti a trovare lo scopo e il senso della vita, dedicandoci agli impegni e indirizzandoci a costruire la “civiltà d’amore”. Vi benedico di cuore.]
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il grande gruppo dei ragazzi della Cresima dell’arcidiocesi di Genova. Cari ragazzi, lo Spirito Santo sia sempre la vostra guida, perché siate veri discepoli e testimoni di Gesù. Saluto i fedeli venuti da Montoro Superiore, Setteville di Guidonia, Brindisi e Sava; l’associazione «Amici di Edo» di Pizzighettone; i partecipanti al convegno sul Catechismo della Chiesa Cattolica e i rappresentanti del Consorzio Greenvision che collaborano con l’Ospedale «Bambino Gesù» per la prevenzione e la cura delle malattie degli occhi. Saluto le varie scolaresche, e qui oggi devo purtroppo ricordare le ragazze e i ragazzi della scuola di Brindisi, coinvolti ieri in un vile attentato. Preghiamo insieme per i feriti, tra cui alcuni gravi, e specialmente per la giovane Melissa, vittima innocente di una brutale violenza e per i suoi familiari, che sono nel dolore. Il mio affettuoso pensiero va anche alle care popolazioni dell’Emilia Romagna colpite poche ore fa da un terremoto. Sono spiritualmente vicino alle persone provate da questa calamità: imploriamo da Dio la misericordia per quanti sono morti e il sollievo nella sofferenza per i feriti.
A tutti auguro una buona domenica.

© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

sabato 19 maggio 2012

Mentre si trovava a tavola con loro

In occasione dell'Ascensione riprendiamo le riflessioni tratte dal volume "Cristo, mia speranza, è risorto" di Don Giuseppe Turani che ci hanno tenuto compagnia per il periodo quaresimale:

Annunciare


Non è un fatto insolito né straordinario vedere Gesù a tavola con gli amici (Lazzaro, Marta, Maria, i discepoli di Emmaus, gli apostoli,...). E' un gesto di condivisione e convivialità molto concreto che evidenzia la vicinanza e l'umanità di Gesù, non solo con gli amici, ma anche con i peccatori e i pubblicani (Levi, Zaccheo, Simone, ...); è un'espressiva testimonianza di vicinanza e di accoglienza che il Signore riserva a coloro che sono lontani ed emarginati dalla società. Il gesto dello spezzare il pane diventa un segno per riconoscere il Risorto, perché proprio nell'ultima cena Gesù lascia la sua perenne presenza nel pane e nel vino [...].
Il Risorto, dopo diverse apparizioni e dopo aver condiviso il cibo con gli apostoli, abbandona il mondo, ma prima di salire al cielo dichiara agli undici: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". L'ascensione di Gesù non significa separazione e allontanamento; si tratta di un nuovo rapporto, non più legato a luoghi e tempi, ma così innalzato da estendersi a tutti i tempi e luoghi.
E' possibile chiedersi: perché Gesù non è rimasto qui in mezzo a noi per continuare a compiere miracoli, sconfiggere ogni comportamento che distrugge l'uomo e rendere migliore il mondo? [...] E' l'atteggiamento di quanti si aspettano che cada dal cielo ogni soluzione ai problemi che affliggono l'umanità; sta, invece, a ogni credente assumersi le proprie responsabilità, immergendosi nel quotidiano per rendere migliore questo mondo. L'ascensione è il giorno delle consegne, in cui bisogna prendere coscienza di ciò che si è e assumere il coraggio di testimoniare la fede. E' il giorno della glorificazione di tutto l'uomo, in anima e corpo. Quell'uomo Gesù che sembrava sconfitto, umiliato, crocifisso, maledetto, proprio quell'uomo è esaltato da Dio al di sopra di tutti i cieli [...]. L'ascensione è la glorificazione di Gesù che non è nascosto nel regno dei cieli, ma è presente dove ogni uomo o donna è calpestato nella propria dignità e dove agisce silenziosamente l'amore. Non si è soli ad agire poiché la potenza dello Spirito abita in ogni persona di buona volontà [...]. E' lo Spirito che trasforma il pane e il vino in Cristo, è lo Spirito che soffia sull'umanità perché cresca l'amore. La certezza della sua presenza è confermata dal Risorto prima di salire al cielo: "Avrete forza dallo Spirito che scenderà su di voi". L'adagio di Sant'Agostino è molto espressivo: "Se l'uomo non diventa spirituale fin nella sua carne, si ridurrà a essere carnale fin nel suo spirito".

Celebrare


"Il comando che Gesù ha dato: "prendete e mangiate... prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue", non sempre è obbedito nella sua integralità. Il sangue è l'equivalente di vita, anzi di persona. "Sangue versato" è come dire che una persona muore di morte violenta. Gesù, affermando che quel calice cui invita a bere durante l'ultima cena conteneva di fatto il suo sangue, intendeva dire che avrebbe donato sulla croce la sua vita per la salvezza di tutti. Bevendo a quel calice, come mangiando di quel pane spezzato, si può prendere parte al frutto del suo sacrificio. Il mangiare e il bere producono la comunione con il Signore che nelle specie eucaristiche si offre per l'umanità; ma vi è una specialità propria di ciascuno dei due segni, che insieme realizzano la totalità dell'Eucarestia: se nel segno del pane si attua la donazione sacrificale, il segno del vino pone l'accento sulla rinnovazione dell'alleanza nel sangue di Cristo; l'atto del mangiare esprime il dono di Gesù come nutrimento nella partecipazione alla sua Pasqua, l'atto del bere esprime il suggello della nuova alleanza nel suo sangue.
La comunione sotto la specie del pane è un dato abituale; non lo è altrettanto per la Chiesa occidentale quella sotto la specie del vino per tutti i fedeli. nei primi dodici secoli anche la comunione al calice era un'azione del tutto naturale e la Chiesa primitiva si preoccupava che tutti i fedeli bevessero il vino consacrato [...]. Dal XII secolo in Europa occidentale scomparve l'uso della comunione al calice. la causa principale è da ricercarsi nella concezione, diffusasi allora, che Cristo è completamente presente in tutte e due le specie. Un'altra causa fu che in quel periodo l'esposizione e la benedizione con il Santissimo occupavano un posto centrale nella spiritualità eucaristica. Se la liturgia e la vita di pietà rilevavano la presenza reale di Cristo sotto la specie del pane, lasciando in ombra la presenza nel vino consacrato, da un punto di vista pratico la distribuzione della comunione tramite le sole particole era molto più semplice. Il Messale precisa che con la comunione sotto le due specie "si ha modo di penetrare più profondamente il mistero al quale i fedeli partecipano". Il bere al calice, in altri termini, non è esclusiva del presbitero [...]. E' comprensibile che il calice non sia dato ai fedeli in tutte le celebrazioni, ma conviene che tutti possano prendervi parte almeno qualche volta, cioè oltre i casi previsti dalle norme, quando, come suggerisce la Conferenza episcopale italiana, si tengono celebrazioni particolarmente espressive del senso della comunità cristiana raccolta attorno all'altare.

Testimoniare


"Durante l'ultima "sessione" di formazione che si è tenuta ad Algeri, circa settanta Sacerdoti hanno riflettuto sul tema dell'"Eucaristia", vissuta nel nostro contesto, e si sono confrontati sull'attuale difficile situazione che la Chiesa vive in Algeria. Provenienti da tutte le regioni del Paese e da situazioni molto diverse, tutti hanno vissuto, direttamente o indirettamente, le ripercussioni della "campagna" che ha condotto alla pubblicazione di centinaia di articoli nella stampa algerina, specialmente quella in arabo. Articoli che mettevano in discussione la presenza cristiana nella società algerina e la "purezza" delle nostre intenzioni.
Tutti hanno constatato attorno a loro che questa "campagna" ha riportato una certa diffidenza, in luoghi in cui abbiamo vissuto per moltissimi anni una relazione feconda di fiducia con i nostri vicini. Ma, nonostante questo, il nostro incontro sacerdotale si è svolto in un clima di ottimismo e fervore, in quanto tutti i Preti - e ciascuno individualmente, ma anche in quanto "comunità" - rimangono fedeli alla loro "vocazione" di presenza e servizio nel Paese, profondamente legati all'"appello" ricevuto da Cristo e dalla sua Chiesa, che ci inviano per stabilire relazioni fraterne con tutti i nostri fratelli e sorelle della società algerina, a causa di Gesù e dal suo "Vangelo". Perché «Dio è amore» e: «Se noi ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi» (1Gv 4,8.12).
Il tema centrale dell'incontro era appunto quello dell'"Eucaristia". In tutte le testimonianze, ciascuno ha condiviso sino a che punto la propria celebrazione personale dell'"Eucaristia" fosse legata alla celebrazione quotidiana dell'amore fraterno, realizzato negli incontri di ogni giorno con i nostri fratelli e sorelle di questo Paese. Nessuna "amarezza", ma piuttosto la gioia di essere stati chiamati a servire questo "progetto" di «riunire i figli di Dio dispersi» dall'interno della società algerina.
Certo, ciascuno di noi è pienamente cosciente delle difficoltà che la Chiesa vive oggi in Algeria, ma la meditazione del tema dell'"Eucaristia" è stato un richiamo per ribadire che le difficoltà che incontriamo ci rendono più vicini al "sacrificio" che Cristo ha fatto della sua vita per portare la pace tra i fratelli e tra i figli dello stesso Padre che è nei Cieli.
I sacerdoti presenti alla "sessione" di Algeri hanno sottolineato come si sentivano attaccati al loro "progetto di vita" che consiste nel realizzare, in Algeria e con gli algerini, questa "comunione" che viene da Dio. Ma erano anche, e allo stesso tempo, ben coscienti che non è possibile passare al di sopra delle "barriere" che separano i gruppi umani, senza pagarne un prezzo. Ogni giorno, celebrando la Messa, annunciamo una "comunione" che viene da Dio e ci uniamo al "sacrificio" che Gesù ha dovuto offrire perché questa "comunione" fosse annunciata e messa in opera, concretamente, nel proprio contesto e nel proprio tempo.
Così, nonostante le difficoltà del momento e con la grazia di Dio, la nostra Chiesa continua a vivere, come prima, la sua "testimonianza evangelica" nella gioia e nella diversità delle situazioni che conosciamo."

Mons. Henri Teissier,
Arcivescovo emerito di Algeri

Letture della S.Messa del 20 maggio

RITO ROMANO:


PRIMA LETTURA (At 1,1-11)


Dagli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 46)

Rit: Ascende il Signore tra canti di gioia.

Popoli tutti, battete le mani! 
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

SECONDA LETTURA (Ef 4,1-13) 


Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. 
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. 
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 28,19.20) 

Alleluia, alleluia.
Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 16,15-20) 


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore


RITO AMBROSIANO:



LETTURA
Lettura degli Atti degli Apostoli 1, 15-26


In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: / “La sua dimora diventi deserta / e nessuno vi abiti, / e il suo incarico lo prenda un altro”.
Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione».
Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.


SALMO 
Sal 138 (139)

®   Signore, tu conosci tutte le mie vie.
oppure
®   Alleluia, alleluia, alleluia.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
ti sono note tutte le mie vie.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. ®

Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia. ®

Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra. ®

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno. ®

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono più della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te. ®


EPISTOLA 
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 3, 14-16


Carissimo, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: / egli fu manifestato in carne umana / e riconosciuto giusto nello Spirito, / fu visto dagli angeli / e annunciato fra le genti, / fu creduto nel mondo / ed elevato nella gloria.


VANGELO 
Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17, 11-19

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».