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giovedì 14 marzo 2013

Le prime parole di Papa Francesco

Come promesso vi dono anche le prime complete parole del S.Padre Francesco, pronunciate ieri sera:



Benedizione Apostolica "Urbi et Orbi":
Fratelli e sorelle, buonasera!
Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.
[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]
E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!
E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.
[…]
Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.
[Benedizione]
Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

mercoledì 13 marzo 2013

19.06: Fumata bianca

Habemus Papam.
Oggi, 13 marzo 2013, alle ore 19.06, dopo cinque votazioni, è stato eletto il nuovo Papa.
La fumata è indubbiamente bianca. Continuate a seguirci per avere altre informazioni in tempo reale, per scoprire chi sarà il nuovo pontefice.


Potrete seguire le immagini in diretta dal Vaticano cliccando su questa pagina, quella del Centro televisivo Vaticano (attenzione, il sito risulta bloccato per eccesso di visite)

domenica 10 marzo 2013

Le quote per il nuovo Papa

Come per tutti i conclavi anche in occasione dell'ormai prossima elezione i bookmaker, specie inglesi, hanno aperto le scommesse relative, in primis, all'elezione del nuovo pontefice (i dati e le immagini che seguono le traggo dal sito di giornalettismo.com). Vediamo quindi, per mera curiosità, ricordando che spesso chi entra Papa esce Cardinale, cosa suggeriscono gli inglesi.
Cominciamo con le quote relative al Cardinale che diventerà il nuovo successore di Pietro (cliccando su ogni nome è possibile vedere alcuni dati anagrafici tratti dal sito vaticano). Il più papabile al momenti risulta essere l'italiano Angelo Scola, segue il Ghanese Peter Turkson e, al terzo posto, troviamo un altro italiano, Tarcisio Bertone;


E' poi possibile scommettere sul nome del nuovo Pontefice. I nomi più accreditati sono, nell'ordine, Pietro (dato a 2, magari ricordando la presunta profezia di Malachia, che vorrebbe questo come ultimo Papa avente proprio il nome di Pietro II), Pio (dato a 5,50), Giovanni Paolo (a 6,00), Giovanni (a 11,00) e Benedetto (a 13,00)


E' poi possibile scommettere sull'età del prossimo pontefice. Un pontefice giovane (con età inferiore a 65 anni) è quello più probabile (a 2,62), segue un pontefice avente tra 66 e 70 anni (a 3,50), tra 71 e 75 anni (a 3,75) o più anziano (a 4,50):


Terminiamo con la nazionalità del prossimo pontefice. Come si è visto gli italiani sono i favoriti (dati a 1,80), seguono i centro - sud americani (a 3,50), gli africani (a 3,50) e i nordamericani (a 11,00):


martedì 26 febbraio 2013

Prime indicazioni per il periodo di sede vacante


Il Servizio diocesano per la Pastorale liturgica ha fornito le prime indicazioni liturgiche per il periodo di sede papale vacante.
1. Dal 1° marzo nella preghiera eucaristica non si deve fare più menzione del nome del Papa.
2. Da lunedì 4 marzo, nelle chiese di Rito romano, è possibile utilizzare nei giorni feriali il formulario della messa per l’elezione del Papa (Messale Romano, p. 784).
3. Sempre da lunedì 4 marzo, nelle chiese di Rito ambrosiano, in deroga alle norme generali della Quaresima l’Arcivescovo, nella sua funzione di Capo rito, consente di utilizzare nelle ferie (tranne ovviamente il Venerdì) il formulario della messa per l’elezione del Papa (Messale Ambrosiano 1990, pp. 985-987)

(fonte incorcinews.it)

lunedì 25 febbraio 2013

Motu Proprio sull'elezione del S.Pontefice


LETTERA APOSTOLICA
DATA MOTU PROPRIO
NORMAS NONNULLAS
DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO PP. XVI
SU ALCUNE MODIFICHE ALLE NORME RELATIVE
ALL'ELEZIONE DEL ROMANO PONTEFICE

Con la Lettera apostolica De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis, data Motu Proprio a Roma l’11 giugno 2007 nel terzo anno del mio Pontificato, ho stabilito alcune norme che, abrogando quelle prescritte al numero 75 della Costituzione apostolica Universi Dominici gregis promulgate il 22 febbraio 1996 dal mio Predecessore il Beato Giovanni Paolo II, hanno ristabilito la norma, sancita dalla tradizione, secondo la quale per la valida elezione del Romano Pontefice è sempre richiesta la maggioranza dei due terzi di voti dei Cardinali elettori presenti.
Considerata l’importanza di assicurare il migliore svolgimento di quanto attiene, pur con diverso rilievo, all’elezione del Romano Pontefice, in particolare una più certa interpretazione ed attuazione di alcune disposizioni, stabilisco e prescrivo che alcune norme della Costituzione apostolicaUniversi Dominici gregis e quanto io stesso ho disposto nella summenzionata Lettera apostolica siano sostituite dalle norme che seguono:
n. 35. “Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto al n. 40 e al n. 75 di questa Costituzione.”
n. 37. “Ordino inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinali elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione.”
n. 43. “Dal momento in cui è stato disposto l’inizio delle operazioni dell’elezione, fino al pubblico annunzio dell’avvenuta elezione del Sommo Pontefice o, comunque, fino a quando così avrà ordinato il nuovo Pontefice, i locali della Domus Sanctae Marthae, come pure e in modo speciale la Cappella Sistina e gli ambienti destinati alle celebrazioni liturgiche, dovranno essere chiusi, sotto l’autorità del Cardinale Camerlengo e con la collaborazione esterna del Vice Camerlengo e del Sostituto della Segreteria di Stato, alle persone non autorizzate, secondo quanto stabilito nei numeri seguenti.
L’intero territorio della Città del Vaticano e anche l’attività ordinaria degli Uffici aventi sede entro il suo ambito dovranno essere regolati, per detto periodo, in modo da assicurare la riservatezza e il libero svolgimento di tutte le operazioni connesse con l’elezione del Sommo Pontefice. In particolare si dovrà provvedere, anche con l’aiuto di Prelati Chierici di Camera, che i Cardinali elettori non siano avvicinati da nessuno durante il percorso dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano.”
n. 46, 1° comma. “Per venire incontro alle necessità personali e d’ufficio connesse con lo svolgimento dell’elezione, dovranno essere disponibili e quindi convenientemente alloggiati in locali adatti entro i confini di cui al n. 43 della presente Costituzione, il Segretario del Collegio Cardinalizio, che funge da Segretario dell’assemblea elettiva; il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie con otto Cerimonieri e due Religiosi addetti alla Sagrestia Pontificia; un ecclesiastico scelto dal Cardinale Decano o dal Cardinale che ne fa le veci, perché lo assista nel proprio ufficio.”
n. 47. “Tutte le persone elencate al n. 46 e al n. 55, 2° comma della presente Costituzione apostolica, che per qualsivoglia motivo e in qualsiasi tempo venissero a conoscenza da chiunque di quanto direttamente o indirettamente concerne gli atti propri dell’elezione e, in modo particolare, di quanto attiene agli scrutini avvenuti nell’elezione stessa, sono obbligate a stretto segreto con qualunque persona estranea al Collegio dei Cardinali elettori: per tale scopo, prima dell’inizio delle operazioni dell’elezione, dovranno prestare giuramento secondo le modalità e la formula indicate nel numero seguente.”
n. 48. “Le persone indicate nel n. 46 e nel n. 55, 2° comma della presente Costituzione, debitamente ammonite sul significato e sull’estensione del giuramento da prestare, prima dell’inizio delle operazioni dell’elezione, dinanzi al Cardinale Camerlengo o ad altro Cardinale dal medesimo delegato, alla presenza di due Protonotari Apostolici di Numero Partecipanti, a tempo debito dovranno pronunziare e sottoscrivere il giuramento secondo la formula seguente:
         Io N. N. prometto e giuro di osservare il segreto assoluto con chiunque non faccia parte del Collegio dei Cardinali elettori, e ciò in perpetuo, a meno che non ne riceva speciale facoltà data espressamente dal nuovo Pontefice eletto o dai suoi Successori, circa tutto ciò che attiene direttamente o indirettamente alle votazioni e agli scrutini per l’elezione del Sommo Pontefice.
         Prometto parimenti e giuro di astenermi dal fare uso di qualsiasi strumento di registrazione o di audizione o di visione di quanto, nel periodo della elezione, si svolge entro l’ambito della Città del Vaticano, e particolarmente di quanto direttamente o indirettamente in qualsiasi modo ha attinenza con le operazioni connesse con l’elezione medesima.
Dichiaro di emettere questo giuramento, consapevole che una infrazione di esso comporterà nei miei confronti la pena della scomunica «latae sententiae» riservata alla Sede Apostolica.”
         Così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli, che tocco con la mia mano.”
n. 49. “Celebrate secondo i riti prescritti le esequie del defunto Pontefice, preparato quanto è necessario per il regolare svolgimento dell’elezione, il giorno stabilito, ai termini del n. 37 della presente Costituzione, per l’inizio del Conclave tutti i Cardinali converranno nella Basilica di San Pietro in Vaticano, o altrove secondo l’opportunità e le necessità del tempo e del luogo, per prender parte ad una solenne celebrazione eucaristica con la Messa votiva pro eligendo Papa(19). Ciò dovrà essere compiuto possibilmente in ora adatta del mattino, così che nel pomeriggio possa svolgersi quanto prescritto nei numeri seguenti della stessa Costituzione.”
n. 50. “Dalla Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, dove si saranno raccolti in ora conveniente del pomeriggio, i Cardinali elettori in abito corale si recheranno in solenne processione, invocando col canto del Veni Creator l’assistenza dello Spirito Santo, alla Cappella Sistina del Palazzo Apostolico, luogo e sede dello svolgimento dell’elezione. Parteciperanno alla processione il Vice Camerlengo, l’Uditore Generale della Camera Apostolica e due membri di ciascuno dei Collegi dei Protonotari Apostolici di Numero Partecipanti, dei Prelati Uditori della Rota Romana e dei Prelati Chierici di Camera.”
n. 51, 2° comma. “Sarà pertanto cura del Collegio Cardinalizio, operante sotto l’autorità e la responsabilità del Camerlengo coadiuvato dalla Congregazione particolare di cui al n. 7 della presente Costituzione, che, all’interno di detta Cappella e dei locali adiacenti, tutto sia previamente disposto, anche con l’aiuto dall’esterno del Vice Camerlengo e del Sostituto della Segreteria di Stato, in maniera che la regolare elezione e la riservatezza di essa siano tutelate.”
n. 55, 3° comma. “Se una qualsiasi infrazione a questa norma venisse compiuta, sappiano gli autori di essa che incorreranno nella pena della scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica.”
n. 62. “Aboliti i modi di elezione detti per acclamationem seu inspirationem e per compromissum, la forma di elezione del Romano Pontefice sarà d’ora in poi unicamente per scrutinium.
Stabilisco, pertanto, che per la valida elezione del Romano Pontefice si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti.”
n. 64. “La procedura dello scrutinio si svolge in tre fasi, la prima delle quali, che si può chiamarepre-scrutinio, comprende: 1) la preparazione e la distribuzione delle schede da parte dei Cerimonieri – richiamati intanto nell’Aula insieme col Segretario del Collegio dei Cardinali e col Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie – i quali ne consegnano almeno due o tre a ciascun Cardinale elettore; 2) l’estrazione a sorte, fra tutti i Cardinali elettori, di tre Scrutatori, di tre incaricati a raccogliere i voti degli infermi, denominati per brevità Infirmarii, e di tre Revisori; tale sorteggio viene fatto pubblicamente dall’ultimo Cardinale Diacono, il quale estrae di seguito i nove nomi di coloro che dovranno svolgere tali mansioni; 3) se nell’estrazione degli Scrutatori, degliInfirmarii e dei Revisori, escono i nomi di Cardinali elettori che, per infermità o altro motivo, sono impediti di svolgere tali mansioni, al loro posto vengano estratti i nomi di altri non impediti. I primi tre estratti fungeranno da Scrutatori, i secondi tre da Infirmarii, gli altri tre da Revisori.”
n. 70, 2° comma. “Gli scrutatori fanno la somma di tutti i voti che ciascuno ha riportato, e se nessuno ha raggiunto almeno i due terzi dei voti in quella votazione, il Papa non è stato eletto; se invece risulterà che uno ha ottenuto almeno i due terzi, si ha l’elezione del Romano Pontefice canonicamente valida.”
n. 75. “Se le votazioni di cui ai nn. 72, 73 e 74 della sopramenzionata Costituzione non avranno esito, sia dedicato un giorno alla preghiera, alla riflessione e al dialogo; nelle successive votazioni, osservato l’ordine stabilito nel n. 74 della stessa Costituzione, avranno voce passiva soltanto i due nomi che nel precedente scrutinio avevano ottenuto il maggior numero di voti, né si potrà recedere dalla disposizione che per la valida elezione, anche in questi scrutini, è richiesta la maggioranza qualificata di almeno due terzi di suffragi dei Cardinali presenti e votanti. In queste votazioni, i due nomi che hanno voce passiva non hanno voce attiva.”
n. 87. “Avvenuta canonicamente l’elezione, l’ultimo dei Cardinali Diaconi chiama nell’aula dell’elezione il Segretario del Collegio dei Cardinali, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie e due Cerimonieri; quindi, il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori chiede il consenso dell’eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? E appena ricevuto il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato? Allora il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, con funzione di notaio e avendo per testimoni due Cerimonieri, redige un documento circa l’accettazione del nuovo Pontefice e il nome da lui assunto.”
Questo documento entrerà in vigore subito dopo la sua pubblicazione su L’Osservatore Romano.
Questo decido e stabilisco, nonostante qualsiasi disposizione in contrario.
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 22 del mese di febbraio, nell’anno 2013, ottavo del mio Pontificato.

© Copyright 2013 - Libreria Editrice Vaticana

lunedì 9 aprile 2012

La parola del Papa alla GMG: Roma 1999

Riprendiamo questa settimana, dopo la pausa della Settimana Santa, i nostri consueti appuntamenti. Oggi riviviamo la GMG del 1999 con il discorso, l'omelia e il messaggio papale:


MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA
 XIV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

“Il Padre vi ama”(cfr Gv 16, 27)
Cari giovani amici!
1. Nella prospettiva dell'ormai prossimo Giubileo, il 1999 assume la funzione di "dilatare gli orizzonti del credente secondo la prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del “Padre che è nei cieli” dal quale è stato mandato ed al quale è ritornato" (Tertio millennio adveniente, 49). Non è possibile, infatti, celebrare Cristo ed il suo giubileo senza volgersi, con lui, verso Dio, Padre suo e Padre nostro (cfr Gv 20, 17). Anche lo Spirito Santo rimanda al Padre e a Gesù: se lo Spirito ci insegna a dire “Gesù è il Signore” (cfr 1 Cor 12, 3), è per renderci capaci di parlare con Dio chiamandolo “Abbà, Padre!” (cfr Gal 4, 6).
Vi invito, dunque, insieme con tutta la Chiesa a rivolgervi verso Dio Padre e ad ascoltare con gratitudine e meraviglia la sorprendente rivelazione di Gesù: “Il Padre vi ama!” (cfr Gv 16,27). Sono queste le parole che vi affido come tema della XIV Giornata Mondiale della Gioventù. Cari giovani, accogliete l’amore che Dio per primo vi dona (cfr 1 Gv 4, 19). Rimanete ancorati a questa certezza, la sola capace di dare senso, forza e gioia alla vita: non si allontanerà mai da voi il suo amore, non verrà mai meno la sua alleanza di pace con voi (cfr Is 54, 10). Egli ha impresso il vostro nome sulle palme delle sue mani (cfr Is 49, 16).
2. Anche se non sempre cosciente e chiara, nel cuore dell’uomo esiste una profonda nostalgia di Dio, che sant’Ignazio di Antiochia ha così espresso, in modo eloquente: "Un’acqua viva mormora in me e mi dice dentro: “Vieni al Padre!”" (Ad Rom. 7). "Signore, mostrami la tua Gloria", supplica Mosè sulla montagna (Es 33,18).
"Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv1,18). È dunque sufficiente conoscere il Figlio per conoscere il Padre? Filippo non si lascia facilmente convincere: "Mostraci il Padre", domanda. La sua insistenza ci ottiene una risposta che supera la nostra attesa: "Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? . . . Chi ha visto me ha visto il Padre" (Ivi, 14, 8-11).
Dopo l’Incarnazione, esiste un volto di uomo nel quale è possibile vedere Dio: "Credetemi, io sono nel Padre e il Padre è in me", dice Gesù non più soltanto a Filippo, ma a tutti coloro che crederanno (Ivi, 14,11). Da allora, chi accoglie il Figlio di Dio accoglie Colui che lo ha mandato (cfr Ivi, 13,20). Al contrario: "Chi odia me, odia anche il Padre mio" (Ivi, 15, 23). Da allora, un nuovo rapporto è possibile tra il Creatore e la creatura, quello del figlio con il proprio Padre: ai discepoli che vogliono entrare nei segreti di Dio e chiedono di imparare a pregare per trovare sostegno nel cammino, Gesù risponde insegnando il Padre nostro, "sintesi di tutto il Vangelo" (Tertulliano, De oratione, 1). In esso trova conferma la nostra condizione di figli (cfr Lc 11, 1-4). "Da una parte, con le parole di questa preghiera, il Figlio Unigenito ci dà le parole che il Padre ha dato a lui: è il Maestro della nostra preghiera. Dall’altra, Verbo incarnato, egli conosce nel suo cuore di uomo i bisogni dei suoi fratelli e delle sue sorelle di umanità, e ce li manifesta: è il Modello della nostra preghiera" (CCC 2765).
Trasmettendoci la testimonianza diretta della vita del Figlio di Dio, il Vangelo di Giovanni ci indica il cammino da seguire per conoscere il Padre. L’invocazione “Padre” è il segreto, il respiro, la vita di Gesù. Non è egli forse il Figlio unico, il primogenito, l’amato verso il quale tutto si rivolge, presente presso il Padre ancor prima che il mondo fosse, compartecipe della sua stessa gloria? (cfr 17, 5). Dal Padre Gesù riceve il potere su ogni cosa (cfr 17, 2), il messaggio da annunciare (cfr 12, 49), l’opera da compiere (cfr 14, 31). Gli stessi discepoli non gli appartengono: è il Padre che glieli ha dati (cfr 17, 9), affidandogli il compito di custodirli dal male, perché nessuno vada perduto (cfr 18, 9).
Nell’ora di passare da questo mondo al Padre, la "preghiera sacerdotale" rivela l’animo del Figlio: "Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse" (17, 5). In qualità di Sommo ed Eterno Sacerdote, Cristo si mette alla testa dell’immenso corteo dei redenti. Primogenito di una moltitudine di fratelli, egli riconduce all’unico ovile le pecore del gregge disperso, perché ci sia "un solo gregge e un solo pastore" (10, 16).
Grazie alla sua opera, la stessa relazione amorosa che esiste all'interno della Trinità viene trasferita nella relazione del Padre con l'umanità redenta: “Il Padre vi ama!”. Come potrebbe questo mistero d'amore essere compreso senza l'azione dello Spirito, effuso dal Padre sui discepoli grazie alla preghiera di Gesù (cfr 14, 16)? L'incarnazione del Verbo eterno nel tempo e la nascita per l'eternità di quanti vengono a lui incorporati mediante il battesimo non sarebbero concepibili senza l’azione vivificante del medesimo Spirito.
3. "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (3, 16). Il mondo è amato da Dio! E nonostante i rifiuti di cui è capace, esso resterà amato fino alla fine. “Il Padre vi ama” da sempre e per sempre: questa è la novità inaudita, "il semplicissimo e sconvolgente annuncio del quale la Chiesa è debitrice all’uomo" (cfr Christifideles laici, 34). Se anche il Figlio ci avesse detto questa sola parola, sarebbe sufficiente. "Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!" (1 Gv3, 1). Non siamo orfani, l’amore è possibile. Perché - lo sapete - non si è capaci di amare se non si è amati.
Ma come annunciare questa buona notizia? Gesù indica il cammino da seguire: mettersi in ascolto del Padre per essere da Lui ammaestrati (6, 45) e osservare i comandamenti (cfr 14, 23). Tale conoscenza del Padre, poi, andrà crescendo: "Ho fatto conoscere loro il tuo nome, e lo farò conoscere ancora" (17, 26), e sarà opera dello Spirito Santo, che conduce alla verità tutta intera (cfr 16,13).
Nella nostra epoca, la Chiesa e il mondo hanno bisogno più che mai di “missionari” che sappiano proclamare con la parola e con l’esempio questa fondamentale, consolante certezza. Consapevoli di ciò voi, giovani di oggi e adulti del nuovo millennio, lasciatevi “formare” alla scuola di Gesù. Nella Chiesa e nei vari ambienti in cui si svolge la vostra esistenza quotidiana diventate testimoni credibili dell’amore del Padre! Rendetelo visibile nelle scelte e negli atteggiamenti, nel modo di accogliere le persone e di mettervi al loro servizio, nel fedele rispetto della volontà di Dio e dei suoi Comandamenti.
“Il Padre vi ama”. Questo annuncio meraviglioso viene deposto nel cuore del credente che, come il discepolo amato da Gesù, reclina il capo sul petto del Maestro e ne raccoglie le confidenze: "Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui" (14, 21), perché "questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo" (17, 3).
Riflesso dell’amore del Padre sono le diverse forme di paternità che incontrate sul vostro cammino. Penso in particolare ai vostri genitori, collaboratori di Dio nel trasmettervi la vita e nel prendersi cura di voi: onorateli (cfr Es 20, 12) e siate loro riconoscenti! Penso ai sacerdoti ed alle altre persone consacrate al Signore, che sono per voi amici, testimoni e maestri di vita, "per il progresso e la gioia della vostra fede" (Fil 1, 25). Penso agli educatori autentici che con la loro umanità, la loro sapienza e la loro fede contribuiscono in modo significativo alla vostra crescita cristiana e, dunque, pienamente umana. Per ognuna di queste valide persone, che vi sono accanto lungo le strade della vita, ringraziate sempre il Signore.
4. Il Padre vi ama! La consapevolezza di questa predilezione da parte di Dio non può non spingere i credenti "a intraprendere, nell’adesione a Cristo Redentore dell’uomo, un cammino di autentica conversione . . . Ecco il contesto adatto per la riscoperta e la intensa celebrazione del sacramento della Penitenza nel suo significato più profondo" (Tertio millennio adveniente, 50).
"Il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente" (CCC 387); è il rifiuto di vivere della vita di Dio ricevuta nel Battesimo, di lasciarsi amare dal vero Amore: l’uomo, infatti, ha il terribile potere di ostacolare Dio nella sua volontà di donare ogni bene. Il peccato, che trova origine nella volontà libera della persona (cfr Mc 7, 20), è una trasgressione dell’amore vero; ferisce la natura dell’uomo e dissolve la solidarietà umana, manifestandosi in atteggiamenti, parole ed azioni sature di egoismo (cfr CCC 1849-1850). È nell’intimo che la libertà si apre e si chiude all’amore. Questo è il dramma costante dell’uomo, che spesso sceglie la schiavitù, sottomettendosi a paure, a capricci, ad abitudini sbagliate, creandosi idoli che lo dominano, ideologie che ne avviliscono l'umanità. Leggiamo nel Vangelo di Giovanni: "Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato" (8, 34).
Gesù dice a tutti: "Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1, 15). All’origine di ogni autentica conversione c’è lo sguardo di Dio sul peccatore. E' uno sguardo che si traduce in ricerca piena d’amore, in passione fino alla croce, in volontà di perdono che, manifestando al colpevole la stima e l’amore di cui continua ad essere oggetto, gli rivela per contrasto il disordine in cui è immerso, sollecitandolo alla decisione di cambiare vita. È il caso di Levi (cfr Mc 2, 13-17), di Zaccheo (cfr Lc19, 1-10), dell’adultera (cfr Gv 8, 1-11), del ladrone (cfr Lc 23, 39-43), della samaritana (cfr Gv 4, 1-30): "L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente" (Redemptor hominis, 10). Quando ha scoperto e gustato il Dio della misericordia e del perdono, l'essere umano non può vivere altrimenti che convertendosi continuamente a Lui (cfr. Dives in misericordia, 13).
"Va’ e d’ora in poi non peccare più" (Gv 8, 11): il perdono è dato gratuitamente, ma l’uomo è invitato a corrispondervi con un serio impegno di vita rinnovata. Dio conosce troppo bene le sue creature! Non ignora che la manifestazione sempre maggiore del suo amore finirà per suscitare nel peccatore il disgusto del peccato. Per questo l’amore di Dio si svolge nella continua offerta di perdono.
Quanto eloquente è la parabola del figlio prodigo! Dal momento in cui egli s'allontana da casa, il padre vive nella trepidazione: attende, spera, scruta l’orizzonte. Rispetta la libertà del figlio, ma soffre. E quando il figlio si decide a fare ritorno, egli lo vede da lontano e gli va incontro, lo stringe forte tra le braccia e pieno di gioia comanda: "Mettetegli l’anello al dito - simbolo dell’alleanza - portate qui il vestito più bello e rivestitelo - simbolo della vita nuova - mettetegli i calzari ai piedi - simbolo della dignità riacquistata - e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è ritornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!" (Lc 15, 11-32).
5. Prima di salire presso il Padre, Gesù ha affidato alla sua Chiesa il ministero della riconciliazione (cfrGv 20, 23). Non basta, quindi, un pentimento soltanto interiore per ottenere il perdono di Dio. La riconciliazione con Lui si ottiene attraverso la riconciliazione con la comunità ecclesiale. Per questo il riconoscimento della colpa passa attraverso un gesto sacramentale concreto: il pentimento e l’accusa dei peccati, col proposito di vita nuova, dinanzi al ministro della Chiesa.
L’uomo contemporaneo, purtroppo, quanto più smarrisce il senso del peccato tanto meno ricorre al perdono di Dio: da questo dipendono molti dei problemi e delle difficoltà del nostro tempo. In questo anno, vi invito a riscoprire la bellezza e la ricchezza di grazia del sacramento della Penitenza ripercorrendo attentamente la parabola del figlio prodigo, dove viene sottolineato non tanto il peccato, quanto la tenerezza di Dio e la sua misericordia. Ascoltando la Parola in atteggiamento di preghiera, di contemplazione, di meraviglia, di certezza, dite a Dio: "Ho bisogno di te, conto su di te per esistere e per vivere. Tu sei più forte del mio peccato. Credo nella tua potenza sulla mia vita, credo nella tua capacità di salvarmi così come sono adesso. Ricordati di me. Perdonami!".
Guardatevi “dentro”. Prima che contro una legge o una norma morale, il peccato è contro Dio (cfrSal 50 [51], 6), contro i fratelli e contro voi stessi. Mettetevi di fronte a Cristo, Figlio unico del Padre e modello di tutti i fratelli. Lui solo ci rivela ciò che dobbiamo essere verso il Padre, verso il prossimo, verso la società per essere in pace con noi stessi. Ce lo rivela attraverso il Vangelo, che forma con Gesù Cristo una cosa sola. La fedeltà all’uno è misura della fedeltà all’altro.
Accostatevi con fiducia al sacramento della Confessione: con l'accusa delle colpe mostrerete di voler riconoscere l'infedeltà e interromperla; attesterete il bisogno di conversione e di riconciliazione, per ritrovare la pacificante e feconda condizione di figli di Dio in Cristo Gesù; esprimerete solidarietà verso i fratelli anch'essi provati dal peccato (cfr CCC 1445).
Ricevete, infine, con animo grato l’assoluzione da parte del sacerdote: è il momento in cui il Padre pronuncia sul peccatore pentito la parola che fa vivere: "Questo mio figlio è tornato in vita!". La Sorgente dell’amore rigenera e rende capaci di superare l'egoismo e tornare ad amare con intensità maggiore.
6. "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti" (Mt 22, 37-40). Gesù non dice che il secondo comandamento è identico al primo, ma che gli è “simile”. I due comandamenti non sono dunque intercambiabili, come se si potesse soddisfare automaticamente al comandamento dell’amore di Dio osservando quello dell’amore del prossimo, o viceversa. Essi hanno consistenza propria, e devono essere ambedue osservati. Gesù però li affianca l'uno all'altro per render chiaro a tutti che essi sono tra loro strettamente connessi: impossibile osservare l’uno senza mettere in pratica l’altro. "La loro unità inscindibile è testimoniata da Gesù con le parole e con la vita: la sua missione culmina nella Croce che redime, segno del suo indivisibile amore al Padre e all’umanità" (Veritatis splendor, 14).
Per sapere se si ama veramente Dio, occorre verificare se si ama sul serio il prossimo. E se si vuole saggiare la qualità dell’amore per il prossimo, ci si deve domandare se si ama veramente Dio. Perché "chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede" (1 Gv 4, 20), e "da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti" (ivi, 5, 2).
Nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente ho esortato i cristiani a "sottolineare più decisamente l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati" (n. 51). Si tratta di un'opzione “preferenziale”, non esclusiva. Gesù ci invita ad amare i poveri, perché ad essi si deve un'attenzione particolare in ragione proprio della loro vulnerabilità. Essi - è noto - sono sempre più numerosi, anche nei paesi cosiddetti ricchi, nonostante che i beni di questo mondo siano destinati a tutti! Ogni situazione di povertà interpella la carità cristiana di ciascuno. Essa, però, deve diventare anche impegno sociale e politico, perché il problema della povertà nel mondo dipende da condizioni concrete che devono essere trasformate da uomini e donne di buona volontà, costruttori della civiltà dell’amore. Sono “strutture di peccato” che non possono essere vinte se non con la collaborazione di tutti, nella disponibilità a “perdersi” per l’altro invece di sfruttarlo, a “servirlo” invece di opprimerlo (cfr. Sollicitudo rei socialis, 38).
Cari giovani, invito voi, in modo particolare, a prendere iniziative concrete di solidarietà e di condivisione accanto e con i più poveri. Prendete parte con generosità a qualcuno dei progetti che nei diversi paesi vedono impegnati altri vostri coetanei in gesti di fraternità e solidarietà: sarà un modo di “restituire” al Signore nella persona dei poveri almeno qualcosa di tutto ciò che Egli ha dato a voi, più fortunati. E potrà essere anche l’espressione immediatamente visibile di una scelta di fondo: quella di orientare decisamente la vita verso Dio ed i fratelli.
7. Maria riassume nella sua persona tutto il mistero della Chiesa, è la “figlia prescelta del Padre” (Tertio millennio adveniente, 54), che ha accolto liberamente e risposto con disponibilità al dono di Dio. “Figlia” del Padre ha meritato di divenire la Madre del suo Figlio: "“Avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38). E' Madre di Dio, perché perfettamente figlia del Padre.
Nel suo cuore non c'è altro desiderio che quello di sostenere i cristiani nell'impegno di vivere come figli di Dio. Quale madre tenerissima, essa li conduce incessantemente a Gesù, affinché, seguendolo, imparino a coltivare la loro relazione con il Padre del cielo. Come alle nozze di Cana, li invita a fare quanto il Figlio dirà loro (cfr Gv 2, 5), sapendo che è questo il cammino per giungere alla casa del “Padre misericordioso” (cfr 2 Cor 1, 3).
La XIV Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà quest’anno nelle Chiese locali, è l’ultima prima del grande appuntamento giubilare. Essa assume, pertanto, una particolare rilevanza nella preparazione all'Anno Santo del 2000. Prego affinché divenga per ciascuno di voi occasione per un rinnovato incontro con il Signore della vita e con la sua Chiesa.
A Maria affido il vostro cammino e le chiedo di preparare i vostri cuori ad accogliere la grazia del Padre, per diventare testimoni del suo amore.
Con questi sentimenti, augurando un anno ricco di fede e di impegno evangelico, tutti di cuore vi benedico.
Dal Vaticano, 6 Gennaio 1999, Solennità dell'Epifania del Signore.
IOANNES PAULUS PP. II

CELEBRAZIONE DELLA XIV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙOMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Basilica Vaticana - Domenica delle Palme, 28 Marzo 1999
1. «Cristo umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2, 8).
La celebrazione della Settimana Santa inizia con l'«osanna!» di questa Domenica delle Palme e trova il suo momento culminante nel «crucifige!» del Venerdì Santo. Ma questo non è un controsenso; è piuttosto il cuore del mistero che la liturgia vuole proclamare: Gesù si è consegnato volontariamente alla sua passione, non si è trovato schiacciato da forze più grandi di Lui (cfr Gv 10, 18). E' Lui stesso che, scrutando la volontà del Padre, ha compreso che era giunta la sua ora e l'ha accolta con l'obbedienza libera del Figlio e con infinito amore per gli uomini.
Gesù ha portato i nostri peccati sulla croce e i nostri peccati hanno portato Gesù sulla croce: Egli è stato schiacciato per le nostre iniquità (cfr Is 53, 5). A David che ricercava il responsabile del misfatto raccontatogli da Natan, il profeta rispose: «Tu sei quell'uomo!» (2 Sam 12, 7). La stessa cosa la Parola di Dio risponde a noi che ci chiediamo chi ha fatto morire Gesù: «Tu sei quell'uomo!». Il processo e la passione di Gesù, infatti, continuano nel mondo di oggi e sono rinnovati da ogni persona che, abbandonandosi al peccato, non fa che prolungare il grido: «Non costui, ma Barabba! Crucifige!».
2. Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio le sofferenze dell'umanità nonché le nostre personali vicende. Cristo, pur essendo senza peccato, ha preso su di sé ciò che l'uomo non poteva sopportare: l'ingiustizia, il male, il peccato, l'odio, la sofferenza e, infine, la morte. In Cristo, Figlio dell'uomo umiliato e sofferente, Dio ama tutti, perdona tutti e conferisce il significato ultimo all'umana esistenza.
Siamo qui, questa mattina, per raccogliere questo messaggio da questo Padre che ci ama. Ci possiamo chiedere: che cosa Egli vuole da noi? Vuole che, guardando Gesù, accettiamo di seguirLo nella sua passione per condividere con Lui la resurrezione. Tornano alla mente in questo momento le parole che Gesù disse ai discepoli: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete; il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete» (Mc 10, 39); «Se qualcuno vuol venire dietro a me..., prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16, 24-25).
L'«osanna» e il «crucifige» diventano così la misura di un modo di concepire la vita, la fede e la testimonianza cristiana: non ci si deve scoraggiare per le sconfitte né esaltare per le vittorie perché, come per Cristo, l'unica vittoria è la fedeltà alla missione ricevuta dal Padre. «Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2, 9).
3. La prima parte dell'odierna celebrazione ci ha fatto rivivere l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme. Chi, in quel giorno fatidico, ebbe l'intuizione che Gesù di Nazaret, il Maestro che parlava con autorità (cfr Lc 4, 32), era il Messia, il figlio di David, il Salvatore atteso e promesso? Fu il popolo, e i più entusiasti ed attivi fra il popolo furono i giovani, che divennero così, in un qualche modo, gli "araldi" del Messia. Essi capirono che quella era l'ora di Dio, l'ora sospirata e benedetta, attesa per secoli da Israele e, agitando rami di ulivo e di palma, decretarono il trionfo di Gesù.
In ideale continuità con quell'evento, da quattordici anni ormai si celebra la Giornata Mondiale della Gioventù, durante la quale i giovani, raccolti insieme con i loro Pastori, professano e proclamano con gioia la propria fede in Cristo, si interrogano sulle loro aspirazioni più profonde, sperimentano la comunione ecclesiale, confermano e rinnovano il proprio impegno nell'urgente compito della nuova evangelizzazione.
Essi cercano il Signore nel cuore del Mistero pasquale. Il mistero della Croce gloriosa diventa per loro il grande dono ed insieme il segno della maturità della fede. Con la sua Croce, simbolo universale dell'Amore, Cristo guida i giovani del mondo nella grande "assemblea" del Regno di Dio, che trasforma i cuori e le società.
Come non rendere grazie al Signore per le Giornate Mondiali della Gioventù, iniziate nel 1985 proprio in questa piazza San Pietro e che, seguendo la "Croce dell'Anno Santo", hanno percorso il mondo come un lungo pellegrinaggio verso il nuovo millennio? Come non lodare Dio, che rivela ai giovani i segreti del suo Regno (cfr Mt 11, 25), per tutti i frutti di bene e di testimonianza cristiana che questa felice iniziativa ha suscitato?
L'odierna Giornata Mondiale della Gioventù è l'ultima prima del grande appuntamento giubilare: essa assume, pertanto, una singolare rilevanza. Possa essa, grazie al contributo di tutti, costituire una forte esperienza di fede e di comunione ecclesiale.
4. I giovani di Gerusalemme acclamavano: «Osanna al Figlio di Davide!» (Mt 21, 9). Giovani, amici miei, volete anche voi, come i vostri coetanei di quel giorno lontano, riconoscere Gesù come il Messia, il Salvatore, il Maestro, la Guida, l'Amico della vostra vita? Ricordate: Lui solo conosce in profondità quello che c'è in ogni essere umano (cfr Gv 2, 25); Lui solo gli insegna ad aprirsi al mistero ed a chiamare Dio con il nome di Padre, "Abbà"; Lui solo lo rende capace di un amore gratuito per il suo simile, accolto e riconosciuto come "fratello" e "sorella".
Cari giovani! Andate con gioia incontro a Cristo, che allieta la vostra giovinezza. CercateLo ed incontrateLo nell'adesione alla sua parola e alla sua misteriosa presenza ecclesiale e sacramentale. Vivete con Lui nella fedeltà al suo Vangelo, esigente, è vero, fino al sacrificio, ma nel contempo unica fonte di speranza e di vera felicità. AmateLo nel volto del fratello bisognoso di giustizia, di aiuto, di amicizia e di amore.
Alla vigilia del nuovo millennio, questa è la vostra ora. Il mondo contemporaneo vi apre nuovi sentieri e vi chiama ad essere portatori di fede e di gioia, come esprimono i rami di palma e di ulivo che oggi avete nelle mani, simbolo di una nuova primavera di grazia, di bellezza, di bontà e di pace. Il Signore Gesù è con voi e vi accompagna!
5. Ogni anno la Chiesa entra trepidante, con la Settimana Santa, nel Mistero pasquale, commemorando la morte e la resurrezione del Signore.
E' proprio in virtù del Mistero pasquale, da cui è generata, che essa può proclamare di fronte al mondo, con le parole e con le opere dei suoi figli: «Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2, 11).
Sì! Gesù Cristo è il Signore! E' il Signore del tempo e della storia; il Redentore e il Salvatore dell'uomo. Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna!
Amen.


ANGELUS
Domenica delle Palme, 28 marzo 1999
 
Rivolgo un saluto cordiale ai pellegrini di lingua italiana, in modo particolare ai giovani che hanno partecipato all'odierna celebrazione. Carissimi giovani romani ed italiani, so che vi state preparando con grande impegno alla quindicesima Giornata Mondiale della Gioventù, che avrà luogo qui, a Roma, nel mese di agosto del Duemila. Proseguite in questo cammino che coinvolge le diocesi e le parrocchie, le associazioni ed i movimenti, in spirito di unità e di collaborazione. Toccherà a voi accogliere nel modo migliore i vostri coetanei che giungeranno da ogni parte del mondo, e dare loro una testimonianza di autentica fede e di cordiale fraternità.
Desidero poi ringraziare la Regione Puglia che ha offerto le piante di ulivo di cui è ornata Piazza San Pietro ed i ramoscelli serviti per la celebrazione di stamane. Possano questi ramoscelli essere il simbolo di quella pace verso la quale anelano le popolazioni della regione balcanica! In questo giorno, preghiamo con fervore il "Principe della Pace", che si presenta a noi così inerme, affinché ispiri tutti coloro che impugnano un'arma! La fraternità e la comprensione prevalgano, anche in quella parte dell'Europa, sulle forze dell'odio! Il Papa sta con il popolo che soffre, e a tutti grida: è sempre l'ora della pace! Non è mai troppo tardi per incontrarsi e negoziare.
Je salue cordialement les pèlerins francophones présents à la Célébration des Rameaux, notamment les jeunes, que j’invite à se préparer et à participer aux prochaines Journées mondiales de la Jeunesse, qui auront lieu à Rome en l’an Deux mille. Que le Christ ressuscité soit votre joie! À tous j’accorde la Bénédiction apostolique.
I greet the young people from English-speaking countries: together we have followed Jesus with enthusiasm on his way to Jerusalem. Let us continue to walk with him this week along the way of the Cross towards the joy of Easter. I look forward to seeing many of you again here in Rome in August next year for the World Youth Day.
Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Besonders grüße ich die Jugendlichen: Begleitet den Herrn auf seinem Weg auf Ostern zu! Auf Wiedersehen beim Weltjugendtreffen im nächsten Jahr!
Saludo con gran afecto a los jóvenes de España y América Latina. Os invito, unidos a toda la Iglesia que se prepara al Jubileo del Dos mil, a fijar la mirada en Dios Padre y a escuchar con gozo y asombro las palabras de Jesús: «¡El Padre os ama!». Os convoco a todos a participar en la próxima Jornada Mundial de la Juventud, que se celebrará en Roma el mes de agosto del año Dos mil.
Serdecznie pozdrawiam pielgrzymów z Polski, w szczególnosci chlopców i dziewczeta, którzy przybyli, aby z Papiezem obchodzic Swiatowy Dzien Mlodziezy. Wraz z waszymi rówiesnikami z krajów i narodów calego swiata podejmujecie Krzyz Chrystusa, aby niesc go w nowe tysiaclecie. Niescie go godnie w waszej codziennosci i gloscie chwale Tego, który «do konca nas umilowal». Niech Bóg wam blogoslawi!
[Saluto cordialmente i pellegrini provenienti dalla Polonia. In modo particolare saluto i ragazzi e le ragazze che sono qui presenti per festeggiare con il Papa la Giornata Mondiale della Gioventù. Unitamente ai vostri coetanei dei Paesi e delle Nazioni di tutto il mondo, prendete la croce di Cristo per portarla nel nuovo millennio. Portatela con dignità durante la vostra vita quotidiana e proclamate la gloria di Colui che "ci ha amato fino alla fine". Che Iddio vi benedica!]

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

lunedì 17 ottobre 2011

2012 - 2013 anno della fede


Citta' del Vaticano, 16 ottobre 2011- Benedetto XVI ha annunciato questa mattina a San Pietro, durante la messa per i nuovi evangelizzatori, la decisione di indire un 'Anno della Fede', che iniziera' l'11 ottobre 2012. "Per dare rinnovato impulso alla missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui spesso si trovano verso il luogo della vita, l'amicizia con Cristo che ci dona la vita in pienezza – ha detto il Papa – vorrei annunciare in questa Celebrazione eucaristica che ho deciso di indire un 'Anno della Fede', che avro' modo di illustrare con un'apposita Lettera apostolica".
Benedetto XVI ha precisato che "iniziera' l'11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II, e terminera' il 24 novembre 2013, Solennita' di Cristo Re dell'Universo. Sara' un momento di grazia e di impegno per una sempre piu' piena conversione a Dio, per rafforzare la nostra fede in Lui e per annunciarlo con gioia all'uomo del nostro tempo".
(fonte MNews.it)

domenica 16 ottobre 2011

Ricordiamo Giovanni Paolo II a 33 anni dalla sua elezione

Vogliamo ricordare anche oggi, a 33 anni dalla sua elezione, Giovanni Paolo II, l'ideatore delle GMG. Per fare ciò vi voglio regalare questa serie di video che vi permetteranno di rivedere lo speciale di rai due e rai vaticano "ti ricordiamo così, Karol". E voi, come ricordate il Papa? Quali sono i vostri ricordi, le vostre emozioni e cosa vorreste dire a proposito del predecessore di Benedetto XVI?














sabato 15 ottobre 2011

In memoria di Giovanni Paolo II

Questa settimana salta il post di conoscenza del Brasile a favore di alcuni articoli in cui vogliamo ricordare il creatore delle GMG, Giovanni Paolo II, a 33 anni di distanza dalla sua elezione (che vediamo nel primo video), ricordando oggi quello che era il suo rapporto con i giovani:




mercoledì 21 settembre 2011

Altri ricordi da Cuatro Vientos

Anche oggi voglio donarvi un video ricordo da Cuatro Vientos, lungo come quello di ieri, in cui si vede la celebrazione della S.Messa

Vorrei a breve poter mettere anche i vostri video, per far vedere Madrid con i vostri occhi. Segnalatemeli quindi, cosicchè possano pian piano esser messi su questo blog

A presto, Andrea


martedì 20 settembre 2011

Il discorso del Papa a Cuatro Vientos

E' passato ormai un mese dalla veglia a Cuatro Vientos in cui il Papa non riuscì a pronunciare il proprio discorso a causa, come tutti voi ricorderete, di un violento temporale.
Per ricordare quella serata ho quindi deciso di pubblicarvi integralmente lo stesso per potervi permettere, se ancora non l'aveste fatto, di scoprire le parole che Benedetto XVI avrebbe rivolto a noi:



Cari giovani,
vi saluto tutti, in particolare i giovani che mi hanno formulato le loro domande, e li ringrazio per la sincerità con la quale hanno prospettato le loro inquietudini, che esprimono, in un certo modo, l’anelito di tutti voi per giungere a qualcosa di grande nella vita, qualcosa che vi dia pienezza e felicità.
Però, come può un giovane essere fedele alla fede cristiana e continuare ad aspirare a grandi ideali nella società attuale? Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù ci dà una risposta a questa importante questione: «Come il Padre mi ha amato, così io ho amato voi; rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).

Sì, cari amici, Dio ci ama. Questa è la grande verità della nostra vita e che dà senso a tutto il resto. Non siamo frutto del caso o dell’irrazionalità, ma all’origine della nostra esistenza c’è un progetto d’amore di Dio. Rimanere nel suo amore significa quindi vivere radicati nella fede, perché la fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio.

Se rimarrete nell’amore di Cristo, radicati nella fede, incontrerete, anche in mezzo a contrarietà e sofferenze, la fonte della gioia e dell’allegria. La fede non si oppone ai vostri ideali più alti, al contrario, li eleva e li perfeziona. Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo.

Precisamente oggi, in cui la cultura relativista dominante rinuncia alla ricerca della verità e disprezza la ricerca della verità, che è l’aspirazione più alta dello spirito umano, dobbiamo proporre con coraggio e umiltà il valore universale di Cristo, come salvatore di tutti gli uomini e fonte di speranza per la nostra vita. Egli, che prese su di sé le nostre afflizioni, conosce bene il mistero del dolore umano e mostra la sua presenza piena di amore in tutti coloro che soffrono. E questi, a loro volta, uniti alla passione di Cristo, partecipano molto da vicino alla sua opera di redenzione. Inoltre, la nostra attenzione disinteressata agli ammalati e ai bisognosi sarà sempre una testimonianza umile e silenziosa del volto compassionevole di Dio.
Cari amici, che nessuna avversità vi paralizzi! Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza. Il Signore vi ha concesso di vivere in questo momento della storia, perché grazie alla vostra fede continui a risuonare il suo Nome in tutta la terra.

In questa veglia di preghiera, vi invito a chiedere a Dio che vi aiuti a riscoprire la vostra vocazione nella società e nella Chiesa e a perseverare in essa con allegria e fedeltà. Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!

Molti sono chiamati dal Signore al matrimonio, nel quale un uomo e una donna, formando una sola carne (cfr Gn 2,24), si realizzano in una profonda vita di comunione. È un orizzonte luminoso ed esigente al tempo stesso. Un progetto di amore vero che si rinnova e si approfondisce ogni giorno condividendo gioie e difficoltà, e che si caratterizza per un dono della totalità della persona. Per questo, riconoscere la bellezza e la bontà del matrimonio, significa essere coscienti che solo un contesto di fedeltà e indissolubilità, come pure di apertura al dono divino della vita, è quello adeguato alla grandezza e dignità dell’amore matrimoniale.
Cristo chiama altri, invece, a seguirlo più da vicino nel sacerdozio e nella vita consacrata. Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!» (cfr Mc 2,14).
Cari giovani, per scoprire e seguire fedelmente la forma di vita alla quale il Signore chiama ciascuno di voi, è indispensabile rimanere nel suo amore come amici. E come si mantiene l’amicizia se non attraverso il contatto frequente, la conversazione, lo stare uniti e il condividere speranze o angosce? Santa Teresa di Gesù diceva che la preghiera è «conversare con amicizia, stando molte volte in contatto da soli con chi sappiamo che ci ama» (cfr Libro della vita, 8).
Vi invito, quindi, a rimanere ora in adorazione di Cristo, realmente presente nell’Eucarestia. A dialogare con Lui, a porre davanti a Lui le vostre domande e ad ascoltarlo. Cari amici, prego per voi con tutta l’anima. Vi supplico di pregare anche per me. Chiediamo al Signore, in questa notte, attratti dalla bellezza del suo amore, di vivere sempre fedelmente come suoi discepoli. Amen!


SALUTO IN FRANCESE
Chers jeunes francophones, soyez fiers d’avoir reçu le don de la foi, c’est elle qui illuminera votre vie à chaque instant. Appuyez-vous sur la foi de vos proches, sur la foi de l’Église ! Par la foi, nous sommes fondés dans le Christ. Retrouvez-vous avec d’autres pour l’approfondir, fréquentez l’Eucharistie, mystère de la foi par excellence. Le Christ seul peut répondre aux aspirations que vous portez en vous. Laissez-vous saisir par Dieu pour que votre présence dans l’Église lui donne un élan nouveau !
[Cari giovani di lingua francese, siate orgogliosi di avere ricevuto il dono della fede, è essa che illuminerà la vostra vita in ogni istante. Appoggiatevi sulla fede dei vostri cari, sulla fede della Chiesa! Tramite la fede noi siamo fondati in Cristo. Ritrovatevi assieme ad altri per approfondirla, frequentate l’Eucarestia, mistero della fede per eccellenza. Solo Cristo può rispondere alle aspirazioni che portate in voi. Lasciatevi afferrare da Dio perché la vostra presenza nella Chiesa le dia un nuovo slancio!]


SALUTO IN INGLESE



Dear young people, in these moments of silence before the Blessed Sacrament, let us raise our minds and hearts to Jesus Christ, the Lord of our lives and of the future. May he pour out his Spirit upon us and upon the whole Church, that we may be a beacon of freedom, reconciliation and peace for the whole world. 
[Cari giovani, in questi momenti di silenzio davanti al Santissimo Sacramento, eleviamo le nostre menti e i nostri cuori verso Gesù Cristo, il Signore della nostra vita e del futuro. Possa Egli infondere il suo Spirito su di noi e sull’intera Chiesa, perché possiamo essere un faro di libertà, di riconciliazione e di pace per il mondo intero.]


SALUTO IN TEDESCO



Liebe junge Christen deutscher Sprache! Tief in unserem Herzen sehnen wir uns nach dem Großen und Schönen im Leben. Laßt eure Wünsche und Sehnsüchte nicht ins Leere laufen, sondern macht sie fest in Jesus Christus. Er selber ist der Grund, der trägt, und der sichere Bezugspunkt für ein erfülltes Leben.
[Cari giovani cristiani di lingua tedesca! Nel profondo del nostro cuore desideriamo ciò che è grande e bello nella vita. Non lasciate cadere i vostri desideri e aneliti nel vuoto, ma rendeteli saldi in Gesù Cristo. Egli stesso è il fondamento che sostiene e il punto sicuro di riferimento per una vita piena.]

SALUTO IN ITALIANO

Mi rivolgo ora ai giovani di lingua italiana. Cari amici, questa Veglia rimarrà come un’esperienza indimenticabile della vostra vita. Custodite la fiamma che Dio ha acceso nei vostri cuori in questa notte: fate in modo che non si spenga, alimentatela ogni giorno, condividetela con i vostri coetanei che vivono nel buio e cercano una luce per il loro cammino. Grazie! Arrivederci a domani mattina!

SALUTO IN PORTOGHESE


Meus queridos amigos, convido cada um e cada uma de vós a estabelecer um diálogo pessoal com Cristo, expondo-Lhe as próprias dúvidas e sobretudo escutando-O. O Senhor está aqui e chama-te! Jovens amigos, vale a pena ouvir dentro de nós a Palavra de Jesus e caminhar seguindo os seus passos. Pedi ao Senhor que vos ajude a descobrir a vossa vocação na vida e na Igreja, e a perseverar nela com alegria e fidelidade, sabendo que Ele nunca vos abandona nem atraiçoa! Ele está connosco até ao fim do mundo.
[Cari amici, invito ognuno di voi a stabilire un dialogo personale con Cristo, esponendogli i vostri dubbi e soprattutto ascoltandolo. Il Signore è qui e vi chiama! Giovani amici, vale la pena sentire nel nostro cuore la Parola di Gesù e camminare seguendo i suoi passi. Domandate al Signore che vi aiuti a scoprire la vostra vocazione nella vita e nella Chiesa, e a perseverare in questa vocazione con gioia e fedeltà, sapendo che Egli mai vi abbandona e mai vi tradisce. Lui è con noi fino alla fine del mondo.]

SALUTO IN POLACCO


Drodzy młodzi przyjaciele z Polski! To nasze modlitewne czuwanie przenika obecność Chrystusa. Pewni Jego miłości zblżcie się do Niego płomieniem waszej wiary. On was napełni Swoim życiem. Budujcie wasze życie na Chrystusie i Jego Ewangelii. Z serca wam błogosławię.
Cari giovani amici venuti dalla Polonia! Questa nostra veglia di preghiera è pervasa dalla presenza di Cristo. Sicuri del Suo amore avvicinatevi a Lui con la fiamma della vostra fede. Lui vi riempirà della Sua vita. Edificate la vostra vita su Cristo e sul Suo Vangelo. Vi benedico di cuore].


Per chi avesse molta pazienza e volesse vedere il video della Veglia ve lo regalo. Sono "solo" 1 ora e 50 minuti circa di filmato :P